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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow N° 34 Settembre 2003
N° 34 Settembre 2003 PDF Stampa E-mail

Omicidio dalla Chiesa: fu chiesto un “favore”a Cosa Nostra

di Giorgio Bongiovanni 

Avevo 19 anni quando lessi sul Giornale di Sicilia della strage di via Carini.
Non potrò mai dimenticare quella scritta «Qui è morta la speranza dei siciliani onesti».
Sono trascorsi ventuno anni da quell’eccidio.
Giustizia è stata fatta: sia i capi di Cosa Nostra che l’ordinarono sia i killer Nino Madonia, Giuseppe Lucchese, Pino Greco «scarpuzzedda» (poi assassinato) e altri sono stati condannati.
Fin da subito si parlò anche di mandanti esterni all’organizzazione criminale, se ne occupò il pool nel maxi processo, lo scrisse chiaramente il figlio del generale Dalla Chiesa Nando nel suo libro Delitto imperfetto, risultato delle inchieste che lo portarono sulla pista della DC siciliana e dei poteri deviati.
Oggi dopo tutto questo tempo la conferma che il delitto Dalla Chiesa sia stato un favore che Cosa Nostra ha accordato a qualcuno viene proprio da uno dei suoi capi. Ma non si tratta di un pentito, tutt’altro! Ma del rappresentante di uno dei mandamenti più importanti di Palermo: Brancaccio.
Giuseppe Guttadauro è stato intercettato mentre, comodamente seduto nel salotto della sua casa, dialoga con un suo sodale e lamentandosi del trattamento riservato all’organizzazione dai politici si sfoga rinnegando quel favore.
Nel 1982 qualcuno chiese a Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, diventati capi di Cosa Nostra al prezzo di centinaia di vite, di eliminare un uomo che non aveva paura di nessuno e che infastidiva molti.
Manca quel tassello. Mancano ancora quei nomi e quei cognomi.
Si dice che il tempo sia più galantuomo degli uomini; prima o poi quei nomi ce li dirà.
Così arriverà la loro fine politica e anche spirituale.
Solo allora sarà veramente reso il giusto onore a uno dei più grandi martiri ed eroi della Repubblica italiana, il Generale di Corpo d’Armata Carlo Alberto dalla Chiesa.

Giogio Bongiovanni 

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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