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Rassegna Stampa
Gli interessi di Cosa Nostra in Abruzzo | Gli interessi di Cosa Nostra in Abruzzo |
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A sostenerlo i magistrati della Procura nazionale antimafia nella relazione del 2008. In particolare il paragrafo dedicato all'Abruzzo è firmato dal magistrato Olga Capasso la quale scende nei particolari sulle dinamiche del distretto de L'Aquila. I settori chiave, per il magistrato, sono proprio quelli che oggi, nel post terremoto catastrofico di questi giorni, possono intreressare le cosche: il riciclaggio dei rifiuti con l'immenso business legato allo smaltimento degli inerti provenienti delle demolizioni e di altri tipi di rifiuti che si sviluppano in questi casi e la ricostruzione con l'enorme mole di lavori pubblici e privati che si svilupperanno nei prossimi anni. In Abruzzo, spiega Olga Capasso, sono in corso almeno un paio di indagini molto importanti sui collegamenti con la mafia siciliana: «Cosa nostra – si legge nella relazione – agisce attraverso il trasferimento o la costituzione in Abruzzo di società che potrebbero servire (il condizionale è d'obbligo essendo le indagini all'inizio) da un lato come serbatoio per il riciclaggio di denaro sporco e dall'altro per ottenere finanziamenti pubblici o appalti per lo smaltimento dei rifiuti». Tutto ciò grazie a collegamenti con pezzi della Pubblica amministrazione. Tra i procedimenti in corso i magistrati della Procura nazionale antimafia guidata da Piero Grasso segnalano quello contro «alcuni soggetti abruzzesi e siciliani legati a un personaggio noto a Palermo per la sua vicinanza ai Ciancimino padre e figlio, per accertare eventuali infiltrazioni mafiose, in particolare per quanto riguarda il riciclaggio di denaro mafioso attraverso l'acquisto di immobili e la gestione di società per ottenere pubblici contributi». I militari del Gico della Guardia di Finanza hanno arrestato qualche settimana fa l'amministratore delegato e dei due soci dell'Alba D'Oro srl, società con sede a Tagliacozzo: si tratta di Nino Zangari, ex assessore alle opere pubbliche del Comune di Tagliacozzo e i fratelli Augusto e Achille Ricci. I finanzieri hanno anche eseguito il sequestro preventivo delle quote societarie, del complesso turistico con annessi ristorante, piscina e campi da tennis e da calcetto nonché dei terreni per un valore di oltre 2,5 milioni. L'inchiesta riguarda un filone del cosiddetto tesoro occulto di don Vito Ciancimino, l'ex sindaco di Palermo morto nel 2003, il cui denaro sarebbe stato riciclato anche a Tagliacozzo al fine di realizzare il complesso turistico "La Contea" del valore di 2 milioni e mezzo. Nino Zangari sarebbe stato il rappresentante degli interessi di Gianni Lapis in Abruzzo. Lapis è un docente universitario e avvocato tributarista di Palermo (per il momento radiato dall'Ordine), consulente e prestanome del defunto ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, già condannato in primo grado e ora a giudizio in appello sempre per la vicenda dei beni occulti di Ciancimino. Un altro procedimento riguarda un personaggio che gestisce una società costituita da alcuni anni: «Anche in queso caso – si legge nella relazione della Procura nazionale antimafia – i movimenti societari esaminati inducono a ritenere che la società serva a operazioni di riciclaggio o altre attività illecite che richiedano la copertura di esponenti politici». C'è poi un terzo procedimento, su cui Olga Capasso non si pronuncia, che riguarda possibili infiltrazioni e di famiglie mafiose nella regione. Tratto da: ilsole24ore |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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