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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow N° 42 Novembre-Dicembre 2004
N° 42 Novembre-Dicembre 2004 PDF Stampa E-mail

Colpevole!

di Giorgio Bongiovanni 

Una condanna logica e matematica.
Basata su prove tanto schiaccianti che un’assoluzione avrebbe rappresentato una vera e propria sconfitta per la giustizia italiana.
La sentenza emessa lo scorso 11 dicembre dalla seconda sezione penale del Tribunale di Palermo presieduta da Leonardo Guarnotta, a latere Giuseppe Sgadari e Gabriella Di Marco, segna una tappa più che importante nella storia d’Italia.
E rende giustizia al lavoro dei magistrati, mettendo finalmente la parola fine alla sequela di voci infamanti e diffamatorie che nel corso di sei anni e 211 udienze dibattimentali hanno gridato alle <<toghe rosse>> e ai <<pentiti a orologeria>>.
 Marcello Dell’Utri, senatore di Forza Italia, da pochi giorni nominato vice del partito dal Presidente Silvio Berlusconi, è stato condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Colpevole di aver agevolato e rafforzato, per oltre trent’anni, la mafia delle stragi e degli omicidi politici. E di essere stato ambasciatore dell’organizzazione criminale ai più alti vertici dell’imprenditoria e della politica italiana.
 Insieme a lui, ma paradossalmente ad una pena minore (7 anni) ha subito una condanna per associazione mafiosa Gaetano Cinà, uomo d’onore “posato” della “famiglia” di Malaspina.
<<Questa sentenza – è stato il commento a caldo di Antonio Ingroia pm al processo insieme a Domenico Gozzo e Mauro Terranova – spazza via gli insulti ricevuti in questi anni>>. E <<conferma il materiale probatorio>>.
Ad inchiodare il senatore, infatti, una mole di prove tanto imponente che nel corso della lunga requisitoria (16 udienze) i pm si sono trovati costretti a tralasciarne molte, <<per crisi di abbondanza>>.
Tra queste: intercettazioni antiche e recenti, analisi di traffici telefonici, indagini di tipo tradizionale, acquisizioni documentali, consulenze finanziarie, risultanze filmate e fotografiche, dichiarazioni di testimoni e pentiti e, in taluni casi, ammissioni dello stesso Dell’Utri.
Così tante, aveva dichiarato Antonio Ingroia, che si potrebbe persino chiedere <<la configurazione del reato di partecipazione in associazione mafiosa>>.
  A dispetto di questo, e proprio durante la lunga camera di Consiglio, il presidente Pierferdinando Casini aveva telefonato all’imputato per esprimere la propria solidarietà e la propria incredulità. Affidando poi i contenuti di quella conversazione ad un comunicato ufficiale.
Parole delle quali non hanno tenuto conto la professionalità e l’intelligenza del giudice Guarnotta, mente storica della lotta alla mafia, che, come membro del pool di Falcone e Borsellino, aveva in passato contribuito a rendere possibile il maxiprocesso, pietra tombale sul mito dell’impunità dei mafiosi.
Oggi, grazie a questa nuova sentenza, seppur solo di primo grado, un’altra pietra tombale è stata posata. Quella dell’impunità dei potenti che con i mafiosi hanno trescato.
  “I have a dream”, aveva detto Antonio Ingroia in conclusione della sua requisitoria: <<Quello che anche la legge penale venga applicata secondo il principio di uguaglianza, che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge penale>>.

Quel sogno, almeno fino a nuova sentenza, è ora realtà.

Giorgio Bongiovanni 

 
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    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
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    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
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    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
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    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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