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Antimafia Duemila

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Dec 05th
Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Anno VII° Numero 3 - 2007 N°54
Anno VII° Numero 3 - 2007 N°54 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni   

 
Lo Stato-Mafia contro lo Stato

 

Sembra di essere in una spy-story. Pedinamenti, intercettazioni, dossier segreti, spie e spioni. E invece no. Siamo in Italia, anno 2007.

Sembra di essere in una spy-story. Pedinamenti, intercettazioni, dossier segreti, spie e spioni. E invece no. Siamo in Italia, anno 2007.

Nello sgomento con cui apprendiamo queste informazioni ci rendiamo conto che una volta tanto possiamo scrivere di servizi che non sono quelli cosiddetti deviati, cui negli anni è stata scaricata la colpa di ogni nefandezza non sono deviati, ma sono proprio i servizi.

Controllavano, studiavano e mettevano all’indice i potenziali nemici del governo in carica, magistrati impegnati nelle inchieste più delicate di mafia e politica o terrorismo, considerati nemici, da “disarticolare”.
Siamo al paradosso. Lo Stato che si deve guardare le spalle dallo Stato-mafia.

C’è una strana tensione nell’aria, un’inquietante clima di cambiamenti indotti, di equilibri forzati al limite, pronti per essere ancora una volta alterati.
La schedatura dei giornalisti nemici poi solleva nell’aria un maleodorante olezzo di guerra fredda e l’indicazione viene anche dal termometro mafioso con questo ritorno dei boss siculo-americani e l’inaugurazione sanguinosa del dopo Provenzano.
Una nuova Cosa Nostra molto filo-americana che potrebbe tornare utile nei prossimi scenari di guerra che l’armata statunitense sta già delineando, così come fu per la strage di Portella della Ginestra e per la base dei missili a Comiso.

La Sicilia mafiosa, quella dei criminali che sottomette la Sicilia degli onesti, è già predisposta ad accogliere istanze d’Oltreoceano garantite sia da Totuccio Lo Piccolo che da Matteo Messina Denaro che nel suo territorio ospita i legami tra servizi segreti, massoneria e poteri oscuri di ogni genere. Pronto a elargire favori per riceverne in egual misura.
Non si prevede nulla di buono all’orizzonte, tanto meno da questo governo che sta ripresentando la medesima politica fallimentare del ’96 e che nasconde la propria disfatta dietro la facciata di un nuovo partito, che di nuovo non ha nulla, nemmeno nelle parole di esordio del suo pseudo portavoce Walter Veltroni che, ovviamente, non ha fatto menzione di lotta alla mafia e di recupero di capitali illeciti da investire nelle strutture più bisognose del nostro Paese, magari da destinare alle vittime della mafia cui ora, ufficialmente, oltre alla verità, vengono negati anche i fondi che spetterebbero loro di diritto. Fondi che invece, ovviamente, non mancano per spiare magistrati e giornalisti in prima linea e per finanziare il riarmo delle “missioni di pace”.

Giorgio Bongiovanni

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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