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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow N° 24 Luglio-Agosto 2002
N° 24 Luglio-Agosto 2002 PDF Stampa E-mail

Boss in sciopero?

di Giorgio Bongiovanni 

Auspichiamo il 41 ter
Al premier Silvio Berlusconi, che non si presenta ai giudici per “impegni improrogabili” (partecipare al Maurizio Costanzo Show dell’11 luglio u.s.), chiediamo che promuova un decreto legge in cui si propone il 41 ter. Vale a dire il carcere a vita, quello veramente duro, con la visita concessa alle famiglie giusto una volta l’anno, e la condanna al lavoro per almeno dieci ore al giorno per contribuire al risarcimento dei danni provocati allo Stato.
Ci associamo pertanto alla risposta delle famiglie delle vittime di mafia e dei crimini più efferati per i quali è previsto il regime più duro.
“Noi familiari delle vittime abbiamo deciso di rispondere usando le loro stesse parole: perché non chiedete a noi figli che da anni li vediamo sotto una lastra di marmo, quella sotto cui voi li avete mandati, come ci sentiamo e perché non pensate a pentirvi? E perché l’associazione Nessuno tocchi Caino non pensa invece a quanti Abele hanno ucciso? Perché non chiedono a noi se il 41 bis è crudele? Forse perché sanno che risponderemmo che invece è fin troppo morbido e che per questi reati è giusto che ci sia la morte civile e che la giustizia italiana non offra eccessivo garantismo”.
Uno dei più gravi errori della politica nella lotta alla mafia è stata sicuramente la debolezza nei confronti dei boss. Se invece lo Stato si fosse mostrato sempre fermo ed intransigente e avesse concesso benefici solo a coloro disposti ad una seria collaborazione certamente i risultati sarebbero diversi. Solo perché sono un uomo di fede rifiuto l’applicazione della pena di morte, consapevole comunque che tutto il resto è sempre poco.
I nostri politici spesso dimenticano, alcuni non per troppi impegni, ma perché collusi, che i boss si sono rivelati superiori ai carnefici delle SS naziste in quanto a crudeltà e spietatezza.
Immaginiamo se oggi in carcere ci fossero Adolf Hitler o Einrich Himmel,  Goebbels o il dottor Stranamore... staremmo parlando di benefici?
Come reagirebbe l’opinione pubblica?
Ancora di più. Occorrerebbe inasprire anche la pena prevista per associazione mafiosa regolata secondo l’art.416 bis del codice penale. Non la ben limitata condanna a sei anni bensì l’ergastolo. Anche e soprattutto per coloro che condividono con Cosa Nostra la responsabilità delle stragi, sia che le abbiano commissionate, sia che ne abbiano tratto vantaggi. Tra questi, coloro che oggi occupano autorevoli seggi ai vertici delle Istituzioni e dell’alta finanza.

Giorgio Bongiovanni

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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