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Wednesday
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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Terzo Millennio N° 17 Novembre 2001
Terzo Millennio N° 17 Novembre 2001 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 17 Novembre 2001
Un mondo in guerra! La terza guerra
Rumsfeld: <>
Il trionfo dell'irreal politik
L'orrore di quel voto sporco
Una catastrofe annunciata dalle profezie
 

Rumsfeld: «L’accesso ai mercati è la chiave per la pace»
di Monica Centofante


«Per sconfiggere Bin Laden bisogna colpire i suoi canali di finanziamento». Il presidente Bush jr. lo ha affermato per la prima volta il 24 settembre annunciando che gli Stati Uniti avevano bloccato i beni di 27 società sospettate di sostenere il terrorismo islamico. All’indomani del sì definitivo della Camera per la partenza dei soldati italiani sul fronte afgano, il dito è puntato su Al Taqwa, un’agenzia con sportelli sparsi ovunque, e su 62 nomi inseriti nella lista nera di George Bush. Nomi che potrebbero ricondurre a quegli stessi personaggi che nel 1986 risollevarono le sorti della società Harken Energy, tra i cui azionisti e manager compare proprio lui, il neo presidente degli States, in versione petroliere. Khaled Bin Mahfouz è il nome del banchiere saudita che immette 25 milioni di dollari nella Harken, con un’operazione coperta dal massimo riserbo, attingendo il denaro dalla Ubs svizzera e dalla Banca di Credito e Commercio Internazionale pakistana. La stessa che riciclava denaro e svolgeva operazioni coperte per la Cia, tra le quali i finanziamenti alla resistenza contro l’avanzamento delle truppe sovietiche in Afghanistan. E’ in quegli anni che il giovane Bin Laden, alle spalle una formazione scolastica negli Stati Uniti, si trasferisce definitivamente in Afghanistan «per prendere parte alla sua Jihad», dice lui, «perché è un’agente della Cia», dicono le voci di corridoio, per cui conosce il funzionamento e i mezzi del nemico americano. Una cosa è certa: non deve essere stata un’impresa facile quella di eludere tutti i sistemi di controllo dello spazio aereo americano per lanciare i famosi Boeing contro le Twin Towers e la Casa Bianca e nessuno ha ancora spiegato il mistero dei giochi di borsa precedente l’attacco all’America. Quella borsa che oggi registra guadagni da capogiro grazie alla vendita di tecnologie per la lotta al terrorismo e che sta contribuendo a risollevare le sorti di un’America attraversata da un difficile periodo di crisi economica. Ed ecco che spuntano nomi quali General Dynamics, Gulfstream Aerospace o Lockheed Martin, tutte industrie belliche, tutte direttamente collegate a uomini del Pentagono. Direttore della Gulfstream Aerospace era l’attuale segretario della Difesa Donald Rumsfeld, il cui pacchetto azionario è lievitato quando la società è stata acquistata dalla General Dynamics mentre il Ceo (Chief executive officer) della Lockheed, Anthony Principi, è diventato segretario del Dipartimento per gli Affari dei Veterani. Questo solo per citare alcuni esempi ai quali si aggiungono quelli legati alle compagnie petrolifere. Anche qui ritroviamo nomi noti negli ambienti politici americani quali Lewis Libby, capo dello staff del vicepresidente, legato da interessi alla Texaco ExxonMobil o Condoleza Rice, membro del Cda della Chevron, che è oggi consigliere per la sicurezza nazionale. Sono questi gli uomini e le donne che affiancano il Presidente nella guerra contro il terrorismo, la quale trova i suoi principali guadagni proprio nella vendita delle armi e del petrolio. Ed è forse in quest’ottica che dobbiamo inquadrare le dichiarazioni di Rumsfeld il quale sostiene che «gli scopi dell’America sono promuovere la pace, sostenere la libertà e incoraggiare la prosperità»  e per questo è necessario avere «l’accesso ai mercati e alle risorse strategiche chiave». «Gli Stati Uniti e i loro alleati e amici – dichiara il 10 ottobre alla stampa – continueranno a dipendere dalle risorse energetiche del Medio Oriente, una regione in cui diversi stati pongono minacce militari. Questi stati stanno sviluppando capacità nel settore di missili balistici, stanno appoggiando il terrorismo internazionale ed espandendo i loro mezzi militari per esercitare coercizioni sui paesi amici degli Stati uniti e negare alle forze militari Usa l’accesso alla regione». Per scongiurare il pericolo, quindi, gli States sono pronti ad ogni tipo di attacco, non escluso quello nucleare. Ed anche sul fronte opposto la minaccia nucleare non si fa attendere. E’ Bin Laden a sfidare l’Occidente mentre infuriano le polemiche sugli aiuti economici che Pino Arlacchi, direttore dell’Agenzia anti-droga della Nazioni Unite, avrebbe dato ai talebani contribuendo, anche se involontariamente, a finanziare il loro armamento. «E’ la più grande idiozia che ho sentito», commenta Arlacchi e si dichiara soddisfatto che le azioni diplomatiche dell’Onu avrebbero portato a risultati positivi in materia di oppio: il Mullah Omar ha proibito la coltivazione della preziosa piantina, la cui vendita rappresenta l’unica fonte di sostentamento per molti contadini della zona. Ma forse le cose non sono quelle che sembrano. Pare infatti che Omar e Bin Laden avessero precedentemente riempito magazzini segreti di quintali di eroina ricavata dall’oppio sequestrato ai contadini, sostanza, questa, ora meno disponibile sul mercato e quindi rivenduta a prezzo decuplicato. Il ricavato finirà nelle tasche del Mullah e del terrorista Bin Laden.
E’ quindi una guerra economica quella che si combatte tra Oriente e Occidente e che ha già causato la morte di migliaia di innocenti vittime di malattie, fame e bombardamenti? Una guerra che collega le grandi multinazionali ai servizi segreti, alle mafie internazionali, ai grandi traffici di droga e armi e agli interessi di Stato? O si tratta veramente di una guerra ideologica, religiosa, dei “buoni” contro i “cattivi”? “E’ una guerra giusta contro il terrorismo e il fanatismo religioso”, tuona l’Occidente e mentre i militari americani ammettono le loro colpe per aver erroneamente colpito obiettivi civili credendoli postazioni militari Bush afferma: «Dio è con noi».




BOX1

Bin Laden: «Risponderemo all’attacco nucleare»

<<Se l’America userà armi chimiche o nucleari contro di noi potremmo replicare con armi chimiche o nucleari. Abbiamo queste armi come deterrente>>. E’ l’ultima minaccia di Osa Bin Laden in un’intervista concessa, per il quotidiano pachistano in lingua inglese Dawn, al giornalista Hamid Mir. <<Sono pronto a morire>>, dice sorridendo il terrorista <<pensano di risolvere il problema uccidendomi, ma questa guerra avrà ripercussioni in tutto il mondo>>. E Bush dichiara di prendere le sue affermazioni con estrema serietà. All’Assemblea dell’Onu a New York, il Presidente degli States afferma che <<ci si può aspettare che i terroristi utilizzino armi nucleari, chimiche e batteriologiche nel momento in cui ne entrassero in possesso. I terroristi dell’11 settembre stanno cercando di procurarsi armi di distruzione di massa per trasformare il loro odio in olocausto. Questa minaccia non può essere ignorata. Mentre ci riuniamo stanno pianificando assassinii, forse nel mio Paese, forse nel vostro>>.  D’accordo Putin che parla di pericolo reale mentre più moderata è la posizione di Tony Blair. <<Difficile giudicare>>, dice <<quel che sappiamo è che Bin Laden, se può ottenere qualche arma di distruzione di massa, quale che sia, lo farà>>. E nella sua intervista, la prima dopo l’11 settembre, il leader dei Talebani spiega che la loro è solo una questione di difesa. <<L’America e i suoi alleati ci stanno massacrando in Palestina, Cecenia, Kashmir e Iraq – sostiene -. I musulmani hanno il diritto di attaccare l’America in rappresaglia. La Shariat islamica dice che i musulmani non dovrebbero vivere a lungo nella terra degli infedeli. Gli attacchi dell’11 settembre non erano indirizzati verso donne e bambini. Il vero obiettivo erano i simboli del potere militare ed economico dell’America. … Gli americani dovrebbero ricordarsi che pagano le tasse al loro governo – prosegue - eleggono il loro presidente, producono armi e danno quelle armi a Israele e Israele le usa per massacrare i palestinesi. Il Congresso americano approva tutte le misure di governo e questo prova che l’intera America è responsabile delle atrocità perpetrate contro i musulmani. … Noi vogliamo difendere la nostra gente e la nostra terra. Ecco perché io dico che se noi non saremo sicuri, allora anche gli americani non lo saranno. E’ una formula semplice che anche un bambino americano può capire. E’ la formula del vivi e lascia vivere>>. E continua: <<I musulmani sono stati massacrati sotto la protezione dell’Onu in Bosnia. Sono consapevole che alcuni funzionari del Dipartimento di Stato si sono dimessi in relazione alle proteste dei musulmani. Molti anni fa l’ambasciatore Usa in Egitto si è dimesso per protesta contro la politica del presidente Jimmy Carter. Persone gentili e civilizzate sono dappertutto. La lobby ebraica ha preso in ostaggio l’America e l’Occidente>>. Attacca poi il presidente Musharraf. <<Dice che la maggioranza è con lui – spiega – io dico che è contro di lui>>. E conclude: <<Ho scelto questa vita fuori da ogni interesse personale>>.

 



 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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