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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Anno VII° Numero 1 - 2007 N°52
Anno VII° Numero 1 - 2007 N°52 PDF Stampa E-mail

Allo sfascio


Questa villa del Settecento fa pensare un po’ al nostro Paese. Grande, piena di storia, antica, ricca, bella. E allo sfascio. Fatiscente, sporca, corrosa nelle sue fondamenta, divenuta grigia come il cielo poco promettente che la sovrasta.
Al suo interno: saccheggiata. Dalla criminalità, dalla corruzione, dalla violenza, dalla povertà, dalla volgarità.
Una classe politica senza identità in cui i cittadini non si riconoscono più, attraversata da mille e più contraddizioni e unita solo su interessi trasversali e di pochi. Gli italiani vanno a votare incerti sul male minore e guardano con apatico sgomento la danza delle poltrone. Che pena!
Questa villa del Settecento è anche un bene confiscato. E fa pensare un po’ anche alla lotta alla mafia. Contraddittoria, debole, senza mezzi. Allo sfascio.
I magistrati non hanno la carta per le fotocopie e i mafiosi riciclano così tanti miliardi che non riusciamo nemmeno a contarli. I beni di cui, grazie agli sforzi di pochi, riusciamo a rientrare in possesso vengono lasciati marcire e si rischia con inavvedute, o avvedutissime ?, leggi di farli rientrare nelle mani della criminalità, magari vendendoli o mettendoli all’asta. E decine di giovani che potrebbero ritrovare proprio nei beni confiscati ai mafiosi l’inizio per costruirsi un futuro e una speranza se ne vanno, o peggio, imboccano vie senza più ritorno.
Il ministro dell’Interno Amato è rimasto sconcertato dalla mostruosa crescita della domanda di cocaina nel Paese e un caro amico impegnato da sempre in questa battaglia ci ha detto senza riserve: la guerra contro la droga è persa. Non c’è più niente da fare: è un’invasione. E con i soldi della droga si finanziano le armi e viceversa, si sobillano guerre, si rendono schiavi migliaia di esseri umani e si trasformano i bambini in soldati assassini o, peggio, li si vende come la più redditizia delle merci. Chi gestisce questi orridi business? Non sono forse le mafie? Così ricche e potenti da finanziare campagne elettorali e sostenere nazioni? E’ per questo che la lotta alle mafie non è mai tra le priorità dell’agenda dei governi, e non solo del terzo mondo?
Possibile che in un Paese come il nostro, insanguinato da stragi e omicidi eccellenti, si debba leggere che a boss mafiosi, colpevoli di reati gravissimi come Nino Madonia, venga revocato il 41 bis? Cioè ci permettiamo che uno tra i più spietati assassini del generale dalla Chiesa, stragista, la cui famiglia vanta tra le sue infauste gesta anche contatti con i servizi deviati negli attentati degli anni Settanta, riprenda i contatti con il mondo mafioso interno ed esterno alle carceri, davvero lo possiamo fare?
Sono consentite in Italia sottovalutazioni o superficialità di questo genere?
Ancora dobbiamo sentire dai racconti di un ex-mafioso che si era delineato il quadro perfetto per eliminare un altro servitore dello Stato? E per fare un favore ai soliti interessi di ambienti politico-economici.
E dall’altra invece le intercettazioni in cui i mafiosi si lamentano perché Cuffaro, il presidente della regione amico che doveva garantirgli tranquillità, nonostante le accuse, gira ancora libero. Almeno loro si fanno la domanda.
Questa è la mia rabbia!
Fortuna che vi sono uomini illuminati come Don Ciotti e altri Giusti che, animati dall’Amore per il prossimo, non si fermano mai e tracciano la via, nonostante i tempi bui e i cieli carichi di tempesta. Noi li seguiamo e li appoggiamo determinati a fare la nostra seppur piccola parte di dovere. Nella ferma speranza che un moto di indignazione e disgusto smuova le coscienze. Ma Cristo esiste e voi sapete, cari lettori, che io credo in Lui, come in suo Padre che si chiama Adonay. Ed è il Dio della Giustizia.

Giorgio Bongiovanni

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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