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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow N° 32 Giugno 2003
N° 32 Giugno 2003 PDF Stampa E-mail

L’ipocrisia dei politici e l’ignoranza del ministro

di Giorgio Bongiovanni

E’ comprensibile il sentimento di sconcerto  di Maria Falcone e di turbamento di Rita Borsellino, sorelle dei giudici assassinati nelle stragi di Capaci e Via D’Amelio, alla notizia degli arresti domiciliari concessi al collaboratore di giustizia Enzo Salvatore Brusca.
Gli assassini efferati dei due magistrati, così come quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido proprio dall’ex mafioso di San Giuseppe Jato su ordine del fratello Giovanni Brusca, suo capomandamento, sono ormai impressi nell’anima collettiva italiana e lo rimarranno per sempre.
Assolutamente sbalorditivo è invece l’atteggiamento ipocrita di quei politici che si dimostrano sdegnati al vedere applicare una legge che loro stessi, quasi all’unanimità viste le scarsissime opposizioni, hanno firmato.
E ancor più sbalorditivo è constatare l’assoluta ignoranza, in materia di mafia, del Ministro della Giustizia Castelli, fazzolettino verde rigorosamente piegato nel taschino. Così come quella dell’altro Ministro, suo capo, Umberto Bossi, tra coloro che hanno votato per l’approvazione di quella legge che concede premi, in termini di sconti di pena, ai collaboratori di giustizia.
E allora è a questo ministro della Giustizia che mi rivolgo. Per dirgli di leggere le leggi sui collaboratori di giustizia approvate anche dal suo governo, di seguire i processi, di verificare con dati alla mano quante centinaia di mafiosi assassini sono stati arrestati e condannati grazie al contributo dei pentiti.
Ogni qualvolta i magistrati applicano le leggi e dimostrano di essere scrupolosi nel farle rispettare, i politici gridano allo scandalo.
E’ per questo che piuttosto che guardarci dai pentiti forse sarebbe invece più opportuno guardarci da certi politici.

Giorgio Bongiovanni

 
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    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
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    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
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    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
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    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
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