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Antimafia Duemila

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Nov 21st
Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Anno VI° Numero 4 - 2006 N°50
Anno VI° Numero 4 - 2006 N°50 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni   

Uomini soli


Fare il proprio dovere in questo Paese non paga. Anzi fa pagare. Nel migliore dei casi con la delegittimazione, con la calunnia e con l’isolamento, nel peggiore con la vita. Succede se sei un magistrato integerrimo, un giornalista libero, un politico coerente, un avvocato ligio o un consulente finanziario onesto.
E’ quanto sta accadendo a Francesco Giuffrida, il vice presidente della Banca d’Italia, sede di Palermo, che, per aver collaborato con la procura il qualità di tecnico incaricato di scandagliare la provenienza ancor oggi misteriosa dei miliardi che hanno originato l’impero Fininvest, oggi si trova sotto processo. Ma solo perché ha svolto il suo lavoro in modo così serio e accurato da non poter essere smentito o contraddetto dal consulente scelto dalla difesa per lo stesso compito. Tanto che i giudici che hanno condannato a nove anni e mezzo di reclusione il senatore Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa hanno scritto che “non è stato possibile, da parte di entrambi i consulenti, risalire, in termini di assoluta certezza e chiarezza, all’origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest”.
Ma ciò che ancor di più inquieta è che la Banca d’Italia ha rifiutato di offrirgli l’assistenza legale lasciando così uno dei suoi dirigenti solo ad affrontare il più potente colosso economico-politico del Paese, che, ironia degli sfrontati, accusa lui di “danni gravissimi morali e all’immagine dell’azienda”. Così Francesco Giuffrida, interpellato proprio per la sua competenza anche per il processo Calvi e chiamato a deporre nel dibattimento d’appello a carico di Dell’Utri, si ritrova solo minacciato del rischio di subire ulteriori querele. Con quale serenità potrà svolgere il suo lavoro? A sostenerlo solo i suoi amici che hanno lanciato un appello: “perché non vinca il silenzio”.
Roberto Saviano è un giovane giornalista che ha avuto l’ardire di scrivere un libro documentato e molto apprezzato dal pubblico sul potere della Camorra. E’ stato minacciato ed isolato. Vive sotto scorta. Un uomo di Siderno (RC), Mario Congiusta, per attirare l’attenzione delle Istituzioni sulla drammatica realtà calabrese e per avere giustizia per il figlio ammazzato dalla ‘ndrangheta, ha iniziato uno sciopero della fame. Da solo con pochi amici combatte la sua battaglia di civiltà.
Giovanni Falcone prima di essere trucidato da Cosa Nostra scrisse: “Si muore generalmente perché si è soli o perché si entrati in un gioco troppo grande. Si muore perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato, che lo Stato non è riuscito a proteggere”.
Ancora una volta: dov’è questo Stato? Che sia presente in queste e nelle molte altre situazioni analoghe. Prima di versare nuove lacrime di coccodrillo.

Giorgio Bongiovanni

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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