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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 17 Novembre 2001
Terzo Millennio N° 17 Novembre 2001 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 17 Novembre 2001
Un mondo in guerra! La terza guerra
Rumsfeld: <>
Il trionfo dell'irreal politik
L'orrore di quel voto sporco
Una catastrofe annunciata dalle profezie
 
Il trionfo dell’irreal politik
di Lorenzo Baldo

Negli ultimi anni l’Occidente non ha fatto altro che creare <<un mondo che produce terrorismo>>, preparando il terreno per questa guerra ormai in atto. Una guerra che ha tutti i presupposti per diventare mondiale. Ora, è evidente che non abbiamo scampo e ci si chiede se chi ha deciso la guerra si rende conto dei rischi a cui andiamo incontro. È indubbio, infatti, che se non ci sarà un cambiamento radicale e immediato, fatto alquanto improbabile, ne saremo tutti coinvolti. Si tratterà di una guerra endemica che <<entrerà nelle nostre case>> e noi <<non avremo la minima possibilità di difenderci>>. L’11 novembre abbiamo intervistato Giulietto Chiesa.

Cosa intende per trionfo dell’irreal politik?
Intendo dire che questa guerra non serve agli scopi che sono stati enunciati. È stato dichiarato che si tratta di una guerra per combattere il terrorismo internazionale, ma io ritengo che non serva a questo. Quindi ne faccio una questione operativa e, inoltre, ritengo che questa guerra rafforzerà il terrorismo internazionale, poiché non consentirà di colpire i responsabili e getterà l’Occidente in una situazione di guerra permanente con una parte importante del mondo. La considero un’operazione fallimentare sotto ogni profilo, innanzitutto sotto il profilo dichiarato. Siamo di fronte ad una decisione irresponsabile che non in grado di tutelare né gli interessi nazionali, né europei, né gli interessi dell’Occidente.
Come potremmo cominciare a dimostrare a quello che viene definito l’“esercito dei perdenti” che siamo capaci di costruire un mondo migliore?
Credo che ci sia una serie di misure che sono già state identificate e che consentono di modificare i rapporti fra i ricchi e i poveri del pianeta. Innanzitutto, c’è la questione del debito che deve essere risolta immediatamente e con una decisione coraggiosa. Si tratta, a volte, anche di una rottura di schemi interpretativi che hanno sinora impedito all’Occidente di affrontare i problemi. Inoltre, l’Occidente deve affrontare il problema del nuovo ordine mondiale affidando alle istituzioni internazionali un ruolo che invece viene sistematicamente loro negato. Le Nazioni Unite in queste condizioni sono deboli e incapaci di agire, ma lo sono perché l’Occidente e, primo luogo, gli Stati Uniti d’America hanno fatto in questi anni il possibile per ridurre la loro forza e la loro incidenza sulla situazione mondiale. Bisogna trovare una nuova legittimità e legalità degli atti che vengono compiuti. Non ci sono in questo momento altre strutture e altri organismi se non le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza per prendere queste decisioni. Bisogna avere il coraggio e la forza di andare in questa direzione e non si dica che in questo modo perdiamo tempo nella caccia al terrorismo, poiché in tutti questi anni abbiamo perduto tempo per costruire un mondo che produce terrorismo e quindi adesso è il momento migliore per non fare discorsi sulla fretta, poiché la fretta è cattiva consigliera comunque. Nella fretta si uccidono innocenti. Non si può, quindi, pretendere di bruciare le tappe, per giunta in una direzione sbagliata, con decisioni che non sono né meditate, né fruttuose. Quello del tempo è un problema che doveva essere affrontato prima e che non si può affrontare adesso. Bisogna cercare, se si può, di colpire i terroristi inseguendoli dove sono. Dove sono lo sappiamo, ma non stiamo bombardando il luogo dove i terroristi si trovano.
Siamo entrati in guerra che rischia di espandersi su tutti i fronti…
C’è già stato detto che questa guerra durerà un’intera generazione, anzi, il vicepresidente americano Cheney ha detto che la fine di questa guerra non sarà vista dall’attuale generazione. Significa che dopo che l’Afghnistan sarà raso al suolo ci saranno altri obiettivi, altri paesi e altri popoli che verranno colpiti e bombardati. E’ già stato detto, poi, che questa guerra seguirà criteri non convenzionali, cioè si attaccheranno stati, paesi, organizzazioni, individui singoli. Ci avviamo verso la fine della legalità internazionale sotto ogni profilo e, nel caso specifico, il nostro Parlamento ha votato per entrare in guerra senza capire quali sono i nostri nemici e dove si trovano e senza neppure sapere che cosa significherà finire questa guerra. Di regola, infatti, le guerre si finiscono sapendo che cosa è la vittoria. Ma, in questo caso, noi non lo sappiamo. La vittoria è lo sterminio di Bin Laden e di tutti i suoi amici? Non sembra che sia sufficiente. I nemici verranno individuati via via e poi, faccio un’ipotesi, se domani potessimo avere sterminato Bin Laden, il mullah Omar e tutti i dirigenti talebani, crediamo davvero che la guerra sarebbe finita? Abbiamo davvero l’illusione che tutto il problema si risolva in un gruppo che, tra l’altro, non si sa neanche se sia così ben organizzato come appare? Siamo veramente sicuri che il gruppo che ha organizzato l’operazione dell’11 settembre sia stato composto da Osama Bin Laden, il mullah Omar e dai talebani? Io ho dei fortissimi dubbi, poiché un’operazione del genere non può essere stata condotta da una grotta afgana e, quindi, anche se gli obiettivi proclamati della distruzione dei terroristi fossero realizzati, ci troveremmo comunque di fronte ad un mondo, di fatto, in esplosione sotto i nostri occhi, in mezzo a contraddizioni enormi, irrisolte, in una crisi economica che non dipende dall’11 settembre poiché già c’era; con le grandi potenze economiche mondiali, Stati Uniti, Giappone ed Europa che non hanno più strumenti per governare la crisi da loro stessi prodotta con i meccanismi che hanno innescato. Quindi, anche nell’ipotesi che il mondo venisse liberato da questo tipo di terroristi, ci troveremmo comunque di fronte a contraddizioni insanabili, gravissime, che richiedono un diverso e nuovo ordine mondiale.
C’è, poi, il fatto che da entrambe le parti si pensa di utilizzare l’atomica…
Ho scritto su Il Manifesto la previsione dell’uso prossimo venturo dell’atomica, anticipando di un giorno solo la notizia che poi tutti i giornali hanno riportato: Bin Laden afferma di avere l’atomica e l’Occidente risponde che anche noi ce l’abbiamo, minacciando di usarla. Stiamo andando all’uso della bomba atomica sull’Afghanistan. Questo è quello che sta accadendo. Ma i parlamentari che hanno votato la guerra hanno messo in conto questa eventualità? Abbiamo dato carta bianca anche per l’uso delle bombe atomiche? E come sarà possibile procedere in una distruzione selettiva degli obiettivi militari usando la bomba atomica? La bomba atomica significherà la morte di migliaia di civili, di bambini, donne e anziani. Vogliamo pensare che questa sia la soluzione per la lotta contro il terrorismo? Vogliamo adottare il criterio secondo cui si abbatte la casa in cui un criminale vive uccidendo, insieme a lui, tutti coloro che in quella casa vivono? Questo è il criterio?
Pensa che gli americani abbiano intenzione di attuare la minaccia atomica, magari ancor prima di dare la notizia ai mezzi di informazione e all’opinione pubblica?
Non lo so, però mi pare di capire che è nell’ordine delle cose che si stanno valutando. Se non riusciranno ad uccidere Bin Laden, credo che questa sia l’opzione che verrà probabilmente adottata. Naturalmente la pavento, la tengo come un’eventualità mostruosa.
L’11 settembre era il giorno fatidico in cui Bush avrebbe dovuto riconoscere lo Stato palestinese, ma ci furono gli attentati. Quanto influisce in questo contesto il conflitto israeliano-palestinese?
In modo decisivo. Non ci sarebbero stati gli attentati dell’11 settembre, secondo me, se non ci fosse stata la crisi palestinese-israeliana. Non che ritenga che i terroristi come Osama Bin Laden, se lui centra, e quelli che sono stati con lui, siano preoccupati dei destini del popolo palestinese, ma sono convinto che usano questa situazione che ha reso il mondo arabo incandescente ed esplosivo per coprirsi, così come usano le contraddizioni tra ricchi e poveri del mondo per coprire le loro azioni criminali. Ma questo non significa minimamente che noi dobbiamo, per combattere queste azioni criminali, massacrare dell’altra gente.
Riesce a vedere una possibile risoluzione di questa crisi in un futuro?
Temo che quello a cui stiamo assistendo sia una dissennata politica di guerra che porterà a creare un esercito di kamikaze di decine di migliaia di giovani uomini che si suicideranno per annientarci. Questa è la prospettiva che ci si apre di fronte, una guerra endemica che verrà portata nelle nostre case, nelle nostre città, nei cinema e nei parchi e servirà ad uccidere i nostri figli, tutto senza la minima possibilità di difenderci. Noi non siamo attrezzati per vincere contro un “esercito di perdenti” che si suicidano.
Come è possibile cambiare completamente la metodologia politica a livello internazionale e nazionale?
Bisogna costruire, in Europa, un’alternativa democratica a questa follia. Un’alternativa che consenta al mondo occidentale di guardare dentro sé stesso e di capire che cosa sta succedendo. È la prima cosa da fare, altrimenti saremo tutti travolti. In questo momento, purtroppo, la prospettiva più realistica è questa poiché non c’è più spazio per la ragione, quando la ragione dorme.

 



 
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    In questo numero:
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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