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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Anno V° Numero 2 - 2005 N°44
Anno V° Numero 2 - 2005 N°44 PDF Stampa E-mail

 
Eroi internazionali


E’ stato per noi un grande onore poter commemorare la memoria dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in un paese d’oltreoceano: l’Uruguay, terra tanto lontana e tanto vicina. Per la prima volta è stato trasmesso, al cospetto delle maggiori autorità giudiziarie locali, e in una conferenza aperta al pubblico, il video documentario “Paolo Borsellino: l’ostacolo tra la mafia e lo Stato” che rappresenta le nostre provvisorie conclusioni sui retroscena che portarono alla barbara esecuzione dei giudici e degli agenti delle loro scorte. Nella ferma convinzione che l’eliminazione dei due magistrati sia il risultato degli “ibridi connubi tra criminalità organizzata, centri di potere extra istituzionali e settori devianti dello Stato…” che, come ebbe a dire lo stesso Falcone, “ispirarono crimini efferati”. Compreso il loro.
Il popolo uruguaiano, sia nei suoi più autorevoli esponenti che nella gente comune, ha dimostrato una sensibilità straordinaria e una sincera commozione. Ancor di più, grazie anche all’intervento dei maggiori mezzi di comunicazione che hanno trasmesso l’appello del giudice Pablo Eguren, invitato in veste di relatore, a richiedere una pronta riforma giudiziaria del paese, si è verificata una vera e propria opera di sensibilizzazione sociale nei riguardi del fenomeno mafioso. Il paese, infatti, sebbene molto giovane a livello di struttura democratica, avverte già l’allarme della presenza sul territorio delle organizzazioni criminali visibile soprattutto con la diffusione della droga. Nonostante la mancanza di mezzi dovuti alla povera economia è ancora possibile per loro cercare di contrastare il dilagare della mentalità mafiosa della corruzione poiché ancora perdurano negli animi dei più quei sentimenti di umiltà e giustizia che hanno ereditato dalla dura battaglia dei loro padri contro la dittatura. Valori di cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano portatori e garanti.
In questo momento tanto cupo per il nostro paese, a tutti i livelli e in particolare per la lotta alla mafia, scomparsa dalle priorità di governo e dal pubblico dibattito, sapere che il sacrificio di questi nostri martiri sia apprezzato ovunque al di là dello spazio e del tempo è di consolazione. Soprattutto per coloro che sono ancora in tempo per cercare di difendere e diffondere quel senso di legalità sul quale deve poggiarsi e crescere una società sana.
Un privilegio per tutti noi constatare ancora una volta la statura di questi due eroi internazionali le cui idee camminano sulle gambe di uomini e donne di tutto il mondo.                         

Anna Petrozzi

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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