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Antimafia Duemila

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May 12th
Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Anno VII° Numero 2 - 2007 N°53
Anno VII° Numero 2 - 2007 N°53 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni   

Forza mafia


Tutto cambia affinché nulla cambi. Resiste all’infinito il gattopardiano aforisma che imprigiona la Sicilia, l’Italia e, perché negarlo, il mondo intero.
Si catturano i boss, si è preso persino Provenzano l’invisibile, sparisce il gotha di Cosa Nostra e, a ragione, ci complimentiamo con i magistrati e le forze dell’ordine. Senza mezzi, senza nemmeno la benzina per la macchina, la carta per la fotocopiatrice quindi figuriamoci con quali e quanti strumenti tecnologici, pochi valorosi uomini rischiano la loro vita ogni giorno per dare a questo nostro Paese un ché di dignità. E ci riescono, al punto da far preoccupare i grandi capi mafiosi. Matteo Messina Denaro scriveva a Provenzano lamentandosi delle continue operazioni della squadra mobile di Trapani guidata da Giuseppe Linares: “qui ci arrestano pure le sedie”.
Eppure, giustamente ha osservato il procuratore Scarpinato, restano comunque le poltrone. Lo dimostrano in maniera sfacciata i risultati delle elezioni comunali in Sicilia. Come se nulla fosse accaduto negli ultimi sei anni la gente è rimasta fedele alla scelta di Provenzano: votare Forza Italia. Una scelta di campo che, racconta Giuffré, il vecchio padrino, in via del tutto eccezionale, compì apertamente. E tutti hanno ubbidito. Lui è in carcere, ma continuano ad ubbidire.
E’ il “sistema Provenzano” che persiste imperturbabile. Le mafie hanno compiuto il definitivo salto di qualità, i miliardi rinvestiti dappertutto circolano nel mercato cosiddetto legale e finanziario le cui regole al limite del lecito arricchiscono i ricchi e affamano i più poveri. I confini del crimine sono davvero sempre più labili.
Del resto però a guardare dall’altra parte, non si può dire che un anno di governo di centro sinistra abbia dato quei segni di svolta che la gente onesta aveva sperato. La lotta alla mafia è rimasta in fondo all’agenda di governo, la tanto agognata riforma della giustizia che doveva rimediare allo scempio Castelli non solo non è arrivata, ma si è arricchita di ulteriori obbrobri come il recente ddl approvato alla camera sulle intercettazioni. Così anche noi giornalisti che avremmo voglia di spiegare ai nostri concittadini cosa accade in Italia dovremo rischiare, ogni volta che scriviamo, una bella querela che ci faccia chiudere per sempre.
Il titanic della giustizia ha ormai l’acqua in cabina e i soccorsi proprio non accennano ad arrivare anzi i continui tagli alle spese non fanno che aprire falle.
Per non parlare della politica di guerra. Come non unirsi e sostenere il grido di dolore di padre Alex Zanotelli che è il megafono della disperazione dei poveri del mondo per le scelte militari del governo Prodi? Abbiamo riempito le finestre di bandiere della Pace ma siamo il settimo paese al mondo per le spese militari. Gli italiani lo sanno?
“La finanziaria di quest’anno – ha scritto Zanotelli al Presidente del Consiglio – ha stanziato 22 miliardi di euro per la difesa. Un aumento del 12% rispetto all’ultima finanziaria del governo Berlusconi. … Secondo il rapporto del suo governo presentato in parlamento lo scorso marzo, l’Italia ha venduto armi per un valore di oltre 2,19 miliardi di euro con un aumento di vendite del 61% rispetto all’anno precedente. Grossi affari per le banche armate ma soprattutto per il suo governo che è il maggior azionista delle fabbriche di armi italiane. Da tutto ciò mi sembra ovvio che il suo governo sta marciando a piena velocità verso una militarizzazione del territorio (Vicenza e Sigonella ndr.) e verso l’inclusione dell’Italia nel complesso militare industriale mondiale. Che questo avvenga proprio sotto un ‘governo amico’ coperto da una ‘stampa amica’ proprio non riesco ad accettarlo. E più grave ancora, mentre troviamo i soldi per le armi, non li troviamo per la solidarietà internazionale. Presidente, che delusione! Soprattutto che tradimento ai poveri! Le auguro che l’urlo degli impoveriti che per 12 anni ho ascoltato nel mio corpo nella baraccopoli di Korogocho giunga al suo orecchio e l’aiuti a cambiare rotta.”
Che vergogna! Aggiungiamo noi! Italiani, noi siamo questo? Siamo un popolo che lucra sulla pelle dei più deboli? Dobbiamo accettare questo marchio infame? No, io non ci credo. Non credo che vogliamo essere così. Le coscienze addormentate dai pifferai della falsa informazione nascondono invece lo spirito di umana benevolenza insita nelle radici del nostro popolo. Svegliamoci! Noi italiani siamo quei cittadini di Gela che in una terra di confine hanno scelto la legalità rappresentata da Rosario Crocetta, rieletto sindaco, liberandosi del giogo mafioso. Cosi come Gela anche l’Italia deve ricostruirsi una dignità. Deve tornare ad essere quello che è: una rosa nel deserto.

Giorgio Bongiovanni
 
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  • La Rivista
    copert57.gif In edicola dal 3 marzo 2008

    In questo numero:
    Elezioni politiche 2008 ecco alcuni nomi da non votare a causa di un curriculum discutibile. Con un’operazione da manuale il Ros cattura Pasquale Condello, il “Provenzano” della ‘ndrangheta.
    Scandalo sanità ed arresti eccellenti in Calabria per mafia, droga ed appalti.
    Cosa Nostra è ad una svolta: quali saranno le sue future strategie?

    Risponde per noi il pm Domenico Gozzo.
    Duro colpo alla mafia trapanese: arrestato Grigoli, re della catena Despar e prestanome del boss Matteo Messina Denaro.
    Un verdetto storico: il presidente della Regione Sicilia Cuffaro condannato a 5 anni ed interdetto dai pubblici uffici per favoreggiamento personale a singoli mafiosi.
    Intervista all’avv. Tamburello: un viaggio nell’orrore delle stragi del ’92.
    Gli affari ed i misteri dello Ior, la banca del Vaticano.
    Ed altro ancora…

    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Una fase di stasi che prelude nuovi equilibri e nuovi accordi. Dentro Cosa Nostra, a casa nostra, in Italia, ma anche in più parti del mondo.

    Le tre mafie che gestiscono tre intere regioni del nostro Paese stanno subendo, uno dietro l’altro, colpi durissimi da parte delle forze inquirenti tra catture eccellenti come quella di Pasquale Condello e dei più importanti fiancheggiatori dei Lo Piccolo, ingentissimi sequestri di beni e soprattutto con l’individuazione, e in qualche caso anche con l’arresto, di politici, imprenditori e professionisti: un numero abbastanza ragguardevole di cosiddetti colletti bianchi. In particolare Cosa Nostra sembra attraversata da una profonda crisi interna sulla quale hanno agito con grande incisività e intelligenza magistrati e forze dell’ordine arrivando a scardinare completamente, almeno a livello di vertice, l’ impero dei Lo Piccolo che controllava tutta Palermo. Sarebbe il caso di approfittare del momento per sferrare uno o più colpi di grazia, come ad esempio inviando uomini e mezzi a Trapani per catturare Matteo Messina Denaro, ma già si profila la solita maldestra mossa dello Stato che, in ottemperanza alla assurda legge della rotazione degli incarichi, si prepara a smantellare la procura di Palermo. Stessa cosa dicasi per la procura di Reggio Calabria impegnata in delicatissime indagini che coinvolgono alla stessa stregua ‘ndranghetisti e politicanti ...

     
  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 57



    In questo numero:

    l’Europa plaude all’indipendenza del Kosovo, ma Giulietto Chiesa avverte che così è stata innescata una miccia nei Balcani.E’ davvero la Cina il pericolo maggiore per l’emissione di CO2?
    Arrestato il tenente generale Gregorio Alvarez, emblema della feroce dittatura militare uruguaiana: ora finalmente la verità sul periodo più atroce della storia dell’Uruguay. Emergenza acqua: un affare da miliardi di euro l’anno. Appalti, privatizzazioni sospette nel mirino delle indagini giudiziarie. Il presidente del Cipsi illustra la campagna Libera l’Acqua che porterà la preziosa risorsa idrica in 13 Paesi poveri del pianeta. La Funima International si attiva per lo scavo di un pozzo nella regione di Catamarca (Argentina), nella località La Alumbrera. 

     
 

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