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Sotto la new town le macerie tritate | Sotto la new town le macerie tritate |
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di Pietro Orsatti e Angelo Venti - 15 aprile 2009 Dalla domenica di Pasqua a L’Aquila si registra un’anomala frenesia. E’ quella dei camion che dovrebbero ripulire la città dai detriti. E forse da prove di malaffari di Pietro Orsatti e Angelo Venti da L’Aquila Una città militarizzata, dove già si muovono gli speculatori che con il
terremoto hanno già fatto e faranno la loro fortuna. Il primo business
è quello delle macerie, da togliere di mezzo, da far sparire in qualche
caso. E cosa c’è di meglio che le fondamenta della new town
berlusconiana per mettere le macerie tritate in tutta fretta? Centinaia
di camion dalla domenica di pasqua stanno scaricando detriti in una
specie di tritacarne che li riduce in ghiaia a poche centinaia di metri
da Piazza d’armi. Qui, in questo inferno di polvere e mezzi meccanici,
spariscono ricordi e tragedie, pezzi di storia e forse anche prove.
Prove di malaffari, di cemento fatto con sabbia di mare, ferri da 10
invece che da 15, lisci dove non dovevano esserlo. Tutto è triturato e
spalmato sul territorio. Amianto compreso, che molti hanno visto. Qui
si costruirà il centro amministrativo della new Aquila voluta da
Berlusconi. E qui forse si occulterà la vergogna di palazzi costruiti
senza seguire le norme antisismiche, dei condoni e ri condoni tanto
cari alla politica italiana. Poi arriverà il business dei campi
provvisori. Terreni che saranno da preparare per l’arrivo dei container
e delle casette di legno. L’Abruzzo è diventato da almeno dieci anni
una delle cassaforte per il riciclaggio del denaro delle varie mafie.
Lo racconta la Direzione nazionale antimafia da tempo, lo confermano le
ultime inchieste giudiziarie sul riciclaggio del denaro di Ciancimino e
poco prima quelle sul “tesoretto” di Binnu Provenzano. Non solo. I
clan, di Cosa nostra, della camorra e della ‘ndrangheta, hanno
investito, come da tradizione, in società che si occupano di inerti,
movimento di terra e cemento. E nel mattone, casomai subentrando nella
parte finale di palazzi in costruzione come ci segnala l’Autorità
giudiziaria, soprattutto nell’area della Marsica. Con le procedure di
emergenza sono già saltati molti dei controlli su appalti e sub
appalti. E il denaro, tanto, sta già iniziando a circolare. «Sulla
ricostruzione bisogna fare grande attenzione, che ci sia o che non ci
sia una diretta infiltrazione di società controllate dalle mafie – ci
spiega Massimo Scalia, per tre legislature presidente della Commissione
parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie -. Inutili poi, proprio anche
in relazione ai controlli, l’istituzione di super comissari iper
centralizzati a livello nazionale e che l’esperienza insegna si muovono
spesso in deroga alle norme vigenti». Più efficace, afferma Scalia e
con lui anche molti amministratori locali, la creazione di un’authority
civile con il coinvolgimento della popolazione con ampie consulenze
(gratuite) del mondo dell’università. In pratica il modello Friuli, in
cui la società locale si fece carico in prima persona della
ricostruzione. Si è ormai al limite anche sul piano dei soccorsi
diretti. Anche se ogni tanto, discretamente, viene estratto dalle
macerie qualche corpo, nelle prossime ore si spargerà solo la calce
viva sulle macerie e poi dei corpi e degli scomparsi (censiti e no) si
interromperà ogni ricerca. Assistiamo per caso all’arrivo di alcuni
vigili, chiamati da un sopravvissuto, in un piccolo casale distrutto e
isolato. Già due corpi sono stati estratti nei giorni scorsi. Mentre
ritornano sulle macerie, improvvisamente, scostata una rete del letto,
ci allontanano. Capiamo dall’odore che hanno trovato qualcosa o
qualcuno. Decidiamo dopo un po’ di allontanarci. «Non ci sono solo gli
sciacalli che frugano nelle macerie, sono arrivati anche gli sciacalli
istituzionali». Questa frase ci viene ripetuta più e più volte. Da
amministratori locali, da gente dei soccorsi, da operatori delle varie
polizie. E si fa il nome, con un po’ di apprensione, di chi avrà in
dono la grande torta della new town, delle grandi opere, della
ricostruzione con erre maiuscola. Tre società: Autostrade, Caltagirone,
Impregilo. Questa la probabile squadra che opererà. E il capofila? Si
parla con insistenza di Caltagirone. Anche per ragioni politiche
evidenti, ovvero quietare l’Udc e isolare da qualsiasi possibile
opposizione credibile Pd e Idv. Capofila o prestanome? Per ora, ma non
per molto, si fanno solo ipotesi. Ma nelle prossime settimane, visto il
decisionismo di Bertolaso e del governo, si deciderà tutto. «La
questione centrale rimane il meccanismo degli appalti al ribasso –
dichiara l’ex pm Luigi De Magistris -. Quando ero a Catanzaro incrociai
Impregilo su alcune inchieste sui rifiuti e anche in quel caso le
risposte non furono esaltanti. È un problema di classe dirigente, anche
sul piano locale». Come del resto in Campania dove ricorda Massimo
Scalia, «la risposta è stata l’inceneritore di Acerra». Un impianto
pagato con soldi pubblici e di deroga in deroga mai entrato a dovere in
funzione. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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