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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002
L'altra guerra
L'incubo di Aral
L'altra guerra
Le Torri Gemelle
Non sarà la fine
Lo sceicco saudita e' solo un catalizzatore delle forze islamiche
Ecco gli interessi celati dietro alla guerra dell'Afghanistan
Simboli, una prospetiva a testa in giu'
La guerra batteriologica
La sindrome dei Balcani
Terrorismo internazionale ieri e oggi
La lettera di Nostradamus
Lo sceicco saudita è solo un catalizzatore delle forze islamiche
Percorsi di lettura


Terrorismo internazionale ieri e oggi

“…La situazione è grave e ognuno di noi ha il dovere di essere informato sui possibili scenari futuri. La guerra non è la soluzione. Lo sono invece il dialogo, la forza del diritto, l’eliminazione delle ingiustizie sociali. Il nemico non è facilmente identificabile, la rete terroristica è inserita in modo capillare in tutti i paesi occidentali…”. Ferdinando Imposimato

di  Lorenzo Baldo

Roma 9/11/01, Università degli Studi Roma tre, a colloquio con Ferdinando Imposimato e Rosario Priore sul tema de Il terrorismo internazionale ieri e oggi. Alla giornata di studio organizzata dal Dipartimento di studi storici e coordinata dal prof. Mario Belardinelli, docente di storia contemporanea, sono stati molti gli studenti presenti nell’aula magna della facoltà di lettere e filosofia. Dopo il saluto del preside, la Prof.ssa Anna Bozzo, docente di Storia della civiltà arabo-islamica ha moderato l’incontro, introducendo il giudice, oggi senatore, Ferdinando Imposimato e successivamente il giudice Rosario Priore. Cosa sta accadendo? E’ possibile evitare uno scontro tra civiltà? Domande che si sono intrecciate con le considerazioni del giudice Imposimato sull’inutilità e sulla gravità della guerra come soluzione ultima al problema del terrorismo. Ma a questo si è arrivati dopo una sorta di viaggio nel tempo che lo stesso Imposimato ha invitato a percorrere per comprendere la reale natura del terrorismo, le sue radici e la sua evoluzione. Terrorismo visto come un problema che coinvolge l’intera popolazione mondiale, problema la cui soluzione non può essere delegata unicamente alle forze dell’ordine, ai servizi segreti o alla magistratura, ma che deve essere il risultato di un impegno comune, fondato su una piena conoscenza del fenomeno. Il viaggio ha inizio nel 1979 quando Imposimato incontra uno dei terroristi responsabili del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro che comincia a parlargli di terrorismo, fornendogli delle notizie che al momento sembravano incomprensibili (all’epoca dei fatti il giudice Imposimato si occupava del processo per l’omicidio di Aldo Moro ndr). In quel momento io mi resi conto che c’era in me un difetto culturale grave, non come magistrato, ma come cittadino… il fenomeno del terrorsmo non si può omologare a tutti gli altri fenomeni criminali… è un fenomeno di una complessità estrema in cui appaiono aspetti politici, sociali, economici, giudiziari, investigativi e di sicurezza nazionale e internazionale… Il viaggio è proseguito attraverso la ricostruzione degli anni più bui del terrorismo che di fatto hanno portato agli attentati dell’11 di settembre negli Stati Uniti. Parlare con i terroristi significava parlare con persone che avevano una cultura politica molto profonda… Così dicendo Ferdinando Imposimato ha tracciato una definizione anche culturale del fenomeno, sottolineando la grave mancanza, in qualsiasi trattato internazionale, persino della definizione del termine terrorismo. Il rifiuto di concedere l’estradizione per un crimine commesso all’estero per scopi politici è stato uno dei punti che l’ex magistrato del processo alla Banda della Magliana ha illustrato ai ragazzi per spiegare l’assurdità di alcune convenzioni internazionali che favoriscono le latitanze d’oro anche a pericolosi terroristi. Terrorismo: violenza contro le istituzioni al fine di destabilizzarle.. ma dobbiamo parlare anche di terrorismo di Stato internazionale: azione che tende a colpire uno stato straniero, compiuta da elementi dello stesso paese dove vengono commesse queste azioni di terrorismo, con l’appoggio o senza l’appoggio di elementi esterni, i quali possono, a loro volta, essere soggetti che agiscono autonomamente o che agiscono con l’appoggio dei servizi segreti e degli Stati stranieri… Così che il terrorismo di Stato diventa una forma di guerra non convenzionale… Il terrorismo descritto come una grande azione psicologica ha portato il filo del discorso su un piano di grande attualità, dove paura, psicosi, panico, reazioni difensive estreme, sono diventate il pane quotidiano della gente comune. La questione dell’importanza del ruolo dei mezzi di informazione, nella lotta al terrorimo, è stato uno snodo cruciale, che ha portato il giudice Imposimato a concludere il suo intervento facendo un’analisi storica di Al Qaeda, dei collegamenti di Bin Laden con la criminalità organizzata, sottolineando l’inefficacia di uno scontro frontale con il terrorismo che, così produrrà un’ulteriore escalation di violenza. Con discrezione Rosario Priore ha preso successivamente la parola, la seconda parte del processo per la strage di Ustica è tuttora in corso e a lui si deve la precedente e dettagliatissima ricostruzione dei fatti.  Partendo dal 1973, anno definito cruciale per il terrorismo internazionale (quando il terrorismo cambia natura diventando “fondamentalista”), Priore ha tracciato una linea che è arrivata fino agli attentati dell’11 settembre, mostrando la grande difficoltà a contrastare il terrorismo con metodi consentiti dalle convenzioni internazioniali. Il terrorismo per me è un fenomeno assolutamente politico, uno scontro fra entità asimmetriche: da una parte c’è uno stato, dall’altra ci sono organizzazioni interne che a rigore sono minime… le nostre Brigate Rosse al massimo della loro potenza non sono arrivate mai a superare centinaia di affiliati. Arrivando ad analizzare il fenomeno di Al Qaeda Rosario Priore ha delineato gli obiettivi di Bin Laden: ripristinare il califfato, passando per l’Afghanistan, ma puntando all’Arabia Saudita e al suo immenso potere dettato dai giacimenti di petrolio. I ragazzi ammutoliti sono stati catapultati nella spiegazione di Br e terrorismo internazionale vista alla luce degli avvenimenti attuali: da una parte le Br che mettevano in ginocchio le istituzioni e dall’altra la metodologia del terrorismo internazionale finalizzata ad un disassestamento degli equilibri politici, attraverso anche l’occupazione dei territori, favorendo altri stati. Il giudice Priore ha poi citato l’attentato al Papa (che l’ha visto fra i giudici protagonisti del processo per l’attentato al Pontefice ndr) come esempio nel quale un determinato avvenimento ha consentito il rallentamento dell’implosione dell’Unione Sovietica (avvenuta nel 1989, quando invece era “prevista” per i primi anni ’80). Priore ha poi ricordato quando Bin Laden era considerato un “amico” degli USA (attraverso  una serie di interessi economici concatenati) prima che diventasse il bersaglio mobile per tutte le forze dell’ordine internazionali, per poi concludere con una precisa considerazione: Ogni 2 o 3 anni le carte sul tavolo si cambiano e quindi si cambiano le alleanze… l’Arabia Saudita passa da un’alleanza filo occidentale ad un’alleanza filo fondamentalista… se non vi fosse stata la necessità di questa guerra, io credo che il Pakistan sarebbe già stato in lista d’attesa per essere messo nella lista degli stati canaglia del dipartimento di stato per gli appoggi che aveva dato a tantissime organizzazioni di terroristi…



 
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    In questo numero:
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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