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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002
L'altra guerra
L'incubo di Aral
L'altra guerra
Le Torri Gemelle
Non sarà la fine
Lo sceicco saudita e' solo un catalizzatore delle forze islamiche
Ecco gli interessi celati dietro alla guerra dell'Afghanistan
Simboli, una prospetiva a testa in giu'
La guerra batteriologica
La sindrome dei Balcani
Terrorismo internazionale ieri e oggi
La lettera di Nostradamus
Lo sceicco saudita è solo un catalizzatore delle forze islamiche
Percorsi di lettura


Simboli, una prospettiva a testa in giù

Eduardo Galeano una voce controccorrente

Guadagno. “Questa guerra sarà lunga”, ha annunciato il presidente del pianeta. Brutta notizia per i civili che stanno morendo e moriranno, eccellente notizia invece per i fabbricanti di armi.
Non importa che le guerre siano efficaci. Ciò che importa è che siano redditizie. Dall’11 settembre le azioni della General Dynamics, Lockheed, Northrop Grumman, Raytheon e di altre imprese dell’industria bellica sono cresciute in linea retta a Wall Street. La borsa le ama.
Come già è successo durante i bombardamenti all’Irak e alla Yugoslavia, la televisione raramente mostra le vittime: è troppo impegnata ad esibire la passerella dei nuovi modelli di arma. Nell’era del mercato, la guerra non è una tragedia, ma solo una fiera internazionale. I fabbricanti di armi hanno bisogno di guerre, così come i produttori di cappotti hanno bisogno dell’inverno.

Hollywood. La realtà imita il cinema: tutto esplode, i bambini ricevono i missili del film Atlantis nell’happy box del McDonald’s, ed è sempre più difficile distinguere il sangue dal ketchup.
Ora il Pentagono ha incaricato alcuni registi cinematografici ed esperti in effetti speciali di aiutare ad indovinare i nuovi obiettivi terroristici e ad immaginare un sistema di difesa. Secondo la rivista Variety, tra questi ci sarebbe il regista di Duri a morire.

Divisa. In una delle sue foto più diffuse, il duro a morire Osama Bin Laden indossa un turbante, con sopra una casacca dell’esercito degli Stati Uniti e, al polso, spicca un orologio Timex, made in USA.
Lui stesso è made in USA, così come gli altri fondamentalisti islamici che la CIA ha reclutato e armato da 40 paesi contro il comunismo ateo in Afghanistan. Quando gli Stati Uniti celebrarono la loro vittoria di quella guerra, il presidente del Pakistan, Benazir Bhutto, avvertì invano Bush padre: “Voi avete creato un mostro, come il dottor Frankenstein”.
Ed è stato dimostrato, una volta di più, che i corvi strappano gli occhi a chi dà loro la vita. Però lo sponsor continuano ad utilizzarlo. Ora i fanatici servono come alibi perfetto per fare la guerra contro chiunque desiderino e per consolidare il loro dominio universale. E anche per fornire spiegazioni indiscutibili. Durante il mese di settembre le imprese statunitensi hanno lasciato per strada 200mila lavoratori: “chiamiamoli i numeri di Bin Laden”, ha detto il ministro del Lavoro, Elaine Chao.
Un paio di settimane prima dell’abbattimento delle Torri l’economia mondiale stava precipitando e la rivista The Economist consigliava ai suoi lettori: “procuratevi un paracadute”. Dopo che è successo quello che è successo, chi non si è procurato un paracadute può trovare, almeno, un colpevole fatto su misura.

Panico. Tutta l’umanità sta avvertendo i sintomi dell’attacco all’antrace, febbri intermittenti, mal di testa, questa macchia sulla pelle che sembra un ematoma… Tutti abbiamo timore di aprire le lettere, e non perché contengano alcune impagabili tasse, o l’infelice notizia dello siamo spiacenti di comunicarle che abbiamo deciso di destituirla dal suo incarico.
I militari dell’Ucraina stavano compiendo manovre quando un missile SA-5 ha colpito un aereo passeggeri uccidendo 78 persone. Si è trattato di un errore o è perché i missili intelligenti sanno che gli aerei passeggeri sono armi nemiche? I missili intelligenti adesso attaccheranno anche gli uffici postali?

Armi. Una portaerei statunitense, la Nimitz, ha sostato per un giorno nelle acque uruguayane. La visita mi ha alquanto preoccupato dato che nel mio quartiere c’è un edificio che ha l’aspetto di una moschea e, con i missili intelligenti, non si sa mai.
Fortunatamente non è successo niente. O quasi: alcuni politici uruguayani sono stati invitati a visitare la portaerei, città della morte galleggiante, e per poco non rimanevano uccisi. L’aereo che li trasportava è atterrato male finendo con un’ala in acqua.
Grazie alla visita, però, abbiamo saputo che la portaerei è costata 4.500 milioni di dollari. Secondo i calcoli dell’Unicef e di altri organismi delle Nazioni Unite, con tre portaerei come la Nimitz si potrebbero sfamare e curare, per un anno, tutti i bambini affamati e infermi del mondo, che stanno morendo a un ritmo di 36mila al giorno.

Mano d’opera. Non solo il terrorismo islamico ha i suoi “dormienti”: anche il terrorismo di Stato li ha. Uno dei protagonisti del Piano Condor negli anni delle dittature militari in America Latina, il colonnello uruguayano Manuel Cordero, ha dichiarato che la guerra sporca “è l’unica maniera” per combattere il terrorismo e che sono necessari i sequestri, le torture, gli omicidi e le sparizioni. Lui ha esperienza e offre la propria mano d’opera.
Il colonnello dice di aver ascoltato i discorsi del presidente Bush e che così starà annunciando la terza guerra mondiale. Purtroppo ha sentito bene. 

Precedenti. Come il colonnello, anche l’ambasciatore di esperienza ne ha. John Negroponte, rappresentante statunitense nelle Nazioni Unite, minaccia di allargare la guerra “ad altri paesi”, e sa di cosa parla.
Qualche anno fa portò la guerra nell’America Centrale. Negroponte fu il padrino del terrorismo dei contras in Nicaragua e dei paramilitari in Honduras. L’allora presidente Reagan diceva le stesse cose che oggi dicono Bush ed il suo nemico Bin Laden: tutto è lecito.

Vittime. Questa nuova guerra è combattuta contro la dittatura talebana o contro il popolo che la subisce? Quanti civili uccideranno i bombardamenti?
Quattro afgani, che lavorano per le Nazioni Unite, sono stati i primi “effetti collaterali” dei quali si è avuta notizia. Tutto dire: erano impegnati a dissotterrare mine.
L’Afghanistan è il paese con il maggior numero di mine al mondo. Nel sottosuolo vi sono 10milioni di mine pronte ad uccidere o mutilare chiunque le calpesti. Molte sono state sistemate dai russi durante la loro invasione, molte altre sono state sistemate contro i russi, un dono del governo USA ai guerrieri di Allah.
L’Afghanistan non ha accettato l’accordo internazionale che proibisce le mine antiuomo. Gli Stati Uniti nemmeno. E così vi sono carovane di profughi che, a piedi o a dorso di asini, cercano di fuggire dai missili che piovono dal cielo e dalle mine che scoppiano dalla terra.

Spaccati. Rigoberta Menchú, figlia dei maya, popolo di tessitori, avverte che “la speranza è appesa ad un filo”.
E così è. Ad un filo. Nel manicomio globale, tra un signore che si crede Maometto e un altro che si crede Buffalo Bill, tra il terrorismo degli attentati e il terrorismo della guerra, la violenza ci sta disorientando.



BOX1
A testa in giù
La scuola del mondo alla rovescia


Eduardo Galeano

<<Nel mondo così com’è, il mondo alla rovescia, i paesi che custodiscono la pace universale sono quelli che fabbricano più armi e quelli che ne vendono di più agli altri paesi; le banche di maggior prestigio sono quelle che riciclano più narcodollari o che custodiscono denaro rubato; le industrie di maggior successo sono quelle che avvelenano il pianeta; e la salvezza dell’ambiente è l’affare più brillante delle imprese che lo distruggono […]. Il mondo alla rovescia ci allena a vedere il prossimo come una minaccia e non come una promessa, ci riduce alla solitudine e ci consola con droghe chimiche e con amici cibernetici. Siamo condannati a morire di fame, di paura o di noia, se non accade che una pallottola vagante ci abbrevi l’esistenza. Sarà forse questa, la libertà di scegliere fra quelle disgrazie minacciose, la nostra unica libertà possibile?>>

Sperling & Kupfer Editori
£ 26.000

 



 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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