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Antimafia Duemila

Friday
Dec 05th
Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow N° 33 Luglio-Agosto 2003
N° 33 Luglio-Agosto 2003 PDF Stampa E-mail

Scandali

di Giorgio Bongiovanni 

Nel nostro strano paese si grida allo scandalo perché i magistrati, applicando la legge scritta e approvata dai politici a larga maggioranza, danno il loro consenso affinché i collaboratori di giustizia, che hanno contribuito seriamente all’arresto di mafiosi e stragisti, godano dei benefici previsti dal nostro ordinamento di giustizia.
Nessuna voce invece si leva se un boss come Leonardo Greco, irriducibile, trascorre qualche giorno in licenza premio nelle campagne siciliane in compagnia della famiglia.
Nessuna voce nemmeno se l’avvocato Taormina, difensore del capo mandamento di Bagheria, Pietro Lo Iacono, siede in Commissione Antimafia, così può sapere in anteprima i segreti di indagine.
Figuriamoci poi se ci si poteva scandalizzare per un avviso di garanzia al Presidente della Regione Totò Cuffaro per concorso esterno in associazione mafiosa assieme ad una manciata di medici e assessori.
E ancora silenzio assoluto per quella inspiegabile e assurda circolare del sempre più jurassico CSM che stabilisce la turnazione dei magistrati della DDA ogni otto anni. Così mentre la mafia coltiva i suoi affiliati per dieci anni per poi renderli insostituibili, lo Stato pensa bene di fare in modo che un procuratore non diventi troppo competente nella lotta al crimine organizzato, non si sa mai che si metta in testa di farsi ammazzare perseverando troppo nella ricerca della verità.
Così arriva l’estate.
Speriamo che porti consiglio. Una bella riforma. Non quella della giustizia sul modello della impunità, ma magari di qualche obsoleta circolare.
Magari quelle modifiche che auspicava Paolo Borsellino, prima di essere barbaramente assassinato undici anni fa dal potere politico-affaristico-mafioso, quando era quasi riuscito, con Giovanni Falcone e quei pochi altri colleghi pedanti e accaniti, a mettere in scacco Cosa Nostra e i suoi alleati nelle istituzioni.
 
Giorgio Bongiovanni
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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