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Antimafia Duemila

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May 12th
Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Anno VI° Numero 5 - 2006 N°51
Anno VI° Numero 5 - 2006 N°51 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni   

Prove inconfutabili


Il coraggio e la professionalità del pubblico ministero di Palermo Nino Di Matteo, che ha preferito rinunciare al suo incarico di rappresentare l’accusa al processo Cuffaro perché non condivide più con gli altri titolari dell’inchiesta il capo d’accusa, segnano il passo. Richiamano a gran voce l’urgenza di un’antimafia che, come ha giustamente detto Don Ciotti a conclusione di Contromafie, non ha più tempo. Non ha più tempo per le mediazioni, i compromessi, le polemiche, i giri di parole. Antonino Di Matteo è un magistrato rigoroso, silenzioso, lontano dalle luci della ribalta, dalle dispute politiche. E’ un tecnico, abituato a studiare le carte, a comprovare i fatti e soprattutto ad applicare la legge senza fare sconti a nessuno.Tutto si può pensare di questo professionista tranne che, se ritiene valido e serio richiedere il concorso esterno in associazione mafiosa per il Presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro, lo faccia per carrierismo o per motivi politici. Se lo fa è perché è convinto dei fatti. E’ convinto che l’impianto probatorio a sua disposizione sia sufficientemente solido per addentrarsi nel paludoso terreno del concorso esterno che ancora il legislatore non si decide a definire a dovere. E’ convinto che intercettazioni telefoniche e ambientali, riscontri effettuati dai tecnici sulle collocazioni cellulari dei telefoni, dichiarazioni convergenti dei collaboratori di giustizia e sicuramente quanto accertato dalla sentenza di condanna del delfino del presidente Mimmo Miceli siano un’ottima base su cui istruire un processo con un’imputazione più grave. Già due anni fa il pm Paci, in aperta divergenza con i colleghi Pignatone, Prestipino, De Lucia e lo stesso Di Matteo, si era dimesso per la stessa ragione.Ciò non significa che i magistrati che la pensano in modo differente siano direttamente ascrivibili di una qualche responsabilità di tipo politico o altro, ma forse di una eccessiva prudenza che è il risultato di anni di sentenze contraddittorie frutto del forte clima di garantismo che regna nel nostro Paese. Sempre più similmente governato da un’oligarchia tutta proiettata a proteggere se stessa da qualsivoglia insidia al suo potere.Ancora più onore alla scelta del pm Di Matteo che ci ricorda che, invece, non è finito il tempo per inchieste ardite, anche da parte di noi giornalisti, intimiditi dalla minaccia di querele con richieste di risarcimenti mirabolanti. Non è finito il tempo per processare i potenti collusi con la mafia che corrono al revisionismo per cercare di cancellare dalla già labile memoria degli italiani anni vergognosi di corruzione e connivenze criminali.Che non è finita la guerra frontale a Cosa Nostra e al suo potere ce lo dice anche uno dei capi più vecchi e astuti. Nino Mandalà, capo della cosca di Villabate, uomo di fiducia di Provenzano, oggi agli arresti, non ci pensa nemmeno a pentirsi, ma non rinuncia a lanciare i suoi messaggi. Nel corso del processo a Gaspare Giudice, il deputato di Forza Italia, imputato per associazione mafiosa, il boss, che era anche presidente del club di partito del suo paese, ha spiegato in tutta tranquillità la natura delle sue relazioni con esponenti politici di primo piano. Con il presidente della Provincia Francesco Musotto: "Dopo le sue vicissitudini giudiziarie gli sono stato particolarmente vicino, lui scendeva da Pollina e si fermava da me a Villabate. Un rapporto molto stretto per un certo periodo che andava oltre la comune militanza di partito". Con l’ex ministro La Loggia i cui rapporti erano "di amicizia e familiari": "In particolare - ha affermato - avevo rapporti con il padre di Enrico La Loggia e poi li ho avuti con lui con il quale abbiamo fondato una società di cui lui era presidente". Il sodalizio sarebbe finito nel 1995 quando fu arrestato suo figlio Nicola. Storia affine anche con il senatore Renato Schifani e altri. Basta davvero. Davvero non c’è più tempo da perdere in chiacchiere. Al pm Di Matteo tutto il nostro appoggio, a tutti gli altri impegnati a diverso titolo nella lotta alle mafie, noi compresi e ultimi, buon lavoro. Che delle differenze si faccia virtù, ma della direzione e degli obiettivi non vi sia dubbio.

Giorgio Bongiovanni

 
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    In questo numero:
    Elezioni politiche 2008 ecco alcuni nomi da non votare a causa di un curriculum discutibile. Con un’operazione da manuale il Ros cattura Pasquale Condello, il “Provenzano” della ‘ndrangheta.
    Scandalo sanità ed arresti eccellenti in Calabria per mafia, droga ed appalti.
    Cosa Nostra è ad una svolta: quali saranno le sue future strategie?

    Risponde per noi il pm Domenico Gozzo.
    Duro colpo alla mafia trapanese: arrestato Grigoli, re della catena Despar e prestanome del boss Matteo Messina Denaro.
    Un verdetto storico: il presidente della Regione Sicilia Cuffaro condannato a 5 anni ed interdetto dai pubblici uffici per favoreggiamento personale a singoli mafiosi.
    Intervista all’avv. Tamburello: un viaggio nell’orrore delle stragi del ’92.
    Gli affari ed i misteri dello Ior, la banca del Vaticano.
    Ed altro ancora…

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  • Editoriale

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    Una fase di stasi che prelude nuovi equilibri e nuovi accordi. Dentro Cosa Nostra, a casa nostra, in Italia, ma anche in più parti del mondo.

    Le tre mafie che gestiscono tre intere regioni del nostro Paese stanno subendo, uno dietro l’altro, colpi durissimi da parte delle forze inquirenti tra catture eccellenti come quella di Pasquale Condello e dei più importanti fiancheggiatori dei Lo Piccolo, ingentissimi sequestri di beni e soprattutto con l’individuazione, e in qualche caso anche con l’arresto, di politici, imprenditori e professionisti: un numero abbastanza ragguardevole di cosiddetti colletti bianchi. In particolare Cosa Nostra sembra attraversata da una profonda crisi interna sulla quale hanno agito con grande incisività e intelligenza magistrati e forze dell’ordine arrivando a scardinare completamente, almeno a livello di vertice, l’ impero dei Lo Piccolo che controllava tutta Palermo. Sarebbe il caso di approfittare del momento per sferrare uno o più colpi di grazia, come ad esempio inviando uomini e mezzi a Trapani per catturare Matteo Messina Denaro, ma già si profila la solita maldestra mossa dello Stato che, in ottemperanza alla assurda legge della rotazione degli incarichi, si prepara a smantellare la procura di Palermo. Stessa cosa dicasi per la procura di Reggio Calabria impegnata in delicatissime indagini che coinvolgono alla stessa stregua ‘ndranghetisti e politicanti ...

     
  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 57



    In questo numero:

    l’Europa plaude all’indipendenza del Kosovo, ma Giulietto Chiesa avverte che così è stata innescata una miccia nei Balcani.E’ davvero la Cina il pericolo maggiore per l’emissione di CO2?
    Arrestato il tenente generale Gregorio Alvarez, emblema della feroce dittatura militare uruguaiana: ora finalmente la verità sul periodo più atroce della storia dell’Uruguay. Emergenza acqua: un affare da miliardi di euro l’anno. Appalti, privatizzazioni sospette nel mirino delle indagini giudiziarie. Il presidente del Cipsi illustra la campagna Libera l’Acqua che porterà la preziosa risorsa idrica in 13 Paesi poveri del pianeta. La Funima International si attiva per lo scavo di un pozzo nella regione di Catamarca (Argentina), nella località La Alumbrera. 

     
 

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