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Rassegna Stampa
Ladri di macerie interviene la Procura | Ladri di macerie interviene la Procura |
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Certe storie vanno raccontate tutte e spiegate bene. Perché potrebbero
sembrare dei racconti di fantasia anche se non lo sono. Perché
l’assurdità e le implicazioni che scatenerebbero, se portate alla luce
del sole, potrebbero essere enormi. Quindi partiamo dai fatti.Il primo fatto è che in Abruzzo c’è stato (e in parte c’è ancora) un sisma. Il secondo fatto è che molti palazzi, che apparentemente avrebbero dovuto restare in piedi, si sono dissolti in cumoli di macerie uccidendo decine di persone. Il terzo fatto è che già nei primi momenti dei soccorsi dalle macerie emergevano elementi che dimostravano come ci fossero state irregolarità nella costruzione degli immobili. E fino a qui ci siamo. Ci sono, inoltre, altri fatti che vanno segnalati e che è necessario evidenziare bene. Tanto per cominciare, il centro del potere giudiziario, il Tribunale e la Procura, sono stati colpiti duramente e lo stesso edificio è in parte crollato, mentre il resto è stato dichiarato inagibile. Inoltre, i magistrati, i pm e quasi tutti i membri della polizia giudiziaria, così come praticamente tutti i cittadini de L’Aquila, vivono fin dalla prima scossa da sfollati. Lo stesso procuratore Alfredo Rossini, membro anche della Direzione nazionale antimafia, vive in tenda per non abbandonare il posto. Quindi, di fatto, la giustizia a L’Aquila, a oggi, non ha sede, mezzi e uomini. Un altro fatto, che a noi di Terra preoccupa non poco, è che l’intero territorio è di fatto militarizzato e che vige una sorta di “legge marziale” che poco ha che fare con la sicurezza e gli aiuti, ma che sembra essere più di una strategia per fare in fretta senza rispondere a nessuno, senza dover dare spiegazione a chicchessia. Che siano la politica o l’autorità giudiziaria, gli enti locali o le vittime del terremoto stesse. Ogni potere, da dieci giorni, è in mano a una sola emanazione dell’esecutivo: la Protezione civile diretta da Bertolaso. Tutti fuori, nessun dibattito e trattativa che possa disturbare il timoniere. E soprattutto fuori dai piedi giornalisti che cercano di fare il loro mestiere, andando a vedere i siti dei crolli che non ci
dovevano essere. Diritti civili e libertà di informazione? Elementi
accessori e non indispensabili, a quanto sembra. È qui, in questo
quadro più da fronte di guerra che da interventi in area colpita da
catastrofe naturale, che si inserisce quasi casualmente la vicenda che
stiamo raccontando. Lunedì di Pasqua, ore 11 piazza D’Armi. Una
frenetica attività di camion, di ruspe e di trituratori meccanici di
macerie fanno scattare il primo sospetto. Solo due giorni prima, il
procuratore Rossini aveva annunciato la linea dura circa la ricerca
delle responsabilità sui crolli “sospetti”. Chi era sul luogo, e non si
pasceva sui divani della sala stampa a chilometri dal centro de
L’Aquila, sapeva perfettamente che Rossini non aveva strumenti, e
soprattutto uomini e strutture, per attuare il suo giusto intervento.
Quei camion che scaricavano tonnellate e tonnellate di macerie che
venivano triturate ancora più velocemente il giorno di pasquetta, erano
proprio una nota stonata. Ci siamo avvicinati e abbiamo iniziato a
fotografare e a fare qualche domanda agli autisti dei mezzi. Da dove
state prendendo queste macerie? La risposta ci ha lasciato senza fiato:
Inail, e poi Villa comunale, e ancora Sant’Andrea e Casa dello
studente. Tutti siti che, secondo le dichiarazioni del procuratore,
erano nel mirino dell’inchiesta. Ne abbiamo parlato già due giorni fa,
ma dopo quel primo articolo di cose ne sono successe molte. Ovviamente
abbiamo cercato subito di andare a verificare se le macerie
provenissero dai siti indicati dagli autisti e se per caso fossero
stati posti sigilli e se periti avessero prelevato campioni e fatto
analisi preliminari. è bene sottolineare, per una migliore comprensione
della storia, che tutti i siti che abbiamo indicato non sono in area di
rischio di crollo in caso di transito, come le zone più “urbanizzate”
del centro storico.Eppure, ogni nostro tentativo di raggiungerle, è stato bloccato dalle forze dell’ordine o da militari che hanno blindato l’intero centro storico. Fino a giungere a episodi paradossali: come quando alcuni giornalisti sono stati fermati ad armi spianate e accusati di essere sciacalli in azione. Per poi essere lasciati andare con addosso una bella paura. Alcuni membri della Protezione civile e dei vigili del fuoco hanno rivelato di aver ricevuto l’ordine di tenere lontani, in particolare, proprio giornalisti e fotografi. Quando, con un banale escamotage e dopo innumerevoli tentativi, siamo riusciti a raggiungere uno dei siti in questione (due palazzi crollati a lato della Villa comunale), abbiamo avuto la prima risposta alle tante domande che ci ponevamo di fronte a questo atteggiamento. E anche le prove dell’asportazione di grandi pezzi delle possibili prove, della presenza di ferri lisci nelle strutture di cemento armato, vietate perfino in zone non sismiche, la particolarità della friabilità dei materiali usati nella costruzione. Contemporaneamente abbiamo segnalato informalmente ad alcuni membri dell’autorità giudiziaria la vicenda della strana asportazione e triturazione delle macerie. Nell’occasione, mostravamo anche le prove di quello che denunciavamo: le foto del sito di smaltimento, le immagini di uno dei siti da dove le macerie erano state rimosse nonché le istantanee di alcune targhe dei mezzi utilizzati. Tutto ciò è bastato per mettere in moto la macchina della giustizia che, di fatto, ha confermato i sospetti che già nei giorni scorsi avevamo sollevato. Nella serata di mercoledì, infine, la magistratura ha espresso pubblicamente il timore dell’inquinamento delle prove in relazione ai crolli, sottolineando come qualcuno, dietro queste azioni, potesse tentare di occultare le proprie responsabilità. Per questo, dopo i reperti prelevati in sito, sono state sequestrate intere aree: quelle degli edifici di via XX Settembre (quelli che siamo riusciti a fotografare) dove i morti sono stati decine, ciò che resta della Casa dello studente, alcune parti dell’ospedale e perfino il tribunale. «Abbiamo il sospetto che qualcuno possa portare via ciò che resta degli edifici crollati - ha dichiarato il procuratore Rossini -. È vero, apparentemente si tratta di macerie senza valore, ma per le nostre indagini potrebbero essere fondamentali. I periti sono al lavoro, hanno fatto i primi esami e, sicuramente, qualcosa piano piano verrà fuori». E intanto scavatrici, trituratori e camion a piazza d’Armi d’improvviso, dopo due giorni di frenetica attività, si sono fermati. Il luogo è deserto, desolato, non c’è più nessuno, se non la storia di un pezzo della città ridotta in polvere. PER DOSSIER, IMMAGINI DEL SITO DI SMALTIMENTO E NEWS WWW.SITE.IT Tratto da: orsatti.info |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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