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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow N° 30 Marzo-Aprile 2003
N° 30 Marzo-Aprile 2003 PDF Stampa E-mail

 Nella guerra tra politica e giudici i boss mafiosi stanno alla finestra

di Luca Tescaroli 

L’aggressione alla magistratura si fa, giorno dopo giorno, sempre più virulenta. Un’aggressione che si traduce nel proposito di taluno di incidere sull’autonomia e sull’indipendenza del pubblico ministero sottoponendolo all’autorità governativa. E’ in atto la rivincita della politica contro la giurisdizione, che aveva saputo diffondere nel Paese la convinzione che la Giustizia non fosse solo di classe. Tutto questo deve preoccupare chiunque nutra un minimo senso dello Stato, che evidentemente manca a quanti usano con leggerezza frasi che suonano come obbiettiva delegittimazione ed intimidazione dell’ordine giudiziario nella sua fondamentale funzione.Ed i mafiosi stanno a guardare come spettatori di una cruenta rappresentazione teatrale dove gli attori sono reali e le loro azioni foriere di conseguenze perniciose. E ciò accade in Italia ove vi sono intere aree geografiche nelle quali la prima garanzia da stabilire è quella dell’effettività delle leggi statuali e della difesa dei cittadini contro le intimidazioni e i delitti mafiosi . Mi chiedo quale possa essere l’impatto della conflittualità in atto tra apparati delle istituzioni sui signori dell’onorata società e quali possano essere le conseguenze. Tale stato di cose ha indotto e induce gli organi giudicanti ad orientarsi verso interpretazioni più rigorose e restrittive e contribuisce alla creazione di condizioni particolarmente favorevoli all’inserimento da parte dei sodali mafiosi di elementi di disturbo nelle investigazioni e nei processi come quello di falsi collaboratori di giustizia capaci di dosare informazioni veridiche ed altre mendaci. L’uomo d’onore percepisce la distrazione dello Stato, inteso nella sua globalità, e delle classi politiche sul terreno del contrasto alla criminalità organizzata ed avverte l’accettazione del potere mafioso nella coscienza media dei gruppi sociali. Reclama la sua parte, i detenuti si sentono abbandonati per la definitività del regime del carcere duro ( il 41 bis ), e lanciano proclami minatori dagli istituti penitenziari sperando in nuove regolamentazioni contenute in progetti di legge all’attenzione del Parlamento. I mafiosi liberi potrebbero muoversi verso l’effettuazione di nuovi attentati, e pretendere l’attuazione di pregressi accordi con uomini politici e muoversi verso la ricerca di nuove intese con referenti istituzionali. L’intreccio tra mafia e politica è molto più complesso di quanto si pensi e la mafia, capace di sfruttare le tensioni e le incertezze istituzionali, non è abituata a sentirsi trascurata e a non essere coinvolta nella gestione del potere e dei benefici che dallo stesso è avvezza trarre. I cittadini, a loro volta, non essendo posti nelle condizioni di percepire segnali non equivoci di un proposito istituzionale di aggressione alla mafia, non sono favoriti a mobilitare le loro energie contro Cosa Nostra, le altre associazioni mafiose ed i suoi alleati. Di qui la loro accettazione silenziosa delle attività e la loro indifferenza nei confronti dei morti ammazzati, delle lunghe latitanze dei boss e del condizionamento delle gare di appalto. Temi e problemi che ritengono costituire affari di pochi, gli addetti ai lavori. Questo è lo stato di cose auspicato dal mafioso che appare in sintonia con la strategia di non conflittualità dallo stesso portata avanti nei confronti dello Stato, sempre più orientato ad impegnare il proprio apparato repressivo a combattere criminali comuni extracomunitari ed invisibili e silenziosi guerrieri appartenenti a strutture internazionali ed a gruppi eversivi italiani, protesi a portare il terrore nel cuore delle città. E’ imprescindibile il richiamo al principio di responsabilità della politica affinché non commetta l’errore di inceppare l’antimafia e congelare la giurisdizione, con improvvide regolamentazioni della funzione requirente nel processo penale, ed inizi il confronto sui rimedi da adottare per affrontare durevolmente ed efficacemente la lotta alla criminalità mafiosa.

Luca Tescaroli - Pubblico ministero, Roma 

 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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