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Operazione ''Camaleonte 2'': colpito e affondato il mandamento di Trabia | Operazione ''Camaleonte 2'': colpito e affondato il mandamento di Trabia |
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di Aaron Pettinari – 17 marzo 2009 ... e gennaio 2009, chiude il quadro dei mandamenti di Palermo e della sua provincia. Nello specifico, così come hanno spiegato in una nota gli inquirenti, l’operazione odierna costituisce la prosecuzione naturale di un lavoro d’intelligence avviato nel 2002 a seguito della cattura del latitante Antonino Giuffré, e all’arresto del boss Salvatore Rinella (2003). Indagini che hanno permesso di ricostruire l’evoluzione del mandamento di Trabia, il quale ha ereditato la leadership mafiosa di quello che in passato era lo storico mandamento di Caccamo. Negli anni di investigazione si è assistito a diversi mutamenti interni con il cambio di ben tre vertici del mandamento senza spargimenti di sangue. Dopo Giuffré e Rinella il comando a Iannolino Con l’arresto del capo mandamento di Caccamo - l’odierno pentito Antonino Giuffré - ed il successivo arresto di Salvatore Rinella, al vertice della famiglia veniva collocato Fabrizio Iannolino. Questi aveva l’appoggio di alcune famiglie palermitane e, tra queste, gli inquirenti ritengono esserci anche i Lo Piccolo. Dalle intercettazioni è stato possibile ricostruire l’intero processo di ascesa di Iannolino, il quale si avvalse di alcuni “picciotti palermitani”, tratti in arresto oggi, come Alfonso Riccio e Domenico La Rocca. Il nuovo capofamiglia assoldò tra le proprie fila anche il favore di “picciotti termitani” come Cosimo Serio, Leonardo Monastero, Agostino Mantia, Paolo Piazza Pallotto ed Agostino Scarcipino Pattarello. Tutti personaggi con precedenti penali a proprio carico. Fu così che il boss venuto da Palermo iniziò una sistematica pressione fiscale del territorio mai vista fino a quel tempo. Un rastrellamento a tappeto dell’intera area tramite le estorsioni che, secondo i piani della famiglia mafiosa, doveva fruttare più di un milione di euro. |
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Di mafia e di deviazioni. Che Stato è il nostro? (seconda puntata. Che schifo!) di Giorgio Bongiovanni La notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002.
Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e
Sandra Rizza scopriamo che i magistrati di Caltanissetta si sono recati
recentemente negli uffici dell’Aisi (ex Sisde) e hanno potuto finalmente
sfogliare gli album fotografici e gli elenchi degli 007 che tra gli
anni Ottanta e Novanta hanno operato in Sicilia sotto copertura.
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