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Expo 2015: la mafia, la politica e il passo del gambero PDF Stampa E-mail
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Expo 2015: la mafia, la politica e il passo del gambero
Pagina 2

D’altronde la capacità di penetrazione della mafia calabrese nel tessuto economico e sociale del centro e nord Italia è cosa risaputa, tanto che la ‘Ndrangheta è definita policentrica. Poiché non ha una sola capitale, ma una serie di capitali sparse in tutta la penisola e anche all’estero, “collocate laddove la sua presenza assume aspetti più estesi per numero di affiliati, per numero di cosche operanti, per rilevanza degli interessi economici in esse presenti”.
Nessuna sorpresa quindi, evidenzia Macrì, che sia proprio Milano ad essere definita la capitale della ‘Ndrangheta, quantomeno sotto il profilo economico, e “non deve destare stupore, né dare scandalo, quasi che si fosse con tale definizione, imbrattato un territorio immune da questo tipo di contaminazioni”. Al contrario le autorità lombarde dovrebbero conoscere in modo approfondito una situazione ampiamente fotografata dalla Dda milanese che nel corso di tutti di tutti gli anni Novanta si è dedicata, quasi esclusivamente, al fenomeno della ‘Ndrangheta in Lombardia. E che nella relazione per l’anno in corso ha segnalato non solo le consuete attività di traffico internazionale di droga, ma anche fenomeni di vero e proprio controllo di attività e territorio. Nell’ottica di un’operazione di conquista delle potenzialità economiche locali “attraverso i tipici metodi di intimidazione, dissuasione violenta, nei confronti degli operatori economici locali che, è prevedibile, nel giro di alcuni anni, si vedranno soppiantati ed estromessi, almeno per quanto attiene il settore dell’edilizia pubblica e privata (Dna)”.
Il pericolo, si legge ancora nel rapporto della Dda, è che possa essere compromesso “il tranquillo svolgersi della vita della collettività interessata da tali presenze, che non sono puramente formali, ma incidono sostanzialmente sul tessuto sociale anche attraverso la esecuzione di gravi azioni delittuose che quella collettività turbano notevolmente. E grave sarebbe se in essa si determinasse una sorta di assuefazione che sarebbe l’anticamera della predisposizione alla convivenza col fenomeno mafioso, in termini di sua accettazione e, peggio ancora, sfruttamento a scopi utilitaristici”.
Parola d’ordine, quindi, è sempre non sottovalutare. E non demandare alla sola azione della magistratura, che non può fronteggiare la criminalità organizzata senza il sostegno della pubblica amministrazione. Così come non molto tempo fa aveva ricordato il giudice Antonio Ingroia,che aveva aggiunto: pensare che un’eventuale presenza di interessi mafiosi possa essere compatibile con il sistema equivale a non capire “che più tolleri la presenza della mafia e più la mafia ti toglie spazio e ti trasforma in suo strumento”.



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    E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa.
    Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo.
      
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