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Mandanti occulti
Arrestato il boss Michele Catalano | Arrestato il boss Michele Catalano |
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1 dicembre 2007
L'uomo è stato sorpreso dai carabinieri in una casa dello Zen, ospite di un'amica, in via Trapani Pescia mentre guardava l'ultima puntata "il capo dei capi". Il boss aveva in tasca qualche centinaia di euro ed aveva con sé pochi indumenti raccolti in una busta. Un uomo in fuga Michele Catalano sfuggito alla cattura il 12 novembre scorso. Quel giorno i Pm della Dda di Palermo Domenico Gozzo, Gaetano Paci, Francesco Del Bene coordinati dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo avevano richiesto ed ottenuto i provvedimenti di fermo per Nunzio e Domenico Serio, ritenuti ai vertici del clan con compiti di gestione delle entrate della "famiglia", Domenico Ciaramitaro detto Pittbull per i suoi modi violenti, Antonino Nuccio accusato di aver curato la latitanza di Franzese Francesco e indicato come "il corriere ufficiale dei pizzini", Vincenzo Mangione indicato come uomo emergente dello Zen e Andrea Gioè, imprenditore edile residente a Partanna, detto "Orecchio"che avrebbe avuto il ruolo di "esecutore degli ordini provenienti da Sandro Lo Piccolo e Franco Franzese in relazione agli affari illeciti di interesse delle famiglie mafiose di Tommaso Natale e Partanna Mondello". Il 12 novembre il boss riuscì a sfuggire alla cattura ma il 30 novembre è finita la sua latitanza. L'uomo ha un "curriculum di tutto rispetto". Nel 1983 a soli 24 anni ha già una segnalazione per associazione mafiosa. Nel 95 viene condannato per produzione e detenzione di sostanze stupefacenti e nel 2001 viene denunciato perché gestiva un banco di scommesse clandestine allo Zen. Catalano è accusato di aver partecipato per conto della famiglia di San Lorenzo alla gestione delle estorsione e al traffico di stupefacenti: per imporre i diktat della mafia incendiava autovetture e autocarri, metteva la colla nei lucchetti dei negozi, minacciava personalmente le vittime. Marco Cappella |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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