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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002
L'altra guerra
L'incubo di Aral
L'altra guerra
Le Torri Gemelle
Non sarà la fine
Lo sceicco saudita e' solo un catalizzatore delle forze islamiche
Ecco gli interessi celati dietro alla guerra dell'Afghanistan
Simboli, una prospetiva a testa in giu'
La guerra batteriologica
La sindrome dei Balcani
Terrorismo internazionale ieri e oggi
La lettera di Nostradamus
Lo sceicco saudita è solo un catalizzatore delle forze islamiche
Percorsi di lettura
       

Ecco gli interessi celati dietro alla guerra all’Afghanistan

Per Alex Zanotelli il conflitto armato, magari mondiale, quale rimedio per rilanciare l’economia

L’attuale mobilitazione militare sembra essere <<un tentativo di rilanciare l’economia mondiale>>, certamente un proposito assurdo, che rischia di mettere a repentaglio l’esistenza stessa del mondo. È l’opinione di Padre Alex Zanotelli, che abbiamo avuto modo di intervistare lo scorso 27 novembre.

Cosa c’è dietro questa guerra in Afghanistan?
Ho la netta impressione che tutto questo movimento militare sia un po’ un tentativo di rilanciare l’economia mondiale e penso che chi è al potere abbia sfruttato molto bene in questo senso quanto accaduto l’11 settembre. Ormai all’America mancava il fattore militare, che dal crollo del Muro di Berlino era sceso di tono, poiché non aveva più quella forza di prima e, poi, le mancava l’avversario. Ritengo che questo sia l’inizio di una lunga guerra contro l’Islam.
Comunque, la guerra per sconfiggere il terrorismo suscita non poche perplessità…
Per me, infatti, non è così che si sconfigge il terrorismo internazionale ma, anzi, questo è un modo per incrementarlo. Prima di tutto, è chiaro che quanto avvenuto con l’attentato alle Torri Gemelle è una tragedia immensa, ma è anche vero che gli Stati Uniti devono ricordarsi che loro di tragedie immense ne hanno causate nel mondo in questi ultimi cinquant’anni. E non è che la vita degli americani sia più importante di quella degli altri. Dobbiamo parlare di terrorismo globale. C’è poi il fatto che la coalizione che sta portando avanti la lotta contro il terrorismo internazionale è composta dagli stati più ricchi del mondo, quegli stessi che producono ogni genere di arma, da quella chimica a quella batteriologica... si spendono 900 miliardi all’anno in armamenti. E’ chiaro, quindi, che è un controsenso che siano proprio loro a condurre questa guerra. Ci dovremmo chiedere se è terrorista solo chi ammazza, poiché a me sembra che sia terrorista anche chi, con il sistema economico imposto al mondo dai ricchi, lascia che muoiano trenta o quaranta milioni di persone all’anno per fame. Penso che la vera lotta contro il terrorismo si farà quando riusciremo a spartire fra tutto il mondo in maniera un po’ più equa le risorse disponibili. Quello sarà il vero modo per uscire da questo vicolo cieco in cui ci siamo incastrati.
Esiste il rischio che vengano usate armi atomiche in questi conflitti?
È chiaro, e questo è l’altro aspetto drammatico del momento che stiamo attraversando. È una delle cose su cui ho tanto insistito anche negli anni ’80 quando già si intuiva la minaccia atomica. Peraltro, anche se le armi atomiche non saranno usate non si sa come andremo a finire, poiché siamo nelle mani di personaggi folli, capaci di tutto e che, con le bombe atomiche che ancora esistono, potrebbero far scoppiare il mondo quattro volte. Anche paesi come l’Afghanistan e il Pakistan hanno già la bomba atomica, eppure con il crollo del Muro di Berlino sembrava che questa minaccia si sarebbe allontanata, invece oggi sta ritornando con forza. Addirittura, durante l’ultimo anno del suo mandato, Clinton aveva proclamato che l’atomica agli Stati Uniti serviva per difendere gli interessi nazionali o americani ovunque vi si presentasse una qualche minaccia. E questo significa veramente mettere in pericolo la sopravvivenza stessa del mondo.
Qual è la soluzione per poter risolvere questo conflitto?
Per prima cosa gli Stati Uniti dovrebbero smettere di fare i gendarmi del mondo. Successivamente bisognerebbe risolvere il problema politico e, in questo caso, l’azione dell’Onu sarebbe fondamentale, poiché c’è un diritto a questo mondo che andrebbe rispettato. Bisognerebbe creare delle istituzioni apposite. Il tribunale – che era stato proposto a Roma e che gli Stati Uniti hanno bollato – per i crimini contro l’umanità, va creato, ma sempre in base alle leggi delle Nazioni Unite, scelte considerandoci una famiglia umana. Ormai il gioco della guerra con le armi che abbiamo fra le mani è di una tale gravità che non ci sono più ragioni per giustificare il loro utilizzo. L’unica cosa da fare è attuare la non violenza che, in fondo, è quello che diceva Gesù il cui messaggio è stato tramandato da personaggi come Ghandi o Martin Luter King. Non c’è altra strada se vogliamo sopravvivere, ma è chiaro che chi decide le sorti del mondo non lo vuole e, anzi, pensa di servirsi dei militari proprio per finanziare l’economia mondiale. Ho letto un articolo sconvolgente scritto da uno dei migliori giornalisti americani e intitolato “Fortress America” (La Fortezza America), in cui si dice a chiarissime lettere che da parte dell’appartato militare americano non è stato accettato il crollo del Muro di Berlino e non si vogliono ridurre gli armamenti. Oggi, purtroppo, questa aristocrazia militare, in particolare americana, sta prendendo sempre più forza. Si tratta di uno sforzo militare atto a slanciare l’economia, esattamente il contrario di quanto invece pensano i cittadini. Tra l’altro, mi sconcerta il fatto che la Chiesa – o le Chiese in generale – sia incapace di dire una parola chiara su quanto sta accadendo. Il Papa ha tentato di farlo, ma è ormai evidente che la curia romana e lo stesso episcopato italiano, e non solo, sono su ben altre posizioni.                                         



 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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