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Al maxiter l'aiuto di Mercadante fu positivo PDF Stampa E-mail

Il Maxiter contro la cupola di Cosa Nostra in appello doveva essere "aggiustato" dal boss Tommaso Cannella

 

 

5 dicembre 2007

Palermo. <<Il Maxiter contro la cupola di Cosa Nostra in appello doveva essere "aggiustato" dal boss Tommaso Cannella>>. Lo ha dichiarato in aula il pentito Salvatore Cancemi, chiamato a deporre al processo contro l'ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante. L'ex capomandamento di Porta Nuova, interrogato dai pm Nino Di Matteo e Domenico Gozzo davanti alla Corte di Palermo presieduta da Antonio Prestipino, ha riferito: <<Riina voleva contrastare la sentenza che condannava la Commissione. C'era stato l'interessamento anche di Raffaele Ganci e di Pippo Gambino>>. Il tentativo di "aggiustamento" doveva essere fatto in primo grado attraverso il presidente della Corte d'Assise Giuseppe Prinzivalli, per questo, sotto processo a Catania. <<Gli diedero una borsa con un miliardo>> ha aggiunto Cancemi, ma <<Prinzivalli fece sapere che aveva problemi con il giudice a latere "che gli sfuggiva dalle mani">>. Il riferimento è al presidente di sezione del tribunale di Termini Imerese Fabio Marino. <<Riina chiese se si potesse arrivare anche a questo giudice>>, <<ma a questo non ci si è potuti arrivare "nemmeno con una virgola">>. In appello il giudice a latere  sarebbe stato Giuseppe Librizzi. Per poterlo contattare, Riina si era avvalso di Tommaso Cannella (anche lui imputato nel maxiter) che tramite suo cugino Mercadante, collega del fratello medico del giudice, Luigi Librizzi, era riuscito a far recapitare le istanze. <<Il risultato fu positivo>>.

L'on. Mercadante che nel frattempo ha inviato le sue dimissioni all'Ars annunciando di voler andare in pensione, in aula ha però replicato: <<Per una questione di chiarezza, che Giovanni Mercadante abbia manifestato al dott. Librizzi a che il fratello potesse leggere con attenzione le carte relative al processo di Cannella Tommaso, va bene, ma che domani debba leggere su La Sicilia e su Repubblica che sono stato il promotore per l'aggiustamento del processo della commissione, questo sarebbe un affronto troppo grave che reco alla mia famiglia e a me stesso>>. Ed ancora: <<Non ho mai saputo niente della commissione, io mi mossi solo per mio cugino Cannella. Ho commesso una leggerezza ma solo per affetto nei confronti di mio cugino. I parenti sono quelli che sono>>. Mercadante, ex deputato e primario del Civico, accusato di associazione mafiosa, era stato arrestato nel 2006 dopo gli sviluppi dell'inchiesta Gotha. Il medico, secondo l'accusa, era al servizio della famiglia Provenzano e il suo nome codificato era emerso in una lettera che il figlio di Provenzano, Angelo, aveva scritto a suo padre latitante. La missiva era stata trovata nel 2001 nel covo di Benedetto Spera dove il boss fu catturato in un blitz dagli uomini della mobile, guidata da Guido Marino, ora questore a Caltanissetta. Nella lettera Angelo, tra le altre cose, riportava i problemi di salute della madre chiedendo al padre il permesso di rivolgersi a Mercadante. Il Questore, chiamato a testimoniare in aula, ha riferito anche dei rapporti del professor Di Miceli di Corleone con le famiglie Riina, Provenzano e Mercadante. Quest'ultimo però risponde: <<i contatti con Di Miceli erano solo professionali in quanto l'uomo era il marito di una mia paziente>>.

Anche l'ex "ministro dei lavori pubblici" di Cosa Nostra, Angelo Siino, interrogato al processo Gotha che si sta celebrando a porte chiuse davanti al Gup Piergiorgio Morosini, ha dichiarato:<<Giovanni Mercadante era a disposizione di Cosa Nostra, in quanto medico di fiducia di Provenzano, lo ha visitato diverse volte e credo fossero anche soci di un laboratorio medico>>. Tali dichiarazioni però non potranno essere utilizzate, visto che sono state raccolte in un altro procedimento senza la presenza del difensore di Mercadante.

Nel frattempo la battaglia dell'ex deputato forzista per ottenere  gli arresti domiciliari o ospedalieri continua. Il Tribunale del riesame presieduto da Cettina Sole sta esaminando il ricorso del suo avvocato Grazia Volo (nominato dopo la rinuncia spontanea degli avv. Roberto Tricoli e Nino Mormino, ndr), sulla incompatibilità della detenzione per il suo assistito affetto da "sindrome ansioso-depressiva". La Sole ha ordinato una nuova perizia psichiatrica che sarà eseguita dagli psicoanalisti Gino Pozzi e Antonio Oliva. Entrambi avevano già dichiarato in passato "l'incompatibilità con la permanenza in carcere" del medico radiologo. 

Silvia Cordella

 
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