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Expo 2015: la mafia, la politica e il passo del gambero
Pagina 2

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di Monica Centofante - 16 aprile 2009
Alle autorità lombarde non piace sentirselo dire, ma che la ‘Ndrangheta è profondamente radicata al nord e che avrebbe già messo le mani su Expo 2015 è ormai un dato di fatto.


Anzi, dichiara a La Stampa Marco Vitale, uno dei più noti economisti e consulenti d’impresa italiani, in questo campo la criminalità organizzata calabrese è in realtà, “l’unica che ha lavorato bene”. Mentre i politici “litigavano su come dividersi gli stipendi”.
Vitale, qualche giorno fa, aveva posto l’accento sulla necessità di un cambiamento del progetto, “anche in considerazione dell’emergenza nata con il terremoto in Abruzzo. Si può fare una cosa molto bella – aveva detto - spendendo molto meno, senza creare le strutture che utilizzano due chilometri quadrati di terreno agricolo facendo dei capannoni che poi resteranno lì, che bisogna demolire: una cosa ridicola”. Anche perché se è vero che importante è generare un’attività economica, parimenti importante è generare “anche un saldo positivo. Qui invece si rischia di replicare i disastri che abbiamo visto ad Hannover e Lisbona”. Con un immenso sperpero di denaro, che in buona parte finirà nelle tasche della mafia.
L’allarme è stato già lanciato più volte e da più parti, a dispetto degli appunti risentiti dei vari Castelli, Moratti o Formigoni. Dal rapporto della Dda, ricorda Luigi De Magistris, candidato alle Europee per l’Idv, non emergono dubbi sul fatto “che la criminalità organizzata perfezioni le proprie tecniche di investimento immobiliare. Mentre lo stato e le istituzioni fanno un po’ il passo del gambero: da un lato con interventi a volte buoni, messi in atto in una direzione del contrasto della criminalità organizzata”. Dall’altro non sostenendo la lotta alla mafia con la promulgazione di “leggi e decreti che certamente non favoriscono l’attività repressiva della magistratura e delle forze dell’ordine”. Risultato: “Se non si inverte la rotta e all’interno dello stato andiamo tutti nella stessa direzione la ‘Ndrangheta, la mafia e la Camorra penetreranno sempre più all’interno delle istituzioni e contamineranno l’evento Expo”.
Dello stesso avviso anche la Direzione Nazionale Antimafia, che nel rapporto stilato dal consigliere Vincenzo Macrì sottolinea come gli interessi in gioco siano persino maggiori di quelli ipotizzabili per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Con tutto ciò che questo comporterà in termini “di violenza verso i concorrenti esterni, regolamenti interni e quant’altro accompagna di solito tali realizzazioni”.
Prospettive di questa portata, sottolineano gli esperti, comportano inevitabilmente anche un riassetto, “un riposizionamento organizzativo delle cosche sul territorio, in modo da adattare le strutture ai nuovi impegni imprenditoriali”. E se non adeguatamente contrastata non sarà impresa difficile per la ‘Ndrangheta, la cui presenza sul territorio lombardo è fortemente radicata sin dagli anni Settanta e Ottanta, tanto che l’intera regione, sottolinea la Dna, ha visto la presenza delle ‘drine “in misura ampia e pervasiva, seconda solo al territorio calabrese”.

 
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