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Ciancimino: ecco chi erano i soci di mio padre PDF Stampa E-mail
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Ciancimino: ecco chi erano i soci di mio padre
Pagina 2

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di Silvia Cordella - 25 marzo 2009

Sono nomi eccellenti quelli che lunedì sono stati snocciolati in aula da Massimo Ciancimino: “Salvo Lima, Calogero Pumilia, Enzo Zanghì, Pino Blanda, Enzo Cirà  e Carlo Vizzini”, tutti “personaggi – ha detto - legati alla società del gas di mio padre da vincoli societari” più o meno occulti.

Su questi temi si è basata l’udienza che per sette ore ha visto Ciancimino Junior rispondere alle domande della sua difesa (avv. Mangano e Dominici) e del Pg dott.ssa Tardio. Una tappa importante annunciata da tempo dal figlio più piccolo di don Vito che ha ripreso il tema della compagine societaria del Gruppo Gas, rivelando che le quote “occulte” riconducibili a suo padre erano in realtà quelle rappresentate dal gruppo Brancato, in questo procedimento costituito parte civile. Dei 120 milioni della vendita della Sirco agli acquirenti spagnoli della “Gas Natural”, secondo l’imputato (già condannato in primo grado per riciclaggio, intestazione fittizia di beni e concorso in tentata estorsione), 4 milioni e 700 mila euro sarebbe stata la cifra spettante a suo padre.
Quota che i D’Anna – Brancato  (eredi di Ezio Brancato) avevano bonificato nei conti della figlia di Lapis, messa poi a disposizione di Ciancimino nel conto svizzero “Mignon” dall’avvocato  tributarista, padre della donna. Una transazione bancaria che aveva tracciato il passaggio di denaro e spinto – secondo precedenti dichiarazioni dell’imputato - Maria e Monia Brancato a chiedere successivamente a Lapis la restituzione di quel denaro e, non ottenendolo, a denunciarlo per estorsione.
Fatti di cui parlano Gianni Lapis e l’ex avv. del Gruppo Gas Giovanna Livreri nei verbali depositati l’altro ieri a processo. Si tratta di dichiarazioni rilasciate ai magistrati della Dda di Palermo Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, nell’ambito di un’inchiesta appena aperta per corruzione sulla scia delle rivelazioni di Massimo Ciancimino in cui vi sarebbero implicati il Senatore Vizzini (Pdl) e l’on. Saverio Romano (Udc), che però hanno smentito categoricamente un loro coinvolgimento nella Gas. Circostanze che indicherebbero la reale riconducibilità dei prestanome di don Vito nella famiglia Brancato con il passaggio di quei 4 milioni e 700 mila euro nel conto svizzero da Brancato a Ciancimino mediante il conto di Lapis. Un coinvolgimento attivo, quello dell’altro Gruppo azionista, che avrebbe operato sotto l’ombrello protettivo di don Vito di cui sarebbe stata consapevole la stessa Livreri. L’avvocato infatti oltre a dire che Vizzini sarebbe stato socio occulto di Lapis avrebbe detto che il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Giusto Sciacchitano (padre di Antonello Sciacchitano, ex marito di Monia Brancato) si sarebbe adoperato per “proteggere” la famiglia Brancato cercando di lasciarla fuori dall’inchiesta. Ciò “grazie al suo ruolo istituzionale” e “alle sue personali relazioni e conoscenze all’interno della Procura di Palermo”. Un capitolo che ha già innescato una serie di polemiche ma che presenta evidenti spunti d’indagine, come quelli che riguardano un verbale d’interrogatorio acquisito nel processo per mafia a carico dell’ex Primario della Radiologia del Maurizio Ascoli Giovanni Mercadante.


 
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