La Rivista
Editoriali
Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002 | Terzo Millennio N° 18 Dicembre-Gennaio 2001-2002 |
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Pagina 11 di 15 La sindrome dei Balcanidi Gianni Avvantaggiato BARI - L’Italia al fronte. Ingaggi operativi di carattere internazionale, vedono protagonisti i nostri soldati già all’epoca dell’operazione «Locusta» durante la «Guerra del Golfo», nel 1991. Missioni di peace keeping e di peace making sono seguite poi in Libano, Somalia, a Timor est, nei Balcani. I nostri specialisti sono presenti in Bosnia dal 1995; dal 1999 sono in Kosovo, Albania, Macedonia. A proposito della Somalia, dove sono presenti basi di terroristi legati ad Al Qaeda, il ministro della Difesa, Antonio Martino, il 5 dicembre a Bari per una cerimonia al Sacrario dei caduti d’Oltremare, ha detto che un contingente italiano potrebbe essere inviato nell’ex colonia. E mentre altri plotoni dei marò del Battaglione San Marco si preparano a partire, l’intelligence militare già opera a fianco degli americani, in quello che si dice il prossimo teatro operazioni. Sono 2700 i militari, tutti professionisti volontari, di cui 1400 imbarcati, ingaggiati per l’operazione «enduring freedom», per dare la caccia ai terroristi di Osama Bin Laden. 8500 sono quelli già impegnati in compiti di pace e mantenimento dell’ordine pubblico nelle aree citate. Il Paese manifesta solidarietà verso il popolo americano vittima degli attentati dell’11 settembre e, dopo il voto favorevole del Parlamento sostiene, unito, la nostra adesione al conflitto, cosa che non succede dalla seconda guerra mondiale. Cortei, spettacoli e sventolio di bandiere, però, non escludono la preoccupazione degli italiani, famiglie in testa, per i reparti che vanno alla guerra e nemmeno devono farci dimenticare che un anno fa, una certa inquietudine, serpeggiava proprio all’interno delle Forze Armate. La «sindrome dei Balcani » - Il 9 settembre 1999, il caporalmaggiore Salvatore Vacca muore di leucemia. E’ nato in Sardegna. Ha prestato servizio nella brigata Sassari. "E' stato vaccinato sette volte in tredici giorni, quando era già in Albania, tra l'11 e il 24 maggio 1997", dice sua madre alla stampa. Effettuato uno screening sui vaccini, il professor Aiuti, immunologo, esclude che ci sia relazione tra medicinali e leucemia. Il 16 settembre 1999, si parla per la prima volta di un «eventuale rapporto tra la morte di un militare e l’uranio impoverito », con un’interrogazione parlamentare svolta in commissione Difesa. Passano i mesi e i casi di decesso per tumore aumentano; qualcuno si registra anche tra militari di altri Paesi dell'Alleanza. Il bilancio, però, pesa gravemente sui volontari italiani. A dicembre 2000 il fatto finisce sulla stampa perché un sergente maggiore dell’esercito, Andrea Antonàci, prima di morire rivela il suo caso in televisione. L’affaire giunge in Parlamento. L'ex ministro della Difesa, Mattarella, istituisce una commissione medico-scientifica, presieduta dal professor Francesco Mandelli, ematologo. Nello stesso periodo la NATO conferma che nei Balcani sono state adoperate munizioni trattate con "uranio impoverito"; si parla di 31 mila i proiettili, pari a più di 13 tonnellate di materiale radioattivo, sparati dagli aerei anticarro americani A-10, solo in Kosovo. Il presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime delle Forze Armate, Falco Accame, sostiene che l'uso dei proiettili all'uranio depleto è noto ai nostri vertici militari sin dal 1994, mentre solo a novembre del '99 è stato distribuito alle truppe un opuscolo che contiene le norme di sicurezza contro i rischi del Du (Depleted uranium). Gli A-10 partono dalla base italiana di Aviano «e questo è un motivo in più », dice Accame, «per credere che i nostri ufficiali conoscano da tempo le munizioni Du e i rischi legati al loro uso ». Alla polemica gli Stati Uniti rispondono con i fatti: sui soldati americani dislocati negli stessi teatri d’operazioni, non si riscontra nessuna patologia legata all’uranio impoverito. Durante la «Desert Storm», dicono gli scienziati americani, sono state usate parecchie tonnellate di Du e ci sono reduci della «tempesta nel deserto » che hanno in corpo frammenti di quei proiettili senza conseguenze che abbiano una relazione con l’uranio. I lavori della commissione parlamentare Difesa si chiudono il 15 febbraio scorso. Nell’attesa delle conclusioni del professor Mandelli, che arrivano due mesi dopo, dobbiamo raccogliere che, sulla base del diritto internazionale, l’uso dei proiettili a uranio impoverito, è legittimo. La commissione Mandelli - Al gruppo di esperti sono affidati due compiti. Il primo è quello di accertare tutti gli aspetti medico-scientifici delle patologie tumorali, riscontrate nel personale militare che ha svolto attività operativa in Bosnia e Kosovo. L’altro è di verificare l’esistenza di una relazione tra linfomi e l’uso di munizionamento all’uranio impoverito. Il rapporto conclusivo è consegnato alla commissione Difesa del parlamento in data 28 maggio 2001. Dalla ricerca emerge un numero di casi inferiore a quello atteso. Questo risultato, però, può essere dovuto in parte alla selezione per idoneità fisica alla quale sono sottoposti i militari. In parte è dovuto al fatto che, i riscontri sono stati eseguiti con Registri Tumori che provengono soprattutto dal nord, dove la percentuale dei tumori, nell’insieme, è più elevata rispetto al sud. E’ da qui che proviene la maggior parte dei militari impegnati in Bosnia e/o Kosovo. Gli esperti registrano anche un eccesso, statisticamente indicativo, di casi di Linfoma di Hodgkin. Pertanto, la commissione di ricercatori suggerisce di svolgere studi più approfonditi che devono considerare, oltre all’uranio, altri possibili fattori di rischio. «Si è sentito parlare tanto dei vaccini… », dice Domenico Leggiero in commissione parlamentare Difesa. I nostri soldati dovrebbero essere vaccinati secondo l’iter previsto dalla sanità militare. Invece, «… sul campo in nessun caso queste prescrizioni sono state rispettate ». Replica il rappresentante del COCER al presidente Valdo Spini. Leggiero non mette in discussione il vaccino; lascia il compito di farlo ai tecnici. Quello che il sottufficiale non approva, invece, è che prima dell'impiego dei soldati in zona operazioni, non è rispettata la profilassi vaccinale di 28 giorni, poi una pausa. «I nostri ragazzi », dice Leggiero, «sono stati vaccinati sul posto. E sono tantissimi ». I vaccini - «Quello che è venuto fuori, e lo studio Mandelli ne è stata involontariamente una prova, è che questi militari hanno presentato un incremento di patologie neoplastiche, relative specificatamente al sistema emolinfatico. Senza una reale associazione tra uranio impoverito e insorgenza della malattia. Perché molti di questi, non hanno mai avuto contatto con l’uranio impoverito». Sono parole del dottor Massimo Montinari, omotossicologo del Policlinico di Bari, che già nel 1996 ha consegnato allo Stato Maggiore della Difesa uno studio clinico sui rischi delle vaccinazioni, pubblicato sul Mediterranean Journal Survey Medicine. «Studiando le quantità di mercurio e alluminio contenuti nei vaccini e somministrati nei militari, anche in tempi e modi non corretti - dice il medico - si è visto che raggiungevano dei valori altissimi, superiori a qualunque norma di sicurezza che, nella normale tossicologia o di prevenzione a livello di medicina del lavoro, si dovrebbe rispettare ». Pile di fogli sommergono la scrivania del medico barese, membro dell’Associazione dei medici militari degli Stati Uniti, e gli scaffali sono colmi di dossier. Sono il risultato di ricerche effettuate con i colleghi americani e di studi su migliaia di casi clinici sotto osservazione. Di questi, 600 hanno dimostrato una stretta relazione tra le vaccinazioni e l'insorgere di patologie spesso irreversibili. «Il problema serio è - dice Montinari - che questi metalli hanno una potenzialità, enorme, cancerogena; quindi possono determinare l’insorgenza di neoplasie ». E non è tutto: molti casi sono riferiti a bambini. Un’altra analisi condotta dal dottor Montinari in collaborazione con il Policlinico di Bari, denuncia una relazione anche tra intossicazione da mercurio e alluminio e l’autismo infantile post-vaccinale. La pubblicazione, presentata in questi giorni, raccoglie anche la storia clinica di pazienti osservati e casi di danni post-vaccinali riconosciuti dal Ministero della Sanità. In un comunicato del 23 marzo, si legge che numerosi studi legali degli Stati Uniti hanno fatto richiesta di risarcimento a case farmaceutiche, per danni da mercurio su bambini autistici. Gli americani conducono questo tipo di osservazioni sin da quando negli Stati Uniti esplose la «sindrome del Golfo ». Con bambini nati, con gravi malformazioni o gravi patologie, da marines vaccinati per andare alla guerra in Iraq. I ricercatori, però, hanno osservato che le truppe dell’Arabia Saudita, prima di essere impiegate nel conflitto, sotto il comando statunitense, sono sottoposte a screening pre-vaccinali. Si rendono conto, così, che la maggior parte dei soldati arabi non si sottopone a una nuova vaccino-profilassi, perché già sufficientemente immune. «L’iperstimolazione, l’iperimmunizzazione», dice il dottor Montinari, «come, in questo caso, si è verificata nei nostri militari, ha determinato l’insorgenza, la slatentizzazione (attuazione - ndr) di patologie che potevano benissimo non emergere ». Quando si viene a sapere che i vaccini possono causare certe patologie, la Sanità Militare reagisce dicendo che, i sieri usati per i soldati sono gli stessi inoculati nei bambini e, quindi, ufficialmente non dovrebbero essere pericolosi. «Guarda caso », reagisce Montinari, «gli stessi vaccini definiti non pericolosi, sono stati tolti dal commercio, negli Stati Uniti, da oltre un anno, perché ritenuti, invece, pericolosi; proprio per gli eccipienti chimici come mercurio e alluminio ». I ricorsi - A gennaio si registra una progressione di casi sospetti che ha ripercussioni internazionali. Il nostro Paese in sede NATO chiede una moratoria sull'uso delle armi all'uranio impoverito. All'Aja, sede della Corte internazionale di giustizia, la task force guidata da Carla Del Ponte ipotizza che l'uso dell'uranio depleto debba essere considerato un crimine di guerra. In Italia si riscontra una larga convergenza delle forze politiche, sulla decisione del ministro della Difesa Mattarella di istituire un'inchiesta conoscitiva. C’è chi chiede maggiori chiarimenti, però. Infatti, il senatore Bucciero, di An, sottopone al Ministro della Sanità e al Ministro della Difesa due interrogazioni. A distanza di un anno dalla querelle, all’indomani della votazione favorevole all’entrata in guerra, il governo è cambiato ma le richieste del senatore di un partito della maggioranza sono rimaste senza risposta. In Italia, si legge in uno dei due documenti, sono stati accertati migliaia di casi con gravissime patologie invalidanti e irreversibili causate dalle vaccinazioni. Oggi - Bucciero ha riproposto le interrogazioni l’8 novembre scorso -, non è ancora dato di sapere se, i 4000 volontari selezionati per l’operazione «libertà duratura », sono stati sottoposti a vaccino-profilassi identica alle precedenti. Né ha avuto risposta la domanda del senatore Bucciero «se risulti vero che nel luglio del 1993 fu presentata una denuncia alla procura della Repubblica di Milano (indirizzata all’allora pubblico ministero dottor Di Pietro) nella quale si afferma che nel febbraio 1991 il presidente della Smith Kline Beecham (casa produttrice del vaccino Engerix B contro l’epatite B) avrebbe versato lire 600 milioni al Ministro della Sanità dell’epoca che nel maggio del 1991 la vaccinazione antiepatite B fu resa obbligatoria». A gennaio, partono anche le inchieste della procura di Roma e di quella militare. Un dossier è aperto anche nel palazzo di giustizia di Bari, dopo un esposto dell'onorevole Vito Leccese. L’ex deputato dei verdi, chiede chiarimenti anche sugli ordigni sganciati in mare dagli aerei di ritorno dalle missioni dall’altra parte dell'Adriatico. Ad occuparsi delle ricerche è il dottor Ciro Angelillis, del pool di pubblici ministeri che si occupano di crimini ambientali. Incontrato qualche giorno fa nel suo ufficio, il magistrato riferisce che le indagini sono state avviate alla conclusione dopo l'esito negativo della commissione Mandelli. La mancanza di ipotesi di reato e, di conseguenza, di eventuali autori, blocca l’inchiesta del PM barese. Perizie effettuate sui militari colpiti dalle patologie tumorali, anche su quelli deceduti, riportano, invece, dati confortanti per le famiglie dei soldati e importanti per i legali. Sono 28 i ricorsi al TAR che lo studio Tartaglia di Roma sta curando per l’Osservatorio militare ma il numero delle richieste di risarcimento danni per causa di servizio è notevolmente maggiore, dice il maresciallo Leggiero. Un deciso passo avanti lo ha fatto all'inizio di novembre il Tribunale di Bari. Il giudice Noviello, come riferisce il collega Mauro De Nigris di Antenna Sud, ha condannato il ministero della Sanità a pagare un indennizzo, di 300 milioni, a un uomo della provincia di Foggia che ha contratto la poliomielite con la vaccinazione. Determinanti, ai fini della sentenza, sono state proprio le ricerche svolte dall’equipe diretta dal dottor Montinari. In ogni caso, l’avvocato Marcello Stanca, di Firenze, dice che ricorrerà alla Corte Costituzionale per ottenere, anche in questa circostanza, un risarcimento danni. Oggi quell’uomo ha 37 anni e ha trascorso tutta la vita su una sedia a rotelle. Storia di Andrea - "La mia morte non è pagata abbastanza, tanto da poter essere d'aiuto agli altri". Con queste parole, il maresciallo dell’esercito Domenico Leggiero, ricorda il collega Andrea Antonàci. Il sergente maggiore Andrea Antonàci. Andrea nasce a Galatina, in provincia di Lecce, nel 1974. A vent’anni si arruola nell’Esercito Italiano. Nell’agosto 1998 parte in missione in Bosnia. Per partecipare all’operazione fuori-area, Andrea è sottoposto a profilassi vaccinale. A Sarajevo il sottufficiale, che sino allora gode di ottima salute, si ammala. Ciò nonostante, è sottoposto all’ultima vaccinazione antiepatite B. <<In sei mesi, si legge nella consulenza tecnica del perito di parte, dottor Montinari, il sergente maggiore Antonàci è stato sottoposto a ben 10 (dieci) vaccini, tra i cui eccipienti erano presenti metalli quali mercurio e alluminio >>. Il 1° marzo 1999 il volontario rientra a Firenze, sede del reparto, e richiede ufficialmente un controllo medico. Papà Salvatore dice che nessun ufficiale medico ha mai visitato Andrea. Lo stesso generale Antonio Tricarico, direttore generale della sanità militare - ha fatto parte della commissione Mandelli -, ammette di aver preso atto, quando assume l’incarico, che le visite mediche prima di partire per l’estero erano disposte dai dirigenti sanitari degli aeroporti, delle caserme ecc. e quando i militari rientravano potevano essere sottoposti ad esami clinici a discrezione del dirigente del Servizio sanitario: << Di solito era affidato alla discrezionalità di un giovane capitano o tenente >>, dice il generale in sede di commissione Difesa, l’8 febbraio. Lo stato di salute del soldato peggiora. A giugno, Andrea è costretto a ricoverarsi presso una struttura pubblica, l’Ospedale Careggi. Sottoposto a esami clinici, la diagnosi è tumore: <<LINFOMA NON HODGKIN A GRANDI CELLULE B >>, per l’esattezza. La chemioterapia cui è sottoposto Andrea gli allunga solo di qualche mese la vita. L’Esercito, nel frattempo, riforma il sergente maggiore. «Il particolare drammatico - dice il maresciallo Domenico Leggiero, responsabile dell’Osservatorio Militare, un centro studi che offre consulenza in materia di problematiche militari - è che sempre nuovi ragazzi si rivolgono al centro, perché appena si parla di una minima variazione della tiroide, l’Esercito, li riforma ». Il personale in congedo, non essendo più militare, è a carico del Servizio sanitario nazionale e quindi soggetto al pagamento del ticket. «Al momento », dice il maresciallo che è anche delegato del COCER, «esiste un decreto che li tiene, comunque, in servizio, però non c’è nulla di serio » (il decreto sulle spese per lo screening è stato votato, alla Camera, il 7 febbraio). Ad Andrea hanno offerto dei soldi ma lui non li ha accettati senza il riconoscimento della causa di servizio anzi, senza il «riconoscimento dell'uniforme », come preferisce evidenziare il maresciallo Leggiero. Andrea muore il 12 dicembre del 2000. La storia di Andrea è la storia di tanti altri ragazzi che, vuoi per passione, vuoi, soprattutto, per necessità, hanno fatto del servizio militare una ragione di vita. Invece… In totale sono 17 i militari morti. Gli ultimi due sono deceduti proprio qualche giorno fa. Gianni Avvantaggiato BOX1 URANIO IMPOVERITO L’uranio impoverito o depleto (Depleted uranium) è l’U 238, nel quale la maggior parte degli isotopi radioattivi è stata rimossa. L’uranio impoverito è un sottoprodotto del processo di arricchimento dell’uranio naturale, processo necessario per l’uso nei reattori nucleari. Essendo un sottoprodotto, risulta il 40 % in meno radioattivo dell’U 238 (commerciale) usato nelle centrali nucleari. Nella fabbricazione del proiettile DU è determinante anche una percentuale di plutonio. Plutonio e uranio, infatti, all’atto dell’esplosione sviluppano una piccola reazione atomica che eleva la temperatura del punto di contatto del proiettile con la corazza del carro armato fino a 2500 gradi centigradi. La corazza del blindato fonde e il proiettile penetra all’interno del carro dove esplode. Dopo l’impatto, una parte di uranio si dissolve nell’aria. I proiettili, da 30 millimetri, all’uranio impoverito sono in dotazione agli aerei americani A-10; ogni quattro proiettili normali o al tungsteno, le quattro mitragliatrici rotanti dei velivoli sparano un proiettile DU. Il manuale USA di addestramento descrive così la natura della radioattività: La radioattività è l’emissione spontanea di particelle o di energia (radiazioni ionizzanti) da un atomo instabile, risultante nella formazione di un nuovo elemento. La radiazione ionizzante è costituita di particelle alfa, beta e raggi gamma. Gli effetti delle radiazioni ionizzanti sulla salute, dipendono dal tipo di particelle e se queste sono penetrate o no nel corpo umano. Le radiazioni alfa sono le più ionizzanti ma hanno scarsa portata. Quando la particella alfa penetra nel corpo umano, i tessuti interni assorbono l’energia causando una distruzione massiccia delle cellule vicine alla particella. Le radiazioni beta che sono le meno pericolose e quelle gamma che sono onde elettromagnetiche hanno maggiore gittata ma non causano tante ionizzazioni, e quindi sono meno dannose per il corpo umano. L’uranio impoverito, poiché è primariamente un emettitore di particelle alfa, se contenuto anche solo in una scatola di plastica diventa innocuo. Per questo motivo i militari americani che operano all’interno dei carri armati M-1 con corazza all’uranio impoverito, se non colpiti da altri proiettili, non presentano gravi patologie. I problemi, che sono gravissimi, avvengono nel momento in cui l’uranio entra all’interno del corpo umano respirato sotto forma di pulviscolo, oppure sotto forma di schegge. BOX2 LE VACCINAZIONI Nei moduli vaccinali delle Forze Armate, allegati A e B, sono elencate le vaccinazioni standard cui sono sottoposti i soldati italiani che vanno in zona operazioni. Sieri, modi e tempi di impiego sono scelti dai vertici sanitari militari di ogni singolo Paese. I vaccini utilizzati in Italia contengono mercurio e alluminio. Detti eccipienti, altamente tossici, alterano i geni del braccio corto del cromosoma-6, quello che controlla il sistema immunitario. Il vaccino antipolio SABIN, invece, è prodotto con virus vivo ma attenuato che, se somministrato in condizioni non idonee, può determinare, in alcuni casi, l’insorgenza di gravi encefalopatie. I VACCINI DIF-TETALL (HATETALL) NEOTYF CP5 MENOMUNE A+C IMOVAX TWIN - RIX (ENGERIX B) SALK (antipolio: il vaccino prodotto dai militari, ha sostituito le prime due dosi del Sabin orale) LE CASE PRODUTTRICI BERNA - SCLAVO - PASTEUR |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Il coraggio di Paolo Borsellino
di Antonino Di Matteo - 19 luglio 2008*
"Paolo Borsellino era un magistrato che con la passione e il rigore morale che lo contraddistinguevano rappresentava il concretizzarsi del principio costituzionale della "legge uguale per tutti"
Io appartengo a quel gruppo di giovani siciliani che si sono
determinati ad affrontare la dura avventura del concorso in
magistratura negli anni Ottanta, proprio perché affascinati dalla
inebriante brezza, anzi, dal forte vento di pulizia e di ribellione che
era rappresentato dalla esperienza del pool antimafia di Palermo. E
quindi il nome, il lavoro, il carisma di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino rappresentavano già allora per me, ma vi assicuro per molti
altri magistrati che sono anche qui oggi in questa sala, l’ideale punto
di riferimento di un cammino appena intrapreso con la decisione di
dedicare tutte le nostre forze al perseguimento di un sogno, quello di
diventare magistrato.
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Uno studio sulla finanza mondiale
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