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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Anno VI° Numero 3 - 2006 N°49
Anno VI° Numero 3 - 2006 N°49 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni   

Potere


"I mafiosi non siamo noi. Noi siamo Cosa Nostra. I veri mafiosi sono quelli con la giacca e la cravatta, i colletti bianchi. Quelli sono i veri mafiosi. Noi siamo generali, soldati, assassini. Abbiamo anche un cuore, e nel mio caso, io mi sono pentito veramente.Perché si ricordi, dottore Bongiovanni, che Cosa Nostra è come la gramigna, non muore mai.Ma i mafiosi non siamo noi, sono quelli che ci hanno alimentato e permesso di sopravvivere da 200 anni". Queste parole me le disse durante un’intervista del novembre 2001 Salvatore Cancemi, l’ex capo del mandamento di Porta Nuova, amico fraterno di Raffaele Ganci assieme al quale ogni settimana si sedeva di fianco a Riina con cui discuteva gli affari di Cosa Nostra.Con l’operazione Gotha gli inquirenti hanno assestato un colpo importantissimo all’organizzazione, gli assetti interni ai mandamenti più importanti di Palermo sono mutati e soprattutto si è evitata una pericolosa guerra di mafia, con omicidi e assassinii. In realtà, come abbiamo visto, passa il tempo, ma le cose non cambiano granché: i vecchi boss escono dal carcere e tornano a comandare.Il procuratore nazionale antimafia Grasso con grande entusiasmo ha dichiarato che "la mafia è in ginocchio".Seppur comprendiamo la sua soddisfazione non riusciamo a condividerne l’analisi, per quanto ottimisti sul fatto che un giorno Cosa Nostra potrà essere sconfitta. Semplicemente perché i veri mafiosi, per dirla con Cancemi, sono liberi e comandano, molti sono sconosciuti, altri no. E non ci riferiamo a Matteo Messina Denaro e a Salvatore Lo Piccolo, i probabili capi di Cosa Nostra oggi in sostituzione del vecchio Bernardo Provenzano. Ma ai mafiosi che coprono, alimentano e che a volte hanno utilizzato Cosa Nostra come braccio violento.Facciamo qualche esempio. Uno di questi mafiosi, seppur ancora presunto, perché il suo processo è in corso, è Salvatore Cuffaro, neo rieletto Presidente della Regione Sicilia, un altro, sempre presunto, è Marcello Dell’Utri, già condannato in primo grado a nove anni di reclusione dal presidente Leonardo Guarnotta per concorso esterno in associazione mafiosa, e poi c’è Michele Aiello, il più ricco contribuente di Sicilia, anch’egli sotto processo, e chissà quanti altri medici, imprenditori e forse persino qualche magistrato (sicuramente ce ne sono stati nel passato), oggi come 250 anni fa, come alla fine della Seconda Guerra Mondiale, come ai tempi della guerra fredda… Che dire poi di un Silvio Berlusconi che non ha mai voluto rispondere sulle centinaia di miliardi che sono misteriosamente giunti nei conti delle sue banche, così come non ha mai spiegato perché negli anni Settanta si incontrò con Stefano Bontade, l’allora capo di Cosa Nostra.E poi ancora quei certi politici, quella certa massoneria, quei certi servizi deviati che coprono e aiutano i mafiosi che coprono e aiutano Cosa Nostra.Tornano alla mente la P2, Sindona e il sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti che la Corte di Cassazione ha ritenuto colluso con la mafia almeno fino agli anni Ottanta.Davvero crediamo che non ci sia più un Andreotti che protegge Cosa Nostra?Sarà un caso che uomini d’onore della potentissima famiglia americana degli Inzerillo chiedano e ottengano, con la benedizione delle storiche famiglie newyorkesi, che i propri pupilli rientrino a Palermo? I vecchi boss, i Rotolo e i Cinà possono anche lamentarsi, ma di fatto non resta loro che accettarlo, perché anche Bernardo Provenzano è d’accordo. La Cosa Nostra di New York del resto non è sempre la stessa che assassinò il presidente Kennedy?La mafia non è in ginocchio, lo è forse una corrente molto forte dell’associazione criminale Cosa Nostra. La mafia è viva e vegeta, sarà in ginocchio quando conosceremo i mandanti esterni delle stragi, i nomi e i cognomi di chi ancora oggi protegge non solo Cosa Nostra, ma anche la ‘Ndrangheta, la Camorra, la Sacra Corona Unita. In una parola, quando sarà smascherato il vero volto di quel potere che basa la sua esistenza sulla dominazione e sulla violenza.
 
Giorgio Bongiovanni
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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