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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Anno V° Numero 4 - 2005 N°46
Anno V° Numero 4 - 2005 N°46 PDF Stampa E-mail

 
Attemntato alla repubblica


Con un colpo solo e senza spendere nemmeno un euro per il tritolo, per le coperture e i vari depistaggi per occultare i mandanti esterni, è stata compiuta la più grande strage di mafia di tutta la storia della Repubblica: a colpi di penna. Un giudice, candidato, quasi certo, alla vittoria di un concorso per diventare Procuratore Nazionale Antimafia è stato letteralmente ucciso a colpi di penna. Lui e tutti quei magistrati che con lui avrebbero potuto lavorare alla Dna.
Gli assassini sono stati i membri del parlamento di questa Repubblica che hanno votato una legge anticostituzionale e aberrante. Non c’è più bisogno che Cosa Nostra ricorra al tritolo, oggigiorno con la penna si può fare anche di peggio. In duecento anni di storia del nostro paese non è mai stata eliminata una persona a suon di legge. Di solito, quando volevano eliminare una persona, i politici chiedevano un favore alla mafia e questa glielo concedeva. Questa volta, per ovvie ragioni strategiche, si è preferito usare la penna. Nel silenzio assoluto. Rotto soltanto dalle pochissime proteste della società civile, da qualche voce all’interno del CSM, dalla lettera di solo poco più di un centinaio di magistrati, la vibrante protesta dei soli Marco Travaglio e Saverio Lodato, qualche breve apparizione televisiva concessa al procuratore stesso. E nel silenzio del nuovo procuratore nazionale antimafia, cui auguriamo buon lavoro e di cui condividiamo le prime esternazioni sulle protezioni, a tutti i livelli, di cui gode il capo latitante di Cosa Nostra: Bernardo Provenzano.
Un omicidio senza funerali, né cortei di piazza, né indignazione, né applausi in chiesa, né pianti di vedove. A piangere la Costituzione della Repubblica italiana e i padri che l’ hanno fondata, in nome della quale hanno sacrificato la loro vita. Per rendere questo paese libero e il più possibile sgombero di farabutti e delinquenti. Questo è stato compiuto, questo voglio denunciare. Una volta per tutte. Mai era accaduto che per fermare un uomo si varasse una legge apposita.
Quest’ uomo si chiama Gian Carlo Caselli.
Che paura incuteva quest’uomo? A chi?
Si temeva forse che alla guida della Procura Nazionale Antimafia potesse continuare le indagini sui mandanti esterni alle varie stragi che hanno insanguinato il nostro Paese?
O che fosse a conoscenza di indizi tali da potere mettere sotto accusa un’intera classe di potere trasversale tra destra, sinistra e centro?
Che i suoi sostituti potessero aprire scenari inquietanti non solo sulle relazioni di Cosa Nostra, ma anche su quelle della ‘Ndrangheta, senza fermarsi esclusivamente alla mafia militare?
Che avrebbero esplorato gli antri oscuri dei poteri forti, misteriosi, di cui si può immaginare, e sospettare, ma che non si ha mai il coraggio di dire?
La ragione per cui  si è arrivati a varare una legge contro una unica persona può essere solo che questa aveva la capacità di scoprire fatti che avrebbero potuto devastare il sistema di potere nel nostro Paese.
Gian Carlo Caselli non è morto e ovviamente ce ne rallegriamo tutti.
Non è stato ucciso fisicamente, però è stata uccisa sicuramente una delle ultime possibilità che in questo paese si possa scoprire la verità.

Giorgio Bongiovanni

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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