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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio N° 16 Ottobre 2001
Terzo Millennio N° 16 Ottobre 2001 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 16 Ottobre 2001
La guerra del petrolio
Il bene contro il male
Chi combatte la grande guerra del XXI° secolo
Le ragioni del conflitto
La tana del ragno
Una tragedia annunciata
La strage di New York nel messaggio di Fatima
Nuova luce su Nostradamus dopo l'attentato pirata contro New York


Le ragioni del conflitto
L’analisi di giornalisti, politici, missionari e premi Nobel

a cura di Giorgio Bongiovanni, Lorenzo Baldo e Anna Petrozzi


Massimo Fini*

Puoi darci una tua valutazione dell’attacco terroristico in USA?
Penso che la prima domanda che dovremmo porci è perché esiste questo odio del terzo mondo che si riversa su di noi. Dobbiamo scoprire quali sono le ragioni, altrimenti possiamo anche uccidere mille terroristi, acchiappare Bin Laden e le sue controfigure, ma il problema rinasce in continuazione. Penso che la risposta sia da cercare nel nostro attuale modello di sviluppo che ha destrutturato e destruttura intere aree geografiche e intere popolazioni che, da povere che erano, sono diventate miserabili.
Faccio un esempio: se io vivo in una comunità di villaggio sarò povero secondo i termini occidentali, ma ho una mia vita, una mia identità, una mia socialità. Se vivo per esempio a Nairobi perdo tutte queste cose e l’unico senso dove lo vado a trovare? Lo vado a trovare nella religione, declinandola in senso integralista ed estremista e poi alla fine anche terrorista.
Allo stesso modo l’Occidente sbeffeggia sarcastico i talebani perché distruggono fisicamente i televisori, ma dal loro punto di vista questo è perfettamente logico, perché la storia ha dimostrato che basta una scheggia del nostro modello che entra nel modello altrui perché quest’ultimo venga distrutto e disgregato.
Quindi è una situazione in cui non si vede via d’uscita poiché noi continuiamo a macinare questo modello senza porci alcun problema e pensiamo che sia il migliore dei mondi possibili nonostante, in realtà, faccia acqua da tutte le parti, anche nello stesso Occidente: l’antiglobal ne è un segnale. È il segnale che noi stessi non reggiamo più la auto-accelerazione che ci siamo imposti proprio dal punto di vista esistenziale, nervoso, ecc.. L’antiglobal non è un movimento terzomondista come viene definito dai cattolici o dalle sinistre poiché è l’unico modo in cui riescono a concepirlo. È un movimento sostanzialmente anti modernista.

Quindi poni la questione più sul conflitto culturale, sia esterno a noi, come Occidente, che interno?
È culturale e deriva naturalmente dalla disintegrazione esistenziale, sociale ed economica che il nostro sistema provoca in tutto il resto del mondo.

Si fa tanto parlare di bombe tattiche, piccoli e sofisticati ordigni nucleari, si tratta di una minaccia reale a tuo avviso?
Purtroppo, almeno a livello di videoship, di stampa, invece di aiutare a ragionare, si vuole provocare la solita reazione, ma non si va da nessuna parte se non verso una terza guerra mondiale. E non è affatto detto che vinceremo, poiché si possono avere tutte le armi, ma alla fine le armi si esauriscono e diventa una storia di uomini. E noi siamo nettamente inferiori sia come numero sia come motivazione.

Esiste effettivamente il rischio che, dopo le prime alleanze, tutti gli stati islamici si riuniscano contro il nemico occidentale?
Certamente, ma ci sono tante sfaccettature dello stesso problema. Se si va, come noi stiamo andando, verso l’utopia dell’unico stato mondiale (nemmeno Orwell aveva osato tanto e nel suo1984 aveva immaginato almeno tre continenti: Eurasia, Oceania e Estasia) è chiaro che poi il conflitto non può che essere interno e quindi terrorista. Occorre poi tener presente anche altri aspetti: dopo il crollo dell’Unione Sovietica che era certamente uno strumento di pressione per milioni di uomini dell’est europeo, ma anche un elemento di equilibrio e di stabilizzazione sul piano internazionale, l’Occidente ha perso il senso della misura. Faccio alcuni esempi: guerra del Golfo che, da un punto di vista poteva essere anche legittima poiché è stato aggredito uno stato sovrano (anche se ci sarebbe molto da dire anche sulla sovranità del Kuwait) però, invece di affrontare l’esercito iracheno, che anche i curdi avevano battuto – gli iracheni sono stati salvati dai turchi – le forze alleate bombardano per 60 giorni una città di civili facendo 184mila morti tra cui 33mila bambini. Se ci mettiamo un attimo dall’altra parte, questo che cos’è se non terrorismo di stato? Noi giustamente ci siamo sconcertati per quello che accadeva a New York, ma non è che sotto le luminarie della CNN accadesse qualcosa di diverso. 33mila bambini sono tre volte tanto quello che è successo a New York.

Senza contare quelli che continuano a morire in Iraq.
Mi pare che nella gente comune questa riflessione cominci ad entrare nella pelle, cosa che non avviene a livello di leadership. Se cominciassimo a capire che la vita degli altri vale almeno quanto la nostra, sarebbe un bel passo avanti. Ma non è così.
Ed è per questo che l’odio del terzo mondo si riversa su di noi. E  se c’è un terzo mondo che, non avendo una cultura aggressiva, avendo belle culture ma fragili, non ha reagito c’è chi, come l’islam, non ci sta. L’Africa nera è una pattumiera indescrivibile e sfido chiunque a dire che oggi non stia assolutamente peggio rispetto a quando era tribale. I neri sono troppo pigri e troppo ironici o espansivi per essere aggressivi. Non c’è mai stato un impero africano, in tutta la loro storia e quindi questi sono finiti massacrati. Altri invece non subiscono. A me la cosa non ha sorpreso, mi meravigliavo che non accadesse.
L’America, inteso solo come il paese di punta di un modello che riguarda tutti i paesi industrializzati, quindi tutta l’Europa, ha mostrato, in questi anni, un’incredibile arroganza.
Un esempio eclatante è l’intervento in Somalia. Siamo andati noi, i «signori della guerra» a distruggere bande di disperati, per non parlare poi della Bosnia; in quel caso siamo andati noi a ribaltare un verdetto stabilito sul campo di battaglia tra popoli che si combattevano legittimamente. E ancora in Jugoslavia...
Quando uno gira nel Far West con in pistoloni, prima o poi si piglia un cazzotto...
Oggi è arrivato un destro. Il gigante si è rialzato e siccome non  capisce bene da dove è arrivato il colpo tirerà a casaccio.
Un altro esempio lampante è l’iraq di Saddam Hussein. Prima rifornito di armi per sconfiggere l’Iran di Khomeyni che stava vincendo la guerra, poi demonizzato e disintegrato assieme a migliaia di bambini vittime dell’embargo.
Quindi si è trattato di interventi invasivi nell’ecologia dei conflitti locali che hanno pur un loro senso anche se ovviamente sarebbe meglio evitarli.
Lo stesso Bin Laden, emblematicamente, è una creatura americana, gli stessi talebani sono una creazione sovietica, ma che sta esattamente nella stessa logica poiché l’unione Sovietica non era diversa da questo punto di vista.
Estremismo produce estremismo e comunque intrusioni violente rendono le popolazioni da povere a miserabili, che sono due concetti completamente diversi e la miseria produce disperazione e violenza. Non bisogna mai mettere – e gli antichi lo sapevano meglio di noi – nessuno con le spalle al muro fino in fondo poiché diventa pericolosissimo. Negli incontri di pugilato il pugile che sta vincendo sa che il momento più pericoloso per lui è quando l’avversario è completamente all’angolo, poiché in quel momento può partire il pugno della disperazione. Noi invece abbiamo fatto esattamente questo, però non abbiamo messo con le spalle al muro un pugile, ma tre quarti del globo.
L’unico fatto positivo è che vedo nella gente, invece che reazioni scandalizzate come lo sarebbero state fino a poco tempo fa, nuove riflessioni. Anche se dopo la tragedia delle Torri Gemelle la macchina pubblicitaria ha ripreso a macinare, la vuotaggine in cui siamo è diventata evidente anche al portiere che di solito non ci ragiona. Anna Petrozzi
*giornalista


Fulvio Grimaldi*

Al di là del cordoglio per le vittime, cosa pensi che scaturirà da questo attacco?
Una militarizzazione micidiale del mondo, soprattutto di quella parte di mondo che è sotto il controllo degli Stati Uniti, quella che si definisce la società occidentale, oggi sottoposta ad una pressione militare spaventosa.
Intanto è partita una macchina da guerra che alimenta un’industria militare, soprattutto statunitense, che languiva in mancanza di conflitti e sullo sfondo di una recessione economica ormai in atto. Ora, dalla seconda guerra mondiale in poi, tutte le guerre intraprese da Stati Uniti, Corea, Vietnam, Iraq ecc., sono avvenute in coincidenza con momenti di crisi economica, di recessione. In quel caso si dà al complesso militare-industriale l’incarico di fare da locomotiva per tirare fuori il paese e gli alleati dalla recessione che stava facendosi gravissima, soprattutto negli Stati Uniti. Questo è uno dei risultati provocati dall’attacco alle due Torri e al Pentagono. L’altro è che in tutto il mondo ci saranno giri di vite nei confronti di qualsiasi dissenso. Bush lo ha detto: o si è con lui o si è contro di lui, che è una forma di ricatto su tutto il mondo, poiché si identifica chi critica l’amministrazione americana con i terroristi e in questa maniera si ha la possibilità di restringere gli spazi democratici. Già tutto questo è in atto, ci sono nuove normative stabilite dall’Unione Europea in concomitanza con quelle americane che permettono interventi sulla privacy, controlli sociali e aumentano le cosiddette misure di sicurezza che sono tutte riduttive della libertà dei cittadini.
Poi sicuramente si vedrà di utilizzare questa psicosi anti-terrorismo per impedire manifestazioni di dissenso tipo quelle di Genova, già opportunamente bastonate in anticipo, o altre forme di protesta in giro per il mondo.
Una cosa da rilevare poi è che si accusa di questi attentati un personaggio che è un fantasma, che non si prenderà mai, di cui non si proverà mai la responsabilità, e che, noi non dobbiamo dimenticare, è stato inventato, creato, addestrato, formato, armato, finanziato dagli Stati Uniti vent’anni fa, quando si trattava di buttare fuori i sovietici dall’Afganistan e poi quando si trattava di sostenere gli interessi degli Stati Uniti nelle varie guerre. In Jugoslavia gli afghani addestrati da Bin Laden operavano assieme all’Uck contro i serbi; afghani addestrati da Bin Laden stanno destabilizzando l’Algeria; afghani o presunti tali di altri paesi hanno operato e stanno operando in Cecenia, dove la stampa parlava di una rivolta democratica di liberazione nazionale, mentre adesso parla di briganti e di terroristi, come in effetti è vero. Anche nelle Filippine, in Indonesia ci sono formazioni di mercenari che si arricchiscono del contributo dei terroristi addestrati da Bin Laden e sono tutte forze che agiscono nell’interesse dell’espansionismo americano. Altro risultato dell’attacco alle due Torri è che avendo concentrato l’attenzione del mondo, la commozione del mondo, la compassione del mondo sulle povere vittime di questi attentati brutali, ci si è un po’ dimenticati di Israele che ha approfittato per intensificare la sua azione repressiva e persecutoria nei confronti dei palestinesi, agitando davanti a noi questa carota dell’incontro eternamente rimandato tra Perez e Arafat e intanto conquistando sul terreno posizioni sempre più avanzate. L’effetto di questo attentato orrendo, terribile, ma non più orrendo di quello che è stato fatto agli iracheni con un milione e mezzo di morti, agli slavi, ai palestinesi, a tanti popoli in Africa, con dietro gli Stati Uniti come promotori, è che in tutto il mondo si ha la sensazione che ci si debba schierare, comunque sia, a favore dell’integralismo bellicista statunitense.

Secondo te è possibile, come molti hanno prospettato, che sfugga di mano alla potenza americana, l’unione tra le varie fazioni dell’Islam, cioè che ci sia questa grande unione islamica che si ritorca compatta contro l’Occidente?
Ma io non credo che esista l’integralismo islamico, se non quello creato dagli Stati Uniti per gli scopi che ho detto prima. C’è un regime religioso teocratico in Iran, è indubbio, ma non ha mai aggredito e disturbato nessuno in Occidente. Non vedo altri paesi o altre forze integraliste islamiche se non quelle coltivate appunto dagli Stati Uniti insieme all’Arabia Saudita, che è il partner prediletto dagli USA in Medio Oriente e nel mondo. Senza contare il fatto che la famiglia Bush ha partecipato a moltissime compagnie, come risulta adesso, in comune con la famiglia Bin Laden. Il che mette altre preoccupazioni a chi analizza questa vicenda. L’integralismo islamico è quello di Bin Laden, è quello che è stato coltivato per anni e anni dagli Stati Uniti per sovvertire paesi indipendenti, pacifici, ecc., e creare quello che è stato creato appunto in Jugoslavia, in Kossovo, in Macedonia, in Cecenia, in Algeria, in Indonesia, nelle Filippine. E poi gli si ritorcerà contro un’altra cosa: mentre dieci anni fa, al tempo della Guerra del Golfo, si è riusciti in qualche maniera a creare un’alleanza di tutti i paesi della regione contro l’Iraq di Saddham Hussein, adesso questo giochetto non riesce più. Addirittura i sauditi, che sono i loro principali complici e alleati nella regione, hanno rifiutato di dare le loro basi per un attacco a un eventuale paese arabo, che secondo me è l’Iraq, l’obiettivo principale più dell’Afghanistan in questo momento. Certo, invadere l’Afghanistan, per gli americani, significa collocarsi a ridosso del Caucaso e quindi del petrolio e quindi del gas e quindi dei confini della Cina e della Russia, il che è una cosa a cui puntano molto.

Si sente parlare molto di bombe atomiche, armi batteriologiche… cosa pensi?
C’è una propaganda di terrorismo mediatico che prospetta queste apocalissi. Il dato di fatto è che nessun paese e nessun terrorista ha utilizzato l’arma nucleare se non gli Stati Uniti da Hiroshima in poi. Nessuno fino adesso ha utilizzato armi batteriologiche e radioattive se non gli Stati Uniti, che le hanno usate in Jugoslavia e in Iraq: nel primo caso, distruggendo tutte le centrali, le fabbriche e le industrie chimiche, quindi promuovendo lo spargimento di veleni e sostanze contaminanti per secoli in mezzo alla popolazione; nel secondo sparando missili all’uranio. E quindi, semmai, gli unici sospettabili sono gli Stati Uniti, tanto più che da quando c’è Bush è stato abolito, ignorato e cancellato il trattato abm  che impediva lo sviluppo di armi nucleari, abolita la partecipazione americana al trattato contro le armi batteriologiche, abolita la partecipazione degli Stati Uniti al trattato contro le mine antiuomo, abolita la partecipazione degli Stati Uniti al trattato di Kyoto per la salvezza, anche minima, dell’ambiente. Quindi se io dovessi temere attacchi batteriologici, biologici, chimici o nucleari, per prima cosa devo pensare per forza agli Stati Uniti. Anna Petrozzi
* giornalista




Antonio Di Pietro
Il fronte finanziario, i costi del terrorismo, la famiglia e gli amici in Arabia Saudita, i forzieri nei paradisi fiscali, i rapporti con gli "Stati Canaglia", l’ipocrisia dell’Occidente. Una lucida analisi dell’ex PM di mani Pulite sul pianeta Bin Laden e qualche idea per dargli la caccia.

Il fronte finanziario
Come fermare Osama Bin Laden e la sua rete terroristica internazionale?
E' la domanda che ci assilla tutti. Combattendolo su più fronti ovviamente, come ha di recente ammonito il Presidente americano Bush: quello giudiziario, militare, politico, culturale, religioso, economico, finanziario. Ecco, vorrei soffermarmi su quest'ultimo aspetto che e' poi, a mio avviso, un punto nodale per la lotta al terrorismo.
Solo prosciugando le fonti di approvvigionamento e interrompendo i finanziamenti, si possono sterilizzare le azioni dei terroristi.
Bin Laden ha potuto agire grazie a ai suoi soldi. Soldi che non tiene certo a Kabul o nascosti nelle montagne o nelle grotte afgane. Li tiene - depositati o investiti - nelle banche dei soliti paradisi fiscali: Cipro, Panama e Isole Cayman ma, soprattutto, a Vaduz nel Liechtenstein, a Nassau nelle Bahamas ed a Riad in Arabia Saudita.
Si pensi a quanto denaro e' stato necessario per realizzare gli attentati dell'11 settembre negli Usa: decine, forse centinaia di terroristi e fiancheggiatori da mantenere per mesi, e forse per anni, nel territorio americano, piloti da addestrare, famiglie da accudire (anche dopo la morte dei kamikaze), spionaggio e coperture da attivare, coordinamento logistico da sincronizzare e così via.
Il terrorismo costa
Insomma anche il terrorismo costa. Siccome a pagare sembra che ci pensi (e nel caso di New York ci abbia pensato) Bin Laden, bisogna scovare, sequestrare e bloccare le sue risorse finanziarie per renderlo impotente. Come fare? Indagando su di lui, ovviamente, e su chi gli e' stato e gli sta più vicino. Bisogna ricostruire la sua vita, individuare i suoi legami, ripercorrere i luoghi che ha frequentato, individuare i suoi amici, analizzare le sue attività. Sembrano cose scontate ma spesso e' proprio su queste bucce di banana che inciampano gli investigatori ed il guaio e' che ci inciampano non tanto per difetto (di investigazione, intendo dire) quanto per eccesso, immaginando, prima di averne le prove, soluzioni fantascientifiche e poi perdendo tempo e risorse per dimostrare l'indimostrabile (per rendercene conto basti pensare alla tragedia del mostro di Firenze trasformata in una telenovela o al sequestro di Aldo Moro che secondo alcuni bisognava scoprire ricorrendo alla cartomante).
Ecco, cominciamo allora con il "ripulire" la storia personale di Bin Laden dal "romanzo" che se ne e' fatto. Egli non e' figlio del demonio, con possibilità infinite di replicarsi e di farsi gioco di tutte le polizie del mondo. Se ha scelto l'America ed alcuni paesi europei come suoi principali obiettivi e' perché li conosce bene per averci vissuto e lavorato e per aver intrecciato in quei paesi pericolose relazioni di connivenza e collaborazione. Negli anni ottanta, infatti, egli e’ stato un alleato degli USA che di lui e dei suoi uomini si sono serviti, anche armando le loro mani e insegnando loro a fare la guerra, per fermare i sovietici in Afghanistan.
La famiglia e gli amici in Arabia Saudita
Di più. L’intera famiglia Bin Laden ha fatto fortuna proprio in America (ironia della sorte in alcuni casi proprio facendo affari con la famiglia Bush). In particolare, il fratello Salem ha fondato nel ‘73 ad Austin, nel Texas, la compagnia aerea Bin Laden Aviation ed il suo miglior amico Kheld Bin Manfuz e’ stato l’uomo chiave dell’affaire BCCI (uno scandalo americano di proporzioni enormi riguardanti finanziamenti occulti e irregolari a formazioni guerrigliere in America Latina ed in Medio Oriente con denaro anche proveniente dalla droga).
Bin Laden viene comunemente descritto come un miliardario ma in realtà sulla sua reale posizione patrimoniale si hanno poche notizie. Certamente viene da una ricca famiglia molto ben introdotta in Arabia Saudita. I suoi parenti (ha quattro mogli, diversi figli, circa 50 tra fratelli e sorelle) sono titolari di un vero e proprio impero economico, il Saudi Bin Laden Group (SBG) con interessi nel settore petrolifero e nelle costruzioni. Molti di essi lo hanno rinnegato e Osama Bin Laden e' pure stato cacciato dal suo paese per aver criticato la monarchia saudita allorché questa fece entrare nel suo territorio truppe statunitensi (gli “infedeli") per pianificare la Guerra del Golfo contro Saddam Hussein. Egli pero' sicuramente può contare ancora sui parenti e amici più stretti. Da questi e su questi bisogna allora cominciare le indagini bancarie e finanziarie, per trovare il patrimonio di Bin Laden e non tanto su lui personalmente (che sapendo di essere ricercato da anni dalle migliori polizie internazionali si sarà guardato bene dall'agire con il proprio nome). Insomma, appunterei le prime indagini - cosa che sicuramente gli 007 statunitensi, inglesi e israeliani stanno facendo - proprio in Arabia Saudita. E' questo un paese davvero strano, con potentati finanziari e governanti reali che vanno a braccetto con gli Stati Uniti ma con l'integralismo islamico nel cuore. Probabilmente e' proprio da lì — oltre che dall’Iraq di Saddam Hussein - che partono i finanziamenti più cospicui e più occulti a favore dei terroristi, magari sotto forma di donazioni ed elargizioni umanitarie e di beneficenza. In Arabia Saudita, la maggior parte del denaro proveniente dall'aumento del prezzo del petrolio (da 4 mila a 8 mila miliardi di dollari sostengono gli analisti) si e' letteralmente volatilizzato andando ad alimentare l'extrabudget e soprattutto la corruzione.
L’apertura dei forzieri nei paradisi fiscali
Purtroppo manca una qualsiasi normativa in materia di controllo dei flussi di miliardi che entrano ed escono da quel paese. Non esiste, come in quasi tutti i paesi del Medio Oriente peraltro, una legge contro il riciclaggio. Eppure le connessioni saudite tribali e familiari di Bin Laden sono l'inizio della catena dell'indagine da cui non si può prescindere.
Anche a costo di imporre con la forza della persuasione (politica, diplomatica, economica e militare) ai regnanti sauditi di rivedere e rendere più trasparente la propria legislazione societaria, bancaria e finanziaria interna. Cosa questa che solo gli Stati Uniti hanno la forza e la possibilità di fare.
Il canale terminale della rete finanziaria di Bin Laden va invece ricercato in alcuni specifici paradisi fiscali, in particolare delle Bahamas e del Liechtenstein, ove vanno cercati i suoi collegamenti con esponenti della mafia russa (già, proprio di quella Russia tanto odiata e combattuta da Osama). A Vaduz ed a Nassau ancora oggi esistono e prolificano alcuni studi legali e fiduciari di comodo — conosciuti e conoscibilissimi per chi e’ del mestiere e conosce un po’ la storia delle transazioni finanziarie internazionali (anch’io ho avuto modo di individuarli ai tempi di Mani Pulite)— che fanno da schermo impenetrabile alle più smaccate operazioni di riciclaggio del denaro provenente dalla droga e destinato al commercio delle armi. Perché bisognerebbe indagare su costoro? Ma perché Bin Laden deve tutti i giorni comprare armi e munizioni ed in Afganistan le uniche cose che ha a disposizione per farvi fronte sono l’oppio e l’eroina. E perché la mafia russa? Perché e’ l’unica organizzazione "vicina" territorialmente all’Afganistan in grado di fornire ogni tipo di armi a Bin Laden (più dell’Iraq, più del Sudan che pure sono suoi abituali fornitori ma le cui operazioni sono sotto il costante controllo degli USA). Che fare allora, in concreto? Bisogna setacciare ed acquisire ogni documentazione esistente presso gli studi legali e finanziari sospetti con sede nei predetti paradisi fiscali, con operazioni non giudiziarie ma dei servizi segreti. Non e’ possibile, infatti, ricorrere alla Magistratura di quei paesi per avere regolari mandati perché e’ troppo ingessata da una legislazione di favore e di copertura, dovuta al fatto che quei paradisi fiscali si mantengono e ingrassano proprio e solo per questo particolare tipo di economia.
Lo so, i "puristi" del diritto inorridiranno di fronte a questa proposta ed anche a me, da ex magistrato, ripugna ma, come ha detto il Presidente degli Stati Uniti, siamo in guerra e questa guerra va combattuta anche con "armi non convenzionali". Tra queste può e deve rientrarci l’apertura — anche forzata ed occulta — dei forzieri e dei documenti depositati nei paradisi fiscali, al di la’ e al di fuori dei "conniventi" vincoli di legge di quei paesi. Non a caso, d’altronde, il Governo statunitense, pochi giorni dopo l’attentato alle Torri Gemelle ha istituito un apposito organismo investigativo, il Foreign Terrorist Asset Tracking Center (FTATC), alle dipendenze del Ministero del Tesoro ( ed anche questo la dice lunga) con lo specifico scopo di dirigere e coordinare il lavoro di intelligence nazionale ed internazionale per rintracciare banche, finanziarie e fiduciari che in qualche modo forniscono sostegno ai criminali. Probabilmente questo organismo dovrà "saltare" le procedure delle "rogatorie" se vuole che il suo lavoro abbia successo ma, d’altronde, trattasi — per stessa ammissione di Bush — di una "guerra sporca" e individuare e sequestrare la contabilità occulta degli "gnomi" (cosi’ vengono chiamati in gergo i fiduciari che operano nei paradisi fiscali) e’ un atto necessitato per tagliare le vie di rifornimento economico ai terroristi.
I rapporti con gli "Stati Canaglia"
Un altro cordone ombelicale che consente a Bin Laden ed ai suoi seguaci di armarsi e guerreggiare e’ il rapporto di sangue che lo lega ad alcuni rais e dittatori che ancora spadroneggiano in Medio Oriente (Saddam Hussein in particolare). Insomma ci sono, in Medio Oriente, nazioni produttrici di petrolio che sponsorizzano e foraggiano il terrorismo. Sono i cosiddetti "Stati canaglia" (ad esempio Iran, Iraq, Libia, Siria, Sudan) che aggirano gli embarghi e le sanzioni dell’ONU con triangolazioni di comodo al fine di fare soldi e di destinarne una parte a favore di quei terroristi disponibili ad azioni criminali nei confronti di quei paesi occidentali che hanno decretato l’embargo. Come avvengono le triangolazioni illegali? Ad esempio, in Iraq, l’ONU ha autorizzato Baghdad ad esportare 90 mila barili di greggio al giorno in Giordania in cambio di cibo e medicine. Nell’oleodotto che collega i due paesi, pero’ transitano oltre 150 mila barili al giorno di petrolio ed allora Damasco tiene per se’ il petrolio iracheno ed esporta il proprio. C’è da scommettere che Saddam utilizzi il maggior denaro incassato per attività del tutto diverse da quelle umanitarie. Ecco, l’Occidente deve smetterla di tollerare simili furbizie e richiamare Stati amici e moderati come la Giordania a non fare i "furbi”, a non fare il "doppio gioco". Certo, per farlo molti paesi occidentali (Italia compresa) devono darsi una "regolata" anche loro e non fare i furbi a propria volta. Che senso ha, ad esempio, decretare l’embargo del petrolio dall’Iraq e poi acconsentire e incentivare la presenza in quel paese di primarie compagnie petrolifere come l’Elf, l’Agip, la Mobil per estrarre maggior petrolio? E che dire delle laute commesse per infrastrutture che vengono commissionate e realizzate da multinazionali occidentali proprio negli "Stati canaglia"?
L’ipocrisia dell’Occidente
Insomma, fino ad oggi vi e’ stata, in Occidente, anche tanta ipocrisia nella lotta ai paesi finanziatori del terrorismo: a parole molte condanne, nei fatti parecchi affari. Ed allora ritorna il dilemma di sempre: ma chi comanda nei paesi occidentali? Il Governo reale corrisponde al governo reale? Non e’ che nella realtà le lobbies economiche e finanziarie condizionano le attività e le decisioni politiche? Ma questa e’ un’altra storia ed e’ bene tornare alla nostra virtuale caccia al tesoro di Bin Laden. Per esempio, con una indagine mirata sulla compravendita in borsa di alcuni titoli a rischio nei giorni a cavallo della strage di New York (azioni di compagnie aeree e di società assicurative). Si sa che qualcuno ha speculato su questi titoli con il sistema dei "future", vale a dire "vendendo oggi quel che si paga al prezzo di domani". Ad esempio comprando un’azione delle United Airlanes (la compagnia aerea proprietaria dei velivoli abbattuti) che il giorno prima della strage poteva valere (mettiamo) 1000, il giorno dopo valeva 100. Ciò vuol dire che solo chi conosceva in anticipo cosa sarebbe successo di lì a poco poteva arrischiarsi a commerciare in simili tipi di "future", speculando in borsa. Cose queste che potevano sapere solo i fiancheggiatori, i finanziatori e i mandanti dei terroristi che hanno agito. Un’indagine mirata su queste speculazioni potrebbe portare a scoprire il "terzo livello" dell’organizzazione (e magari — ed e’ probabile che così sia — individuando insospettabili magnati dell’odiato Occidente in combutta con i fondamentalisti islamici di Bin Laden).
Come si può notare, i filoni di indagine da coltivare possono essere tanti e quelli descritti sono solo alcuni. E nemmeno i più sofisticati. Ma lasciamo gli specialisti fare il loro mestiere e non anticipiamo i tempi, anche per non disperdere il vantaggio del "fattore sorpresa".


Andrea Purgatori*

Qual è il tuo parere sull’attacco agli USA?
Siamo di fronte ad uno scenario di terrorismo internazionale e siamo di fronte, per la prima volta, alla perdita da parte degli Stati Uniti di un fortissimo supporto psicologico che era quello della lontanza geografica dai fatti e dalle cose del mondo. Cioè ciò che consentiva agli americani – e non soltanto alla gente, ma anche alle varie amministrazioni che si sono succedute – di sentirsi intoccabili rispetto al problema del terrorismo. Si tratta di un atto abominevole come tutti gli atti di terrorismo, ma è evidente che segna una disfatta totale e completa dell’Intelligence americana che, per molti anni, è stata certamente ossessionata dal primato della tecnologia. E oggi gli americani scoprono improvvisamente che possono avere tutti i satelliti che vogliono, ma se un kamikaze si mette alla cloche di un aereo e va contro le Torri Gemelle, riesce a farlo senza che se ne accorga nessuno.
Oggi l’America ha deciso di punire Bin Laden, le prove della sua colpevolezza sono state portate alla NATO.  Per farlo Bush e i suoi hanno stretto relazioni politico-diplomatiche su cui bisogna probabilmente interrogarsi. Improvvisamente assistiamo ad una serie di cambiamenti di alleanze sullo scacchiere internazionale per cui il Pakistan, che detiene un armamento atomico, è uno dei paesi a più forte repressione del mondo, ha probabilmente la più alta percentuale di bambini schiavi sfruttati nelle fabbriche di tappeti, ha un regime instauratosi con un colpo di Stato, diventa il braccio destro dell’Occidente in questa operazione. E tutto quello che ho appena detto viene automaticamente cancellato, così come viene cancellato per altri paesi, per esempio l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi; entrambi, insieme al Pakistan, erano gli unici a riconoscere il regime di Kabul. L’Arabia Saudita è basata su un sistema che definire medievale e barbaro, quasi a livello dei Talebani, è un eufemismo. Gli Emirati Arabi Uniti sono tali e quali. Per di più, vorrei aggiungere, che la BCCI, cioè la banca di proprietà dell’emiro del Dubai, è stata implicata nei più grossi scandali e traffici di armi, compreso l’Iran-Contra, che si sono verificati nel mondo. Allora penso che sia assolutamente legittimo andare a prendere Bin Laden, così come tutti quanti gli altri. Vorrei quindi capire che cosa significa andare a caccia di terroristi, vuol dire di tutti i terroristi o solo di alcuni...?

A quanto pare, a seconda di quello che ci serve...
E questo, secondo me, è inacettabile.

Lo stesso Bin Laden è stato prima molto comodo alle mire statunitensi.
La famiglia Bin Laden è stata, dal 1974 al 1985, partner di Bush insieme a quell’altro signore che era della BBCI. Bin Laden è stato addestrato dalla Cia e pagato per combattere i sovietici e adesso è diventato il nemico numero uno. Mi sembra che si stia ripetendo più o meno la stessa storia che c’è stata con Saddam Hussein.
Lo stesso accade con la questione israelo-palestinese. Spingiamo affinché si realizzi la pace, ma continuiamo a vendergli le armi e gli aerei... poi è anche vero che il Presidente degli Stati Uniti non si elegge se la lobby ebraica non dice «sì». Quindi siamo daccapo. Però qualcuno queste cose deve continuare a dirle. Ciò non cancella una virgola nelle responsabilità abominevoli che ha Osama Bin Laden.

Non esiste causa al mondo che possa giustificare il sacrificio di esseri umani, né da una parte, né dall’altra.
Assolutamente però, ripeto, mi sembra che poi su queste cose ci si muova molto sull’onda dell’emozione senza rendersi conto che i primi ad essere stati colpiti, cioè gli americani, si muovono sì sull’onda dell’emozione, ma anche seguendo delle linee di politica internazionale molto precise.

Anche perché insieme alle Torri per un po’ è caduta anche l’economia, per poi risalire in maniera vertiginosa.
Certamente, infatti, nel momento in cui le Torri bruciavano e crollavano si continuava a speculare sul petrolio. Noi europei non abbiamo chiuso la borsa. E’ importante, a mio avviso, che si mantenga sempre la memoria degli eventi, poiché mentre leggo un libro non è che ogni volta che giro pagina mi dimentico quello che ho letto nella pagina precedente, altrimenti è finita ed è inutile voler leggere. Leggerei come un cretino e io il cretino non lo voglio fare. Voglio vedere Osama Bin Laden in manette, lo voglio vedere punito, lo voglio vedere processato per i crimini che ha fatto, però voglio capire perchè improvvisamente, nel giro di quattro giorni, noi siamo diventati alleati del Pakistan. Me lo devono spiegare. È solo perché ci dà le basi aeree? Allora possono decidere che il nostro Paese debba fare una politica spregiudicata in questo modo. Perché abbiamo dovuto aspettare noi gli Stati Uniti e non l’abbiamo riconosciuto noi il Pakistan come paese amico e gli abbiamo tolto l’embargo prima dell’attentato?
Sto semplicemente dicendo che qualcuno, da qualche parte, in  fondo allo scaffale di una libreria, la memoria di queste cose la deve mantenere. Altrimenti fra tre mesi non capiremo più da che parte siamo, con chi siamo, chi sono le persone con cui stiamo parlando e a chi stringiamo la mano. Già faccio fatica a capire chi è il mio primo ministro e che cosa sta dicendo, figuriamoci se devo pure pormi il problema se divento amico di uno che ha la bomba atomica e l’ha costruita di nascosto, facendo gli esperimenti, non curante di tutta la comunità internazionale. Insomma mi devono spiegare perché improvvisamente mi trovo sotto braccio con Musharraf.
Anna Petrozzi
*giornalista


Gianni Minà

Secondo te è realmente possibile identificare in Osama Bin Laden l’unico responsabile dell’attacco all’America?
Bin Laden è un uomo in possesso di enormi capitali, addestrato alla guerra dalla Cia, motivato da un grande sentimento religioso ma questo attentato, per la sua “grandezza”, ha molti punti da chiarire. I kamikaze che vi avrebbero partecipato erano piloti esperti e ciò ci obbliga a domandarci dove fossero i servizi di Intelligence, L’Fbi ecc. nella “fase di preparazione” dell’attacco e se nell’apparato dei Servizi si nascondessero dei complici. Perché una strage di questo tipo non la si può fare se non si hanno dalla propria parte “certe persone”  in “certi organismi vitali”. E queste persone o le si convince con la religione o, più semplicemente, le si compra. Nel mondo moderno e specialmente negli Stati Uniti, si compra tutto anche la coscienza e l’anima di una persona. Ce lo dimostra il fatto che nei due giorni precedenti l’attentato ci sono stati stranissimi ed enormi movimenti in borsa: quindi qualcuno sapeva e si è preparato a sfruttare in modo cinico quello che sarebbe successo. C’è chi dice che potrebbe trattarsi dello stesso Bin Laden, che prima di tutto è un miliardario, ma i movimenti sono così ingenti che non possono essere riconducibili ad una sola persona o ad un singolo gruppo. Allora chi sono i complici cinici che sapevano ma che non hanno detto niente perché avrebbero guadagnato somme immense? Altra cosa: gli Stati uniti erano vicini ad una recessione economica e questa tragedia rimette in marcia l’industria delle armi delle quali loro sono i più grandi produttori al mondo. Sarà quintuplicata la vendita sia degli apparati di offesa che di difesa. Allora è chiaro che Bin Laden nelle migliori delle ipotesi ha colpito un ventre molle, nella peggiore ha colpito avvalendosi della complicità di alcuni settori statunitensi.

Perciò un suo eventuale arresto cosa comporterebbe?
Io spero, se questo è un mondo che parla di democrazia, in un processo serio e rigoroso. Magari in uno dei primi stati colpiti dal suo terrorismo, ad esempio il Kenia o il Sudan… perché i morti non valgono solo quando sono occidentali. Quando negli anni Ottanta c’è stato il genocidio delle popolazioni Maya in Guatemala, non c’è stata una mobilitazione mondiale di tale portata. Eppure si contavano duecentomila morti, un milione di profughi interni, trentamila desaparecidos, seicentoventisette massacri accertati, tremila cimiteri clandestini, cifre al cui confronto il Kossovo non è stato quasi nulla. L’Onu ha accusato il governo degli Stati Uniti di essere stato complice di questo genocidio finito agli inizi degli anni Novanta e Clinton, nel ’99, è volato di corsa in Guatemala per scusarsi (anche se per un indulto nessuno dei militari guatemaltechi coinvolti in questo genocidio pagherà mai). I Maya, con spirito di rassegnazione, hanno accettato questa tragedia della loro storia ma alcune schegge del mondo musulmano non sono così pazienti e hanno pensato di reagire in altro modo. Quello che questi attentatori hanno fatto è vergognoso ma non si può dimenticare l’antefatto, la storia perché si rischia di non trovare una spiegazione a quello che è successo e quindi rischiare che si ripeta. Dietro a tutto questo c’è sicuramente un gioco grande: il mondo occidentale non aveva più nemici e non sapeva più come giustificare le proprie politiche di rapina o di aggressione in buona parte del mondo, specie nel sud. Ora ha di nuovo la possibilità di farlo. Lorenzo Baldo


Giulietto Chiesa


E’ possibile identificare in Osama Bin Laden l’unico responsabile degli attentati in America?

Ritengo che l’identikit di Osama Bin Laden stia bene all’interno di un gruppo di criminali che, probabilmente, ha organizzato questi attentati. Non credo che tutto il problema si risolva in lui, penso piuttosto che in lui gli Stati Uniti cerchino una via d’uscita troppo facile, illusoria o autoillusoria per venire incontro all’inquietudine dell’opinione pubblica americana e mondiale. Ritengo quindi si debba cercare anche altrove, analizzare quello che è accaduto a livello globale in questi anni e rendersi conto che l’Occidente ha delle grandi responsabilità nell’aver portato il mondo nello stato in cui si trova. Questo comunque non giustifica minimamente l’atto terroristico e non c’è causa che meriti di essere confrontata con questa mostruosità. Non bisogna però dimenticare che il mondo era da tempo sull’orlo di una catastrofe e questa tragedia è stata in qualche misura preparata e organizzata. In questi ultimi dieci anni la follia della trasformazione di tutto in denaro e in mercato, dell’abolizione di ogni regola, di ogni criterio di guida e di controllo collettivo, del trionfo dell’egoismo più sfrenato e della violenza più immotivata, non è stata creata dall’estremismo islamico, ma dall’Occidente. Quindi o si sarà capaci di fare una riflessione collettiva con un minimo di legalità internazionale, assegnando per esempio il compito dell’individuazione dei responsabili e della scelta dei criteri con cui punirli ad un organismo che rappresenti l’intera comunità internazionale e non solo l’Occidente, oppure credo che sprofonderemo tutti in una catastrofe.

Ma chi finanzia i talebani e Bin Laden?
Si tratta di uomini e organizzazioni strettamente legate alla finanza mondiale. Già si sapeva che una quota cospicua dei grandi movimenti finanziari che girano per le borse di tutto il mondo, che si riciclano e che penetrano fino in casa nostra sono di provenienza illegale, sporca, legata alla droga e al commercio delle armi. Le banche mondiali hanno trattato con questi denari e li hanno gestiti sapendo da dove venivano e facendo finta di niente. La finanza internazionale è pienamente responsabile di aver sovvenzionato il terrorismo internazionale. E voglio sottolineare direttamente responsabile sulla base dell’esempio russo, quando si è visto che il Fmi non ha avuto esitazione ad elargire immense quantità di denaro, in termini di miliardi di dollari, a uomini la cui reputazione era come minimo sospetta. Questo è il nodo. Sono le borse a finanziare il terrorismo internazionale e bisogna dirlo con grande chiarezza. Per cui si potrà bombardare l’Afghanistan, ma non si risolverà il problema poiché gli obiettivi da bombardare, se si vuole essere franchi, sono ben altri.

Quale crede che sarà la prossima mossa da parte degli Stati Uniti?
Gli Usa hanno detto che cominceranno una guerra e la stanno iniziando. Attaccheranno l’Afghanistan, cattureranno o forse riusciranno ad uccidere Bin Laden, ma il problema del terrorismo resterà assolutamente intatto poiché ancora in funzione. E l’ira di milioni di uomini del Terzo Mondo non sarà affatto diminuita, ma aumentata.

Il “gioco grande” di cui parlava Falcone, che vedeva coinvolti politici, imprenditori, grandi finanzieri e le stesse mafie, quanto centra nell’attentato alle Torri Gemelle?
Centra moltissimo. Per quello che abbiamo sinora detto è chiaro che non può essere una sola persona ad aver compiuto questa operazione. Si tratta di una “cupola”, come avrebbe detto Falcone, di personalità che hanno i piedi e le mani dentro la finanza internazionale, conoscono i meccanismi e sanno dove e quando colpire. Con tutta probabilità qualcuno, anche nel mondo arabo ma non soltanto lì, ha fatto i suoi conti e ha pensato che era giunto il momento di staccarsi dalla protezione americana e di giocare per conto proprio. Questa, più o meno, è la mia interpretazione dei fatti. Forse, per citare un esempio, qualche gruppo dirigente o qualche spezzone di gruppi dirigenti del mondo arabo ha ritenuto che la crisi dell’Occidente fosse ormai giunta ad un livello caldo e che occorresse a questo punto sferrare il colpo. Non sono dei capitalisti convinti della libertà del mercato, ma dei mercanti cinici e brutali che fanno i loro conti economici più o meno con la stessa brutalità e cinismo che sono stati propagandati in questi anni a proposito della concorrenza come unico motore del mondo. Anche loro fanno la concorrenza, una concorrenza medievale.

Quindi, in questo senso, al pari della mafia?
Di settori della mafia nella sua accezione più vasta, quella che ricicla grandi quantitativi di denaro sporco. Lorenzo Baldo


Ferdinando Imposimato

Dottor Imposimato, perché solo in seguito all’attacco alle Torri Gemelle si è scoperta l’esistenza di una rete terroristica così potente a livello mondiale? Ed è possibile, secondo lei, che dietro Bin Laden ci sia una componente araba interessata a prendere il potere economico in Occidente?
Quanto è accaduto era prevedibile poiché i segnali di un’offensiva massiccia da parte di Bin Laden in Occidente erano numerosi e sono stati completamente ignorati. Bin Laden aveva due esigenze: portare un attacco armato militare contro i suoi principali nemici - Stati Uniti, Israele e paesi occidentali che li appoggiano - e fare propaganda armata. E lo rendeva noto tramite videocassette, dichiarazioni, comunicati, interviste rilasciate a giornalisti occidentali. Persino durante alcune operazioni terroristiche compiute in Italia, per esempio subito dopo l’assassinio di Massimo D’Antona, ci sono state delle risoluzioni delle Br in cui si osannava Bin Laden. E questo significava che esisteva una rete di collegamenti molto stretta tra gruppi armati, anche europei, tanto da poter tranquillamente ipotizzare dei finanziamenti. Quando si leggono i comunicati degli anarchici, delle Br, di tutte le organizzazioni terroristiche attualmente operanti, si nota che c’è una straordinaria identità negli obiettivi poiché tutti parlano di Stati Uniti, di imperialismo, di Nato. E poi c’è la questione, dimenticata da molti, del mancato attentato all’ambasciata americana dello scorso 5 gennaio. Fu sventato perché i servizi segreti stranieri informarono la Cia che a sua volta informò i servizi italiani riuscendo ad impedire che si verificasse una situazione analoga a quella delle Torri. Anziché usare un aereo in quell’occasione avrebbero usato dei missili. È da tener presente, infine, che già nel 1975 c’era stato un primo tentativo di attacco kamikaze della Jihad islamica all’ambasciata a Roma, casualmente scoperto dai nostri servizi segreti. Da quella volta attorno all’ambasciata costruirono pure una barriera.

A quell’epoca Bin Laden ancora non c’era…
Lui era giovane, ha cominciato ad agire nel ’78-’79 anche se già nel ’75-’76 si muoveva tra l’Arabia Saudita e il sud dello Yemen. Quando fu invitato ad andarsene dall’Arabia Saudita cominciò il suo pellegrinaggio attraverso i paesi del Medio Oriente, in particolare nello Yemen e nel Sudan e poi si stabilì in Afghanistan. Sempre corteggiato dai servizi segreti.

Anche il primo attentato alle Torri Gemelle, nel ‘93,  fu opera sua.
Fu ordinato da Bin Laden il quale ci teneva a far sapere che era stato lui poiché non gli interessava affatto del processo penale, gli importava soltanto colpire il nemico.

Ma allora perché questa volta non l’ha rivendicato e, anzi, si dichiara innocente?
Non l’ha rivendicato poiché avrebbe coinvolto non soltanto la sua organizzazione di Al Qaeda, ma diversi paesi con i quali i vari terroristi di cui si è servito erano collegati. Non c’è comunque dubbio che l’input lo ha dato lui anche se ha dovuto negarlo. La cosa più importante ora è domandarsi se sarebbe stato possibile prevenire il disastro e la mia risposta è: sì. Nel 1981 ho scritto in una sentenza che nel nostro territorio hanno agito servizi segreti contrapposti (vedi quelli di Mossad, Palestina, Libia, del Kgb, ecc.) che, per quanto fossero in guerra tra di loro, avevano il comune interesse, seppure per ragioni diverse, di destabilizzare l’Italia e l’Occidente e di trasportare la guerra del Medio Oriente in Europa. Oggi, per quanto riguarda gli attentati a New York, assistiamo ad uno strano palleggiamento di responsabilità in cui il Mossad non nega di aver avuto conoscenze, ma anzi afferma di aver informato la Cia che, a sua volta, smentisce. Vedo quindi un interesse politico, strategico e militare da parte del Mossad a non cercare di impedire una serie di avvenimenti terroristici, che certamente non sono stati preparati da loro, ma che loro hanno consentito che avvenissero senza fare nulla per impedirlo.

Ma, secondo lei, è vero che i servizi segreti americani non erano a conoscenza dell’attentato oppure anche loro hanno permesso che accadesse?
Gli Usa disponevano di alcuni testimoni, tra cui un ex-ufficiale dell’esercito egiziano, appartenente all’organizzazione di Bin Laden, che aveva detto tutto quello che sapeva sulla serie di atti terroristici che sarebbero stati messi in atto dall’organizzazione. Inoltre, l’11 settembre ai servizi segreti è giunto un avvertimento in codice riguardante un possibile attentato a Bush. Chi ha messo in guardia il Presidente non poteva non conoscere gli altri obiettivi e per comunicare ha usato un codice segreto interno ai servizi segreti americani. Come dire che le organizzazioni terroristiche sono collegate e protette proprio dai servizi segreti.

Secondo me anche l’Arabia Saudita gioca un ruolo importante.
Lo dimostra il fatto che il 90% degli attentatori dell’11 settembre erano originari dell’Arabia Saudita. La propaganda di Bin Laden, inoltre, è molto efficace perché lui non parla solo del martirio dei palestinesi, ma, soprattutto, dello sfruttamento da parte degli Stati Uniti dei giacimenti petroliferi arabi e algerini. Lo scenario, inoltre, è grave e preoccupante poiché le cose che Bin Laden dice hanno una presa enorme non solo sugli islamici irriducibili, ma anche sui gruppi armati europei e su una parte del mondo politico.

Cosa potrebbe accadere?
Innanzitutto questi terroristi hanno immense disponibilità economiche e i finanziamenti provengono sia dai paesi arabi che dal traffico della droga dei talebani. Sono poi in possesso di armi nucleari - che sono state loro procurate anche dalla mafia, in parte da quella russa - che useranno nel caso in cui l’America facesse il gravissimo errore di intervenire con i bombardamenti. Per questo dico che andrebbero combattuti prima che con le armi con l’intelligenza. Temo inoltre un’estensione del conflitto - poiché molti sono i paesi nemici dell’America - e una rappresaglia da parte degli “infiltrati” attraverso attentati terroristici da cui difficilmente riusciremo a difenderci. Questo perché i terroristi sono così compenetrati nella nostra struttura che non riusciamo a percepirne la presenza se non quando hanno compiuto gli attentati.

La prospettiva è apocalittica.
Per il momento mi auguro che non sia così, però è certo che loro dispongono di strumenti di sterminio di massa a cui sarebbero pure disposti a ricorrere nell’ipotesi in cui si vedessero messi spalle al muro dai bombardamenti. E se il nostro obiettivo è quello di isolare Bin Laden, sarà invece lui ad isolare Bush e tutto il mondo occidentale. Secondo me, infatti, per prima cosa dovremmo scoprire, attraverso le indagini, chi sono i terroristi e chi li sostiene e solo in un secondo momento colpire. Partire in quarta significa combinare un disastro. È stupido attaccare l’Afghanistan per cercare un uomo che, anche se si riuscisse ad ammazzare, diverrebbe un martire. Il vero problema sono i terroristi che si trovano in Europa e in America: migliaia di persone pronte a dedicare la vita per ordine di Bin Laden o di chi dovesse succedergli. E questi hanno anche l’appoggio delle banche.

Appunto. Ma è possibile che le banche europee e americane non si siano rese conto che i terroristi si stavano finanziando, appoggiati dalle mafie, con il narcotraffico e il mercato illecito delle armi?
Il 75 per cento dei capitali depositati nelle banche della Florida proviene dal traffico di droga e questo loro lo sanno perfettamente. Il cinismo dell’alta finanza, dispiace dirlo, passa anche da quì. Un po’ alla volta si scopriranno intese, accordi e alleanze che ora sono assolutamente inimmaginabili; per esempio con esponenti di servizi segreti deviati. Ora, ripeto, bisognerebbe innanzitutto evitare una risposta di tipo militare agli attacchi, poiché è quello che desidera Bin Laden. Prima bisogna scoprire come stanno veramente le cose e poi si interviene.
Giorgio Bongiovanni

Padre Zanotelli: <<Peggio di così è impossibile>>

Lo scenario che si va delineando in seguito all’attacco terroristico subito dagli Stati Uniti peggiorerà le condizioni di vita nei Paesi poveri del mondo, soprattutto in Africa. È la previsione formulata da James D. Wolfensohn, presidente della Banca mondiale, secondo cui circa la metà dei bambini che moriranno nel mondo a causa della miseria saranno africani. Ma non solo. Le conseguenze economiche che derivano dalla nuova crisi internazionale produrranno un abbassamento del reddito in molti Paesi. La stima della Bm è che 10 milioni di persone saranno ridotte in povertà il prossimo anno. Di queste, tra il 20 e il 30 per cento saranno africane. Il Subsahara, inoltre, sarà la regione del mondo che pagherà il prezzo più caro, con i suoi 300 milioni di poveri e la totale assenza di una qualsiasi rete di assistenza. “Ad ascoltare queste cose, si rimane a bocca aperta e si riceve un pugno nello stomaco”, dichiara alla MISNA padre Alessandro Zanotelli, missionario comboniano presso la baraccopoli di Korogocho a Nairobi (Kenya). “In Africa non si può stare peggio di così – continua il sacerdote – e Nairobi in questo senso è emblematica. Si può essere rapinati in ogni momento, la criminalità è diffusissima e la gente chiede sicurezza. Ma come si fa a garantirla se manca la giustizia? In questa città i poveri sono centinaia di migliaia, gente disperata senza un futuro”. Padre Zanotelli non accetta la logica che traspare dietro le cifre illustrate dalla Bm. “Voglio riflettere sui fatti terroristici negli Usa – prosegue il missionario – perché, aldilà dell’orrore per il sangue innocente versato, è incredibile come non si riesca a capire che non è possibile andare avanti così. Questi fatti vanno letti per quello che sono. Dopo oltre 10 anni dalla fine della guerra fredda, l’abisso tra ricchi e poveri è aumentato velocemente. Come si fa a non capire che senza giustizia non c’è sicurezza e, quindi, nemmeno futuro? Anziché rimettere in discussione gli stili di vita in Europa, negli Usa e in Giappone, si pensa ad usare nuove armi. In questo modo sarà la morte, e non solo ecologica. È scoppiata una crisi antropologica e il germe della violenza ci è scappato di mano. Questi sono segni che non c’è futuro, mentre avremmo tutti i mezzi per rendere questo mondo un paradiso”.

 

Padre Benjamen

E’ possibile vedere nella figura di Osama Bin Laden un unico responsabile degli attentati all’America?
Queste organizzazioni fondamentaliste sono strutturate attraverso una rete mondiale: i gruppi estremisti si stanno organizzando coordinandosi tra loro, potendo oggi disporre di mezzi di comunicazione, mezzi economici e uomini. Quattro mesi fa, il presidente egiziano Mubarak è venuto in Europa, ha incontrato il presidente Ciampi e altri capi di Stato e ha segnalato loro il reale pericolo di un attentato terroristico in Occidente. Tutto questo dimostra che non può trattarsi di un solo uomo o di una sola organizzazione, ma di un insieme di organizzazioni simili a quella di Bin Laden, collegate tra loro e che dispongono di cellule in Europa e in tutto il mondo occidentale. La sera dell’11 settembre le televisioni straniere hanno mostrato, tra le altre cose, come avviene il reclutamento dei militanti anche presso cittadini che spesso non sono nemmeno arabi o musulmani, ma inglesi, irlandesi, tedeschi, francesi ecc.. E’ chiaro, quindi, che si tratta di un’organizzazione internazionale composta da gruppi tra loro collegati. È questo il problema fondamentale.

Chi finanzia questi gruppi, tra cui quello di Bin Laden?
In realtà credo che non se ne sappia niente. Sembra che Bin Laden sia proprietario, in America, di tre reti satellitari, di due o tre carte di credito, nonché di palazzi sparsi in diversi paesi d’Europa. La rete finanziaria del suo impero collega trenta paesi, la maggior parte dei quali arabi, ma anche europei. Se in soli pochi giorni sono venute alla luce tutte queste informazioni significa che già se ne era a conoscenza.
Non si è nemmeno più parlato del fatto che Bin Laden fosse inizialmente finanziato dalla Cia.
In Francia, a differenza dell’Italia, ne hanno parlato tanto. Si sa che durante l’occupazione sovietica in Afghanistan la Cia finanziava l’America che sosteneva i Taleban contro i russi. Ora, alcuni terroristi sono risultati essere originari dell’Arabia Saudita, degli Emirati e dell’Egitto e il figlio del re dell’Arabia Saudita è contro la presenza americana ed è amico di Bin Laden. Si tratta, quindi, di un intreccio estremamente complesso poiché coinvolge anche paesi tradizionalmente alleati con gli Usa.

Per quale motivo si è scatenata quella polemica dopo il suo intervento a Porta a Porta?
Per l’irresponsabilità dei giornalisti che mi hanno invitato. Anche Francesco Rutelli mi ha confessato il suo disappunto per quanto accaduto. Venerdì 7 settembre ad un rinfresco di nozze ho parlato ad alcuni parlamentari e un magistrato amici miei dei tanti rapporti dell’Onu che mettono in guardia rispetto alla riorganizzazione dei fondamentalisti. Poi ho esclamato: <<Immaginate se, così organizzati, un giorno si impossessassero di un aereo e provocassero una strage….>>. Era solo un esempio come tanti, ma dopo l’11 settembre Michelini ha raccontato alla redazione di Porta a Porta che, quando mi trovavo a Ginevra a realizzare interviste per l’Onu, sapevo qualcosa sui paesi arabi. Così Vespa mi ha invitato e mi ha aggredito senza pensare che se i parlamentari con cui ho parlato non sono corsi a riferire le mie parole alle autorità di competenza è perché, ovviamente, avevo espresso solo considerazioni generiche sull’organizzazione dei gruppi estremisti. Ho così invitato Vespa a parlare direttamente con il ministro Ruggiero, con il quale avevo avuto la conversazione.

Secondo lei quali saranno le prossime mosse da parte degli Stati Uniti e dei paesi arabi?
Tutto il mondo lo vorrebbe sapere, poiché si tratta di un problema estremamente grave. Gli Usa, da un lato, si possono anche capire ma devono agire più con spirito di giustizia che con spirito di vendetta. Fino ad ora, però, si è fatta sentire solo la volontà di vendetta e ormai siamo di fronte ad una guerra dichiarata di cui non si conoscono i confini e ad un nemico invisibile che si trova ovunque. Se l’intervento sarà localizzato le perdite risulteranno minime e si potrà evitare che si sollevino i paesi arabi e si scatenino le organizzazioni integraliste. In caso contrario c’è il rischio che il conflitto si allarghi e divenga incontrollabile.

Il quotidiano L’Unità ha riportato la testimonianza di un ragazzo americano del quartiere di Harlem il quale sosteneva che in un certo senso l’America doveva aspettarsi qualcosa del genere per ciò che ha seminato in questi anni, bombardando tanti paesi del mondo.
Ho avuto modo di sentire i ragazzi italiani intervistati nelle scuole e ritengo siano stati i più ragionevoli. Uno di loro ha detto che se l’America si è fatta odiare in questo modo vuol dire che con questi paesi ha sbagliato politica. E il punto è proprio questo. Non ci rendiamo conto che ogni settimana paesi come l’Iraq vengono bombardati e che ogni volta che questo accade per i popoli, ad esempio, egiziani e tunisini è come se venissero bombardati loro fratelli. Le televisioni mostrano donne e bambini morti, immagini che in Europa non vengono divulgate, e tutto questo sta facendo cambiare la mentalità di quei paesi. La gente sta cominciando ad ascoltare con più attenzione l’appello lanciato dalle moschee che stanno fornendo tutti gli elementi dell’integralismo. Oggi il discorso anti-americano e anti-occidentale ha raggiunto tutti i livelli della società perché queste persone si domandano se è possibile che siano sempre loro “i cattivi”. È l’approccio politico che deve essere cambiato, quello strategico, di dialogo interculturale.

Ritiene che questo rientri in quello che Giovanni Falcone chiamava il “gioco grande” che vedeva coinvolti politici, imprenditori, alta Finanza e mafia?
Ormai tutto è globalizzato e lo sono anche la mafia e l’economia e, ce ne rendiamo conto adesso, pure il terrorismo. Questo ha ramificazioni che, per tanti aspetti, scopriremo piano piano attraverso nuove indagini. Chi lavora all’Onu ha trascurato questi elementi poiché non c’è l’interesse a cambiare politica con questi paesi. Ma con quella attuale, violenta, non si risolverà assolutamente niente.

Perciò, sopra a tutto c’è sempre l’interesse dei potenti che decidono quando scatenare una guerra e chi coinvolgere?
Certamente. Ricordo che quando lavoravo con i bambini della scuola di musica di Baghdad, prima dei bombardamenti del ’98 che sono arrivati all’improvviso, loro mi chiedevano per quale motivo venivano lasciati morire di fame e di paura, sapendo che il giorno seguente sarebbero ripresi i bombardamenti. Chiedevano per quale motivo loro non erano come i bambini degli altri paesi. Quei bambini oggi sono ragazzi di vent’anni psicologicamente distrutti, esclusi dalla realtà del mondo intero, bombardati e sottoposti ad embargo. E sarà estremamente difficile rimediare a questa loro disintegrazione psicologica poiché ciò che è accaduto e sta accadendo distrugge le anime. E non tenendo conto di questo si raggiunge il limite, quel limite che proprio ora è sotto gli occhi di tutti.
di Lorenzo Baldo


Minaccia per
 l’umanità


La più temuta e sbagliata risposta al terrorismo è precipitata. Gli Stati Uniti d’America con i loro alleati stanno colpendo l’Afghanistan. Oggi la guerra è cominciata. All’orrore del terrorismo si somma un altro orrore. Alle incolpevoli vite umane stroncate dai terroristi si possono aggiungere in queste ore vittime ugualmente incolpevoli di un’altra parte del mondo. Due torti non fanno una ragione.
Da oggi il destino dell’umanità si è fatto più incerto e più oscuro. Ogni persona in ogni parte del mondo è a rischio e può essere colpita. L’unica cosa certa è che il terrorismo non ne esce indebolito.

Gli organismi e il diritto internazionali e la volontà dei popoli sono le vittime politiche di questa scelta. L’Europa è di fronte ad un bivio. Se si accoda alla scelta americana nega la sua stessa esistenza. Il suo futuro, oggi più che mai, dipende dalla sua capacità di opporre il diritto internazionale al terrorismo e alla guerra e la scelta della pace per avviare una politica di cooperazione fra il Nord e il Sud del Mondo.
In un momento così drammatico per l’umanità chiediamo al popolo italiano di far sentire la sua voce per fermare la guerra; chiediamo a tutte le donne e a tutti gli uomini di buona volontà di qualunque cultura e religione di far sentire la loro voce; chiediamo ai lavoratori di pronunciarsi contro gli avvenimenti di queste terribili ore; ci appelliamo a tutte le Chiese perché le religioni non diventino ragione di conflitto, ma di tolleranza e di dialogo. Ci appelliamo al movimento antiglobalizzazione perché diventi il centro di un più ampio fronte di lotta per la pace e contro la guerra e il terrorismo.

Chiediamo a tutte le donne e agli uomini del partito della Rifondazione comunista in queste ore drammatiche di mobilitarsi, di diventare protagonisti unitari per la costruzione di un grande movimento pacifista.
Fausto Bertinotti


Nando dalla Chiesa

On. Dalla Chiesa qual è la sua opinione sulla guerra che si sta combattendo?
Credo sia giusto trovare e punire i terroristi e, se possibile, dare anche una dimostrazione di forza e di giustizia tramite un vero e proprio processo di fronte al mondo. Se poi venisse dimostrata l’esistenza di una centrale, con campi di addestramento nei quali è stato preparato l’attacco, sarei dell’avviso che, in assenza di statualità come si è attualmente in Afghanistan, quei campi di addestramento venissero colpiti con operazioni di guerriglia.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti ha dichiarato che potrebbero anche venir usate armi nucleari.
Fa parte del drogaggio dell’opinione pubblica che da parte dei giornali è estremamente irresponsabile. Sembra quasi che evochino la guerra come hanno evocato le vicende del G8, utilizzando un metodo da apprendista stregone: a forza di evocare qualcosa alla fine si materializza! E intanto l’opinione pubblica si abitua all’idea della guerra. Io invece credo che ci siano altri modi per colpire i responsabili e il rovesciamento dei regimi è un esempio. Contro i talebani avrebbero dovuto pensarci prima poiché l’oppositore afghano è stato lasciato morire nonostante avesse chiesto, inutilmente, finanziamenti in tutta Europa.

Si parla molto del fatto che la Cia abbia in passato finanziato prima Bin Laden. Affermare che l’ombra della grande finanza, e non mi riferisco solo a quella araba, possa nascondersi dietro il terrorismo è fare fantapolitica?
Non è fantapolitica, ma è uno scenario che possiamo soltanto abbozzare poiché è assolutamente inconsueto. Ad ogni modo dati obiettivi fanno ritenere che sia possibile. È tuttavia una strada da esplorare poiché è la prima volta che ci troviamo di fronte al collegamento tra terrorismo anti-occidentale e finanza.

Potrebbe scatenarsi una guerra tra Occidente e Islam? E altri paesi arabi moderati potrebbero insorgere per la voglia di vendetta?
Spero che gli Stati Uniti saranno così intelligenti da non portare la situazione a questo punto. Confido in una dimostrazione di forza in superficie a cui faccia seguito una grande operazione di Intelligence che duri un paio d’anni e faccia piazza pulita di queste centrali. Mi sembra il modo più sensato. Dovrebbe essere un’operazione di polizia internazionale.

Però gli Stati Uniti, nella persona del presidente Bush, la definiscono una lunga guerra, la guerra del terzo millennio. Cosa significa?
Sono le parole che magari, in questo momento, vanno dette agli americani. Bisogna tenere conto che Bush è un presidente di destra e si trova di fronte un’opinione pubblica sconvolta. Le cose, quindi, sono due: o promette di colpire i colpevoli e coloro che vi stanno dietro in tutti i modi, oppure parla di guerra. Ma certamente le parole hanno un peso e il termine “guerra” non si può usare così alla leggera. Può darsi anche che questa parola venga usata – come spesso accade in politica – per dare una soddisfazione psicologica al bisogno di vendetta di chi è stato colpito e ferito in quel modo e che poi alla fine si punti ad operare attraverso l’Intelligence. Ma questo sarebbe segno di una certa complessità politica e non so se Bush è il personaggio che la sa incarnare. E comunque è vero che parlare di guerra significa immettere un veleno nel circuito dell’opinione pubblica internazionale.

Ritiene che questa vasta propaganda giornalistica sulla guerra sia mirata o che sia soltanto questione di vendite?
È questione di superficialità, di vendite, del fatto che non ci si rende conto di quello che si fa.

Non c’è una regia dietro a questo?
C’è una coazione a ripetere, un riflesso pavloviano.

Tutto il nostro Parlamento si è schierato a favore degli Stati Uniti ma l’attuale governo se da un lato ideologicamente sostiene la guerra ai terroristi, dall’altro vara leggi che li favoriscono (vedi alla voce falso in bilancio, rogatorie…). È una cosa aberrante.
Si tratta dell’irresponsabilità di Berlusconi e del suo schieramento che, per salvare gli interessi del proprio leader, non guarda in faccia nessuno. Sicuramente non pensano alla decenza, ma non guardano neanche ad altri interessi che sono collettivi e che potrebbero essere colpiti, soprattutto con le rogatorie in Svizzera.

Grazie a queste leggi si possono creare più facilmente delle cellule terroristiche in Italia.
In ogni caso si aprono dei varchi in più, poi, come possano essere utilizzati, non lo sappiamo.
di Giorgio Bongiovanni


 Dario Fo

E’ ancora possibile ritenere Bin Laden l’unico responsabile dell’attacco all’America?
Credo che Bin Laden sia uno dei responsabili ma, ovviamente, rimane sempre il dubbio che l’azione sia stata portata avanti da organizzazioni collaterali, o che ci sia di mezzo un appoggio anche esterno. Bisogna essere molto cauti, non ci sono certezze assolute, ci sono intuizioni. Forse il Pentagono avrà acquisito delle certezze attraverso le sue organizzazioni, ma è certo che, se così fosse, ne sarebbero a conoscenza soltanto gli americani, poiché ho notato che i nostri dirigenti vanno ad intuito.

Perché non si parla più del fatto che anni fa era la stessa Cia a finanziare Bin Laden?
Ho assistito ad una trasmissione a cui hanno partecipato alcuni dirigenti dei Ds, tra i quali uno dei suoi futuri segretari. I suoi discorsi, a mio avviso, facevano rabbrividire: pretendeva che si cancellasse tutto il passato, cioè la guerra del Vietnam, le azioni nell’America Latina, l’appoggio ai dittatori o ai fascisti, l’appoggio ai massacri che sono stati perpetrati in tutta l’America Latina -  addirittura quasi organizzati dalla Cia - nonché quanto accaduto in Asia e in tanti altri paesi. Questo allo scopo dell’attuale necessità di prendere in considerazione soltanto il fatto che ci sono state delle vittime dovute ad un’azione aberrante e non ricordare gli errori e gli atti indegni dell’Occidente. Altrimenti si potrebbe finire col dire che “un po’ l’abbiamo voluto”. Io ritengo che questo genere di ragionamento sia assolutamente imbecille. Non si può cancellare la storia, poiché se lo si facesse non si potrebbe mai capire il motivo di tanto odio nei confronti degli occidentali e, in particolare, degli americani. E non si potrebbe nemmeno comprendere il significato di questo gesto e di come abbia potuto galleggiare dentro l’acqua dei disperati.

Pensa che tutto questo rientri nel cosiddetto “gioco grande” di cui parlava il giudice Falcone?
Con Franca e Jacopo sono stato addirittura aggredito per aver fatto mente locale sul fatto che, proprio nel momento in cui crollavano le Torri e migliaia di persone rimanevano sotterrate, altre si erano appena buttate dalle finestre dei due grattacieli capendo che era finita e preferendo chiudere immediatamente con la vita, i grandi speculatori stavano facendo affari incredibili. Tant’è che il petrolio è salito di dieci punti e le assicurazioni sono crollate. Naturalmente tutto questo rientra nel gioco dell’abbattere per poi ricomprare. Avrebbero dovuto chiudere tutte le banche – e quella americana ha chiuso quasi subito per una contingenza diretta –, invece gli affari bancari sono continuati così come i giochi in cui c’era lo spazio per poter compiere azioni di traffico, di valuta. Quanto accaduto è assolutamente indegno e noi abbiamo semplicemente constatato che agli speculatori non importa niente di quelle migliaia di morti. Il Corriere della Sera ha subito pubblicato questa nostra considerazione, mistificandola, e la notizia ha fatto il giro di tutto il mondo: è stata stampata su giornali americani, tedeschi, cinesi, addirittura giapponesi e quindi ci siamo trovati costretti a comprare una pagina intera de La Repubblica per poter contestare questa forma. Nonostante questo, però, alcune sere fa alla televisione c’è stato un destro notevole che ha ripreso ancora l’argomento fingendo di non sapere che era falso e che si trattava di una legnata infame alle nostre gambe.
di Lorenzo Baldo


<<Saggezza, non spirito di vendetta>>
Mikhail Gorbaciov rivela a La Stampa le sue opinioni sulla situazione del post 11 settembre


Cosa fare e cosa evitare nella “inedita e tragica” situazione venutasi a creare in seguito al recente attacco terroristico agli Stati Uniti. Se lo chiede Mikhail Gorbaciov in un articolo pubblicato da La Stampa lo scorso 27 settembre nel quale parla di un attacco rivolto non soltanto all’America e opera una riflessione sul mondo nel quale viviamo. “Una grande Arca - lo definisce – da cui non possiamo scendere, avvinti, interdipendenti”. “Il mondo, sopra ogni barriera, nella sua maggioranza e diversità, lo ha capito” e se non si può non rispondere ad un attacco così terribile, scrive, è necessario, come prima cosa, esprimere “solidarietà. Anche questa è una risposta ai terroristi. Devono avere la riprovazione mondiale”. Ma non parliamo di guerra, perché rispondere al terrorismo con il terrorismo significherebbe indebolire il sistema di relazioni internazionali. Gli Stati Uniti dovrebbero colpire con operazioni speciali solo dopo essersi visti negare l’estradizione di uomini e organizzazioni identificati come attentatori e, come ha giustamente sottolineato il presidente Bush, è necessario distinguere la bandiera dell’Islam dai terroristi che la sventolano strumentalmente. “Non di scontro, ma di solidarietà dobbiamo parlare – continua Gorbaciov-. E dobbiamo pensare non a un secolo «americano», «cinese» o «islamico», ma a una società umana fondata sulla varietà e sull’interazione di culture e civiltà, dove bianchi, neri, gialli possano cooperare in pace nel rispetto reciproco, diversi per storia e tradizioni e uguali nei diritti come creature di Dio. E’ questa, del riconoscimento delle diversità come valore, l’unica via realistica per unire il mondo. E’ inammissibile che ogni passo verso un mondo nuovo sia pagato con sangue. Nulla giustifica il massacro. Questa è la terza componente della reazione, dopo la solidarietà con le vittime e la punizione dei colpevoli: una strategia di pace nata da una riflessione comune sui destini del mondo. Altrimenti non capiremo perché tutti gli spionaggi hanno fallito e sono stati colti di sorpresa”. Nessun organismo antiterroristico internazionale né la migliore potenza militare potranno aiutarci se non concentreremo i nostri sforzi sulla costruzione di un mondo basato sui diritti. <<Avremmo dovuto ascoltare i segnali che venivano dai movimenti antiglobalisti – prosegue Gorbaciov -. Ci siamo convinti che si trattava di minoranze rumorose e violente che rompevano vetrine. Eppure a Genova sono scese in piazza 300mila persone, giovani e non, generalmente seri, colti, che hanno chiesto che la globalizzazione non sia una strada a senso unico, che giova ai ricchi e dimentica i poveri. Gruppi di banditi ne hanno approfittato, come spesso accade. E noi abbiamo messo la testa dentro la sabbia, come gli struzzi, pretendendo di governare il mondo del XXI secolo con i meccanismi del XX, del XIX e perfino del XVII”. L’ex premier russo si riferisce poi allo scudo spaziale evidenziandone, ora, l’assoluta mancanza di significato e accenna ai nuovi attacchi che il mondo fondamentalista potrebbe sferrare contro l’Occidente: “ Oggi hanno usato gli aerei, domani la minaccia arriverà dall’acqua potabile, dall’energia nucleare, da una nuova malattia, da un’arma batteriologica. Povertà, fame, malattie, disordine, violenza permettono ai terroristi di reclutare nuove leve, soprattutto i giovani. La nostra intolleranza verso il terrorismo presuppone l’eliminazione di ciò che lo alimenta. Ci è stato spiegato che la panacea di tutti i mali era il libero flusso di capitali e il libero commercio. Ma questa ricetta ha reso più forti i forti e, a 10 anni dalla fine della guerra fredda, l’abisso tra ricchi e poveri è aumentato. Ripeterò perciò le parole del Papa: abbiamo bisogno di un nuovo ordine mondiale, più stabile, più giusto, più umano”. Gorbaciov auspica poi che gli Usa scelgano le Nazioni Unite come ambito in cui agire si augura che gli americani non accennino più all’uso delle armi nucleari: “Il terrorismo non si combatte con l’atomica. Molto più efficace sarà controllare i flussi finanziari dei terroristi. Nelle ultime settimane il presidente Bush ha superato prove durissime. Ne è uscito bene, è diventato un altro uomo. Mi auguro che sappia e voglia essere il creatore di una grande alleanza, in cui Cina e Russia siano a fianco degli Stati Uniti come lo sono l’Europa e il Giappone. Ciò che ieri appariva incompatibile può divenire compatibile oggi. Purché si lavori nella direzione giusta e non prevalga sulla saggezza lo spirito di vendetta”.


Il commento
di Riccardo Orioles


A me, come a tutti quanti, fa paura la parola guerra. In Inghilterra nel Trentotto, per esempio, anch'io avrei manifestato contro la guerra, come tutti i giovani migliori. Ma avrei sbagliato. Alcune guerre, per quanto raccapricci dirlo, sono da fare. Questa del terrorismo, secondo me, è una di quelle: perché il terrorismo è pericolosissimo (la prossima volta useranno testate nucleari) e perché è la punta di lancia di un sistema di potere che parallelamente si muove sul piano finanziario. Responsabilmente, e sapendo che prima o poi si dovrà intervenire, sarebbe stato meglio farlo tutti insieme, e farlo ora. Ma guerra è una parola seria, la più seria di tutte; non è propaganda per i sondaggi. Guerra significa risolvere il problema terrorismo radicalmente, non solo in televisione. Pagare i prezzi necessari per questo, che sono altissimi sul piano militare (forse quasi un Vietnam), su quello politico (alleanza coi russi, sostegno ai palestinesi, sostegno ai movimenti del Terzo Mondo) e su quello economico-sociale (togliere i denti alle multinazionali, cancellare ogni potere che non sia democratico e statale).
Questo non può farlo nessuno stato da solo, nemmeno il più potente; non può farlo la Nato, non può farlo l'occidente. Non possono farlo intanto per una questione pratica - in realtà non ne hanno le risorse militari - e poi per una questione storica, profonda: l'assetto dopo il secolo dei massacri, il destino del pianeta per i prossimi anni, si decide qui. Nessuno può deciderlo da solo. Non può esserci un impero americano (o occidentale) come c'è stato quello britannico o quello romano, perché gli imperi possono esistere in un mondo di alcune centinaia di abitanti, non in un pianeta di dieci miliardi. Questa decisione - di far da sé, di immaginarsi come impero - è quella che Bush sta prendendo in questi giorni, e costerà carissima al suo Paese e a tutti noi. Ma in realtà era stata già presa dieci anni fa da suo padre, quando si trattò di decidere rapidamente che cosa fare dell'Urss: sostenere Gorbaciov e darle il tempo di sopravvivere - e avere un interlocutore nel pianeta - o accelerare la sua scomparsa e rinunciare a dividere qualsiasi cosa con chiunque. E là è cominciato il diluvio: la lunga serie di guerre locali, libere finalmente da qualunque controllo bipolare, il sistematico smantellamento dell'Onu, le "operazioni di polizia" sempre più unilaterali e sanguinose e destinate a suscitare sempre peggiori reazioni.
Non so cosa gli americani faranno adesso (dubito che lo sappia Bush) in Afganistan e altrove. La guerra no: della guerra, serviva solo la parola, ad uso del fronte interno. Ma le loro "operazioni di polizia" mi fanno molto più paura delle loro guerre. Queste ultime prevedono alleanze, strategie, calcolo di equilibri. Le "operazioni di polizia" non prevedono niente, e procedono giorno per giorno. Questa delle Due Torri sarà dunque un'altra "operazione di polizia", non una guerra; da sola, l'America non può fare di più, e ha scelto di essere sola. Non sposterà minimamente la situazione del terrorismo, che continuerà ad essere finanziato; sarà sempre più frequente il caso della multinazionale che si trasforma in yakuza, ed esercita poteri statali (prima di quella di Laden, io ricordo la United Fruit in America Centrale).
Ci saranno altri attentati, più gravi di questi, e altre reazioni egualmente cieche. Non ci sarà - a meno di un diretto intervento degli dei, e dovranno essere dei molto benevoli - alcuna alleanza planetaria contro il terrorismo o per qualunque altra cosa, non ci sarà alcuna istituzione mondiale come l'Onu con l'autorità di mediare nei momenti di orrore. Quando risorgerà la Russia (un sesto del pianeta) dovremo inventarci da zero un qualsiasi rapporto con lei, e non è detto che vada bene. Se qualche paese del Terzo Mondo riuscirà a venir fuori dal sottosviluppo (l'India ha già oggi la quarta comunità mondiale di programmatori elettronici: ce la stiamo vendendo in cambio del sostegno dei generali pakistani) lo farà senza di noi, e spesso contro di noi.

Solo uniti fermeremo il terrorismo

<<La pace o la libertà possono essere durature soltanto se accompagnate da legalità, giustizia, rispetto della diversità, difesa dei diritti umani, risposta misurata, giusta ed efficace>>. Lo scrive il giudice spagnolo Baltasar Garzòn in un articolo recentemente pubblicato da El Pais nel quale parla del contributo fornito da tutti i paesi, <<specialmente quelli occidentali>>, al fenomeno del terrorismo, in particolare quello fondamentalista o integralista islamico. <<L’Occidente e le sue gerarchie politiche, militari, sociali ed economiche – dichiara il giudice - si sono preoccupati più del progresso abusivo e vergognoso della produzione, della speculazione e dei guadagni globalizzati che di un’adeguata redistribuzione della ricchezza; hanno pensato più a politiche di esclusione sociale che all’integrazione dei popoli o a politiche dell’immigrazione progressiste e propense alla solidarietà; più a mantenere e riscuotere il debito estero che a implementare risorse in quei paesi ai quali adesso viene chiesto aiuto e comprensione riguardo la “giustizia infinita” o la pace duratura. A causa di queste omissioni adesso soffriamo le terribili conseguenze della violenza irrazionale, estrema, impregnata di fanatismo religioso.>> Garzòn parla di una pace che non può essere costruita sulla miseria e sull’oppressione del debole da parte del forte, sostiene che le colpe dei terroristi vadano punite nelle aule di Tribunale e sostiene la responsabilità dei paesi occidentali nei confronti del popolo afgano, condannato a una catastrofe umanitaria. La risposta, aggiunge, non dovrebbe essere di carattere militare ma dovrebbe nascere dalla <<forza del Diritto. Essa consiste nell’elaborazione e nell’approvazione urgente di una Convenzione Internazionale sul terrorismo che unifichi i concetti e racchiuda le norme che regolano le forme di indagine e collaborazione fra polizie e giudici, cancelli ogni ostacolo alle indagini in quei paesi o enclave caratterizzati dall’opacità fiscale, fissi l’obbligo di rendere trasparenti i contenuti e i titolari di conti e beni, faccia sparire il principio di doppia incriminazione e definisca uno spazio giuridico universale. Questo presuppone la ratifica urgente dello Statuto del tribunale Penale Internazionale, l’inclusione del terrorismo fra i crimini contro l’umanità perseguibili secondo il principio di giustizia penale universale, la scomparsa dell’estradizione sostituita dalla semplice consegna dei responsabili, nonché la creazione di un’autentica comunità di intelligence e di un osservatorio internazionale sul terrorismo. Presuppone anche l’aiuto ai paesi vittime affinché possano ampliare le proprie risorse, non quelle belliche bensì quelle umanitarie, culturali ed economiche.>> Cooperazione, quindi, non prepotenza e collera per far fronte a una delle <<sfide più drammatiche dei nostri tempi>>, è l’appello del giudice che, con una punta di rassegnazione, conclude: <<Non c’è altra risposta, anche se probabilmente non verrà applicata>>.






 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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