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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow N° 38 Febbraio-Marzo 2004
N° 38 Febbraio-Marzo 2004 PDF Stampa E-mail

Attacco alla procura di Palermo (2)

di Giorgio Bongiovanni 

Proviamo vero e proprio sgomento nell’apprendere dal settimanale L’Espresso che il Governatore di Sicilia si sarebbe incontrato nel retrobottega di un negozio di abbigliamento con Michele Aiello l’imprenditore considerato amico dei mafiosi, amico di Provenzano, se non addirittura il capo mandamento di Bagheria. Soprattutto perché nessuno o quasi ha gridato allo scandalo!
Eppure in passato suscitò tanto clamore il racconto di Di Maggio sul bacio tra Riina e Andreotti, e non vi era neppure la prova! (Anche se io personalmente penso che Di Maggio abbia detto la verità)
Oggi, se quanto è stato diffuso risultasse vero, avremmo perfino l’ammissione da parte del Governatore e la conferma che questo incontro è realmente avvenuto, ma nessuno ha osato proferir parola.
In fondo non vi è tutta questa differenza, è solo una questione di cariche leggermente inferiori.
La sinistra tace, fatta eccezione per l’onorevole Lumia e pochi altri suoi colleghi di partito, la maggioranza tanto peggio, nessuno è sceso in piazza o ha fatto gesti eclatanti per far sì che Totò Cuffaro, almeno, si dimetta dalla sua carica di Presidente della Regione. Dobbiamo forse credere alla storiella del “tariffario regionale”?
Una situazione pazzesca, che ha del paradossale. Nella lotta alla mafia si è tornati al «Medio Evo», quando era solo una leggenda...
Sul fronte dell’antimafia, poi, continua l’attacco alla Procura.
Al centro ancora il Procuratore Aggiunto Guido Lo Forte che, uscito indenne dai tentativi di calunnia, ora viene attaccato direttamente dai cinque membri laici del CSM appartenenti allo schieramento della Casa delle Libertà che ne hanno chiesto il trasferimento per incompatibilità ambientale.
Restiamo convinti, come già abbiamo scritto, che vi sia in atto un complotto ordito anche da forze esterne, sia nazionali che internazionali, che premono fortemente per rimuovere ogni eventuale ostacolo che possa porre in pericolo i nuovi equilibri tra mafia e potere o che possa intaccare in qualche modo i vari «santuari».
Insistiamo nel ritenere che i procuratori Lo Forte, Grasso, Scarpinato, Ingroia, Di Matteo, Natoli e gli altri, nonostante le divergenze di vedute, rappresentino la forza indipendente della magistratura e della Giustizia che non conosce livelli di potere intoccabili.
Fino a quando questi magistrati incarneranno questi valori saranno di intralcio a quella parte di potere che, sia esso di destra o di sinistra, si inquina con la criminalità mafiosa.
Anche per questo motivo ci auguriamo vivamente che il Procuratore Grasso faccia appello a tutta la sua autorità affinché il CSM faccia chiarezza sulla nuova circolare che consentirebbe al sostituto procuratore Antonio Ingroia di tornare a pieno titolo nella DDA.

Giorgio Bongiovanni

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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