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Forza mafia
Tutto cambia affinché nulla cambi. Resiste all’infinito il
gattopardiano aforisma che imprigiona la Sicilia, l’Italia e, perché
negarlo, il mondo intero.
Si catturano i boss, si è preso persino Provenzano l’invisibile,
sparisce il gotha di Cosa Nostra e, a ragione, ci complimentiamo con i
magistrati e le forze dell’ordine. Senza mezzi, senza nemmeno la
benzina per la macchina, la carta per la fotocopiatrice quindi
figuriamoci con quali e quanti strumenti tecnologici, pochi valorosi
uomini rischiano la loro vita ogni giorno per dare a questo nostro
Paese un ché di dignità. E ci riescono, al punto da far preoccupare i
grandi capi mafiosi. Matteo Messina Denaro scriveva a Provenzano
lamentandosi delle continue operazioni della squadra mobile di Trapani
guidata da Giuseppe Linares: “qui ci arrestano pure le sedie”.
Eppure, giustamente ha osservato il procuratore Scarpinato, restano
comunque le poltrone. Lo dimostrano in maniera sfacciata i risultati
delle elezioni comunali in Sicilia. Come se nulla fosse accaduto negli
ultimi sei anni la gente è rimasta fedele alla scelta di Provenzano:
votare Forza Italia. Una scelta di campo che, racconta Giuffré, il
vecchio padrino, in via del tutto eccezionale, compì apertamente. E
tutti hanno ubbidito. Lui è in carcere, ma continuano ad ubbidire.
E’ il “sistema Provenzano” che persiste imperturbabile. Le mafie hanno
compiuto il definitivo salto di qualità, i miliardi rinvestiti
dappertutto circolano nel mercato cosiddetto legale e finanziario le
cui regole al limite del lecito arricchiscono i ricchi e affamano i più
poveri. I confini del crimine sono davvero sempre più labili.
Del resto però a guardare dall’altra parte, non si può dire che un anno
di governo di centro sinistra abbia dato quei segni di svolta che la
gente onesta aveva sperato. La lotta alla mafia è rimasta in fondo
all’agenda di governo, la tanto agognata riforma della giustizia che
doveva rimediare allo scempio Castelli non solo non è arrivata, ma si è
arricchita di ulteriori obbrobri come il recente ddl approvato alla
camera sulle intercettazioni. Così anche noi giornalisti che avremmo
voglia di spiegare ai nostri concittadini cosa accade in Italia dovremo
rischiare, ogni volta che scriviamo, una bella querela che ci faccia
chiudere per sempre.
Il titanic della giustizia ha ormai l’acqua in cabina e i soccorsi
proprio non accennano ad arrivare anzi i continui tagli alle spese non
fanno che aprire falle.
Per non parlare della politica di guerra. Come non unirsi e sostenere
il grido di dolore di padre Alex Zanotelli che è il megafono della
disperazione dei poveri del mondo per le scelte militari del governo
Prodi? Abbiamo riempito le finestre di bandiere della Pace ma siamo il
settimo paese al mondo per le spese militari. Gli italiani lo sanno?
“La finanziaria di quest’anno – ha scritto Zanotelli al Presidente del
Consiglio – ha stanziato 22 miliardi di euro per la difesa. Un aumento
del 12% rispetto all’ultima finanziaria del governo Berlusconi. …
Secondo il rapporto del suo governo presentato in parlamento lo scorso
marzo, l’Italia ha venduto armi per un valore di oltre 2,19 miliardi di
euro con un aumento di vendite del 61% rispetto all’anno precedente.
Grossi affari per le banche armate ma soprattutto per il suo governo
che è il maggior azionista delle fabbriche di armi italiane. Da tutto
ciò mi sembra ovvio che il suo governo sta marciando a piena velocità
verso una militarizzazione del territorio (Vicenza e Sigonella ndr.) e
verso l’inclusione dell’Italia nel complesso militare industriale
mondiale. Che questo avvenga proprio sotto un ‘governo amico’ coperto
da una ‘stampa amica’ proprio non riesco ad accettarlo. E più grave
ancora, mentre troviamo i soldi per le armi, non li troviamo per la
solidarietà internazionale. Presidente, che delusione! Soprattutto che
tradimento ai poveri! Le auguro che l’urlo degli impoveriti che per 12
anni ho ascoltato nel mio corpo nella baraccopoli di Korogocho giunga
al suo orecchio e l’aiuti a cambiare rotta.”
Che vergogna! Aggiungiamo noi! Italiani, noi siamo questo? Siamo un
popolo che lucra sulla pelle dei più deboli? Dobbiamo accettare questo
marchio infame? No, io non ci credo. Non credo che vogliamo essere
così. Le coscienze addormentate dai pifferai della falsa informazione
nascondono invece lo spirito di umana benevolenza insita nelle radici
del nostro popolo. Svegliamoci! Noi italiani siamo quei cittadini di
Gela che in una terra di confine hanno scelto la legalità rappresentata
da Rosario Crocetta, rieletto sindaco, liberandosi del giogo mafioso.
Cosi come Gela anche l’Italia deve ricostruirsi una dignità. Deve
tornare ad essere quello che è: una rosa nel deserto.
Giorgio Bongiovanni
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