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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002
L'altra guerra
L'incubo di Aral
L'altra guerra
Le Torri Gemelle
Non sarà la fine
Lo sceicco saudita e' solo un catalizzatore delle forze islamiche
Ecco gli interessi celati dietro alla guerra dell'Afghanistan
Simboli, una prospetiva a testa in giu'
La guerra batteriologica
La sindrome dei Balcani
Terrorismo internazionale ieri e oggi
La lettera di Nostradamus
Lo sceicco saudita è solo un catalizzatore delle forze islamiche
Percorsi di lettura

L’incubo di Aral

E’ grande diciotto volte il lago di Garda ed è il simbolo degli orrori che minacciano il pianeta. Così Anna Checchi, giornalista di Oggi, definisce il lago di Aral, situato nell’isola di Vozrojdentya, in Uzbekistan, per decenni teatro di esperimenti per le peggiori armi chimiche. E’ qui che nel corso della guerra fredda i sovietici nascosero grandi contenitori di acciaio contenenti tonnellate di bacilli di antrace, sostanza con la quale nel giro di quattro anni chiunque potrà venire a contatto poiché l’isola, avendo quantuplicato la sua estensione, arriverà a toccare la terraferma. Ma il pericolo non è solo l’antrace. Gli esperimenti effettuati su topi, pecore e scimmie, venivano realizzati utilizzando anche i batteri della peste bubbonica e del vaiolo e nelle zone confinanti con il lago dei veleni sono già stati registrati casi di contagio da tali malattie. <<Io sostengo da anni che quel lago rappresenta un pericolo micidiale per il mondo>>, sostiene Ken Alibek, uno scienziato che partecipò agli esprimenti e che dal ’92 vive negli Stati Uniti. <<Nell’isola in mezzo all’Aral, soprattutto a partire dagli anni ’70, furono testate le peggiori armi chimiche e nucleari. Poi, nel 1992, quando i russi abbandonarono i laboratori, lasciarono tutto così come era. E gli animali usati come cavie vennero liberati dalle gabbie. Eltsin si impegnò a far smantellare e decontaminare il luogo nel giro di tre anni, ma non mantenne la promessa. Sei anni fa alcuni scienziati americani sono entrati nel bunker dell’isola, dove giacciono i contenitori di antrace. I test effettuati sui campioni prelevati hanno dimostrato che alcune spore sono ancora vive e potenzialmente mortali. E gli stessi governi delle repubbliche dell’Asia Centrale sanno bene come quei batteri potrebbero far gola ai terroristi di mezzo mondo>>. Gli esprimenti, svolti all’interno di un laboratorio situato su un’isola posta al centro del lago di Aral, cominciarono già alla fine della seconda guerra mondiale e, come racconta Alibek, <<erano eseguiti su cavie animali: topi, criceti, scimmie. Se reagivano? Certo che reagivano! Penso che gli animali, esattamente come gli uomini, intuiscano quando gli sta per succedere qualcosa di brutto. Le scimmie piangevano, si lamentavano… Il brutto è che, sfortunatamente, ci si abitua a certe reazioni>>. E ricordando gli scienziati che all’epoca degli esprimenti vivevano sull’isola Alibek continua: <<Quello era un mondo dove la vita umana non contava niente. Se c’era bisogno di mandare funzionari e personale civile o militare nell’isola, lo si mandava, con famiglie al seguito>>. Molti i casi di morti misteriose, riferisce lo scienziato, e nonostante gli esperimenti siano cessati nel ’92 è più che possibile che spore e batteri siano oggi ancora vivi e quando isola e terraferma si congiungeranno <<chissà quello che topi, serpenti e altri animali potranno trasportare con sé. Vedremo riaffiorare dal lago la peste delle armi chimiche>>. L’incubo della peste e del vaiolo, quindi, è ancora attuale.
(Tratto da Oggi del 24/10/2001. Servizio a cura di Anna Checchi)




 
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