Dossier
Giovanni Falcone
Cosa nostra non ha mai accettato rapporti di subalternità | Cosa nostra non ha mai accettato rapporti di subalternità |
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Pagina 4 di 5 Meno significativo, rispetto al traffico dell’eroina, è stato, almeno inizialmente, il coinvolgimento di Cosa Nostra nel commercio di altre droghe. Ma per quanto riguarda hashish e cocaina, alcune strutture, soprattutto nella Sicilia orientale, sono da tempo addette a questo tipo di droga a notevoli livelli con collegamenti con la Camorra ormai noti da tempo. Si tratta, dunque, di strutture molto articolate e solo apparentemente complesse che per lunghi anni hanno funzionato egregiamente consentendo alla mafia ingentissimi guadagni. Un discorso a sé merita il riciclaggio del denaro. Cosa Nostra ha utilizzato organizzazioni internazionali operanti in Italia di cui si serviva già fin dai tempi del contrabbando di tabacchi, ma è ovvio che i rapporti sono divenuti assai più stretti e frequenti per effetto degli enormi introiti derivanti dal traffico di stupefacenti. Ed è chiaro altresì che, nel tempo, i sistemi di riciclaggio si sono sempre più affinati in dipendenza sia delle maggiori quantità di danaro disponibili, sia soprattutto della necessità di eludere investigazioni sempre più incisive. Per un certo periodo, bisogna riconoscerlo, il sistema bancario ha costituito canale privilegiato per il riciclaggio del danaro. Senza dire che non poche attività della mafia, di per sé illecite e costituenti di per sé autonoma fonte di ricchezza, come ad esempio le cosiddette truffe comunitarie, hanno costituito il mezzo per consentire l’occultamento del fluire, in Sicilia, di ingenti quantitativi di danaro già ripuliti all’estero, quasi per intero provenienti da traffico di stupefacenti. Di recente è stato addirittura accertato il coinvolgimento di interi paesi in operazioni bancarie di cambio di valuta estera – ci si può immaginare cosa comporta questo in tema di indagine relativa -. Quali effetti ha prodotto, in seno all’organizzazione di Cosa Nostra, la gestione del traffico degli stupefacenti? Contrariamente a quanto ritenevano taluni mafiosi più tradizionalisti, la mafia non si è rapidamente dissolta, ma ha accentuato le sue caratteristiche criminali. Le alleanze orizzontali tra uomini d’onore di diverse famiglie e di diverse province hanno favorito il processo, già in atto da tempo, di gerarchizzazione di Cosa Nostra, e al contempo hanno indebolito la rigida struttura di base con la conseguenza che hanno alimentato mire egemoniche. Infatti, nei primi anni ’70, per assicurare un migliore controllo dell’organizzazione, veniva costituito un nuovo organismo di vertice, la cosiddetta Commissione Regionale, composta dai capi delle province mafiose siciliane, col compito di stabilire regole di condotta e di applicare sanzioni negli affari concernenti Cosa Nostra nel suo complesso. Ma le fughe in avanti di ben individuati gruppi di uomini d’onore erano difficilmente controllabili, ed esplodeva così, nel ’78, una violenta contesa culminata negli anni ‘81-’82. Due opposte fazioni si sono affrontate in uno scontro di una ferocia senza precedenti che ha investito tutte le strutture di Cosa Nostra causando centinaia di morti. I gruppi avversari, ecco la novità, aggregavano uomini d’onore, ciascuno di essi appartenenti alle più varie famiglie, spinti dall’interesse personale a differenza di quanto era avvenuto nella prima guerra di mafia caratterizzata dallo scontro tra famiglie, e ciò a dimostrazione inequivoca del superamento della rigida compartimentazione in famiglie di un tempo. La sanguinosa faida non ha determinato, come ingenuamente si affermava, un indebolimento complessivo di Cosa Nostra, ma, al contrario, un rafforzamento e un rinsaldamento delle strutture mafiose, che depurate degli elementi più deboli, eliminati nel conflitto, si sono compattate sotto il dominio di un gruppo egemone, accentuando al massimo la segretezza ed il verticismo. Ed il nuovo gruppo dirigente ha fornito ben presto una sinistra dimostrazione della sua potenza e vitalità e fin dall’aprile ’82 ha scatenato una violenta offensiva contro le istituzioni, con la eliminazione di chiunque poteva costituire un ostacolo alle sue finalità. Gli omicidi di Pio La Torre, di Dalla Chiesa, di Chinnici, di Ciaccio Montalto, di Montana, di Cassarà, al di là delle specifiche ragioni della eliminazione di ciascuno di essi, testimoniano una drammatica realtà. E tutto ciò mentre il traffico di stupefacenti e le altre attività illecite continuavano ad andare a gonfie vele, nonostante l’impegno delle forze dell’ordine. L’ultimo laboratorio di eroina scoperto in Sicilia rimonta appena all’aprile ’85, ma, nell’anno successivo, sono stati effettuati sequestri di consistenti partite di droga in partenza da Palermo. La collaborazione di alcuni elementi di spicco di Cosa Nostra e la conclusione di inchieste giudiziarie approfondite hanno inferto indubbiamente un duro colpo alla mafia. Ma se la celebrazione, tra difficoltà di ogni genere, di questi processi ha indotto Cosa Nostra ad un ripensamento di strategie, certamente non ha segnato l’inizio della fine del fenomeno mafioso. Il declino della mafia, più volte annunciato, non si è verificato e non è purtroppo prevedibile nemmeno oggi. E’ vero che non pochi uomini d’onore, diversi dei quali di importanza primaria, sono in atto detenuti, tuttavia, i vertici di Cosa Nostra sono latitanti, e non vi sono elementi che possano farci ritenere che siano costretti all’angolo. Le indagini di polizia giudiziaria, ormai da qualche anno, hanno perso di intensità e di incisività, a fronte di un’organizzazione mafiosa sempre più impenetrabile e compatta, talché le notizie in nostro possesso, sull’attuale consistenza dei quadri mafiosi e sui nuovi adepti, sono veramente scarse. Né è possibile trarre buoni auspici dalla drastica riduzione dei fatti di sangue peraltro circoscritti al palermitano, perché, solo in minima parte, è da ascrivere all’azione repressiva. La tregua infatti, purtroppo, è frequentemente interrotta da assassini di mafiosi di rango, segno che la resa dei conti è tutt’altro che finita, e soprattutto da omicidi che hanno creato notevolissimo allarme sociale. Si pensi all’omicidio di Roberto Parisi, avvenuto nel febbraio ‘85, agli omicidi di Giuseppe Insalaco e di Mondo, consumati appena qualche mese addietro. In particolare, gli omicidi di Insalaco e di Parisi costituiscono l’eloquente conferma che gli antichi, ibridi connubi tra criminalità mafiosa e occulti centri di potere, costituiscono tuttora nodi irrisolti con la conseguenza che fino a quando non sarà stata fatta luce su moventi e su mandanti dei nuovi come dei vecchi omicidi eccellenti non si potranno fare significativi passi avanti. Malgrado i processi e le condanne, risulta da inchieste giudiziarie ancora in corso che la mafia non ha abbandonato il traffico di eroina, ed anzi comincia ad interessarsi sempre di più alla cocaina. Si ha, cioè, notizia precisa di transazioni, avvenute in America, tra mafia ed altre organizzazioni similari concernenti lo scambio di eroina con cocaina, fatto piuttosto inquietante per le nuove possibilità concesse alla criminalità. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
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nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
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parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
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Il coraggio di Paolo Borsellino
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Uno studio sulla finanza mondiale
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