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Antimafia Duemila

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Relazione commissione antimafia: il demanio va sostituito nella gestione beni PDF Stampa E-mail

MA CENTINAIA DI IMMOBILI RESTANO GRAVATI DA IPOTECHE FINO A 500 MILA EURO

 

 

27 novembre 2007
Roma.
Approvata all'unanimità la Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia sui beni sequestrati e confiscati alla mafia, curata dal vicepresidente Beppe Lumia. La Relazione individua un punto critico nelle attuali procedure gestionali dei beni sottratti ai boss: si tratta dell'operato dell'Agenzia del Demanio che svolge le sue mansioni in modo troppo "dilatato". Infatti al Demanio occorrono 21 mesi per formulare una proposta di destinazione sociale di un bene a fronte dei 90 giorni che la legge invece prevede. <<Le competenze in materia di gestione e destinazione dei beni, che ora spettano all'Agenzia del Demanio - recita la Relazione - devono essere trasferite ad una nuova struttura nazionale alla quale è demandato il compito di tutelare, promuovere e destinare i beni confiscati>>. Per Francesco Forgione, presidente della Commissione, con questo documento si offre al Parlamento ed al Governo <<elementi utili per una lotta contro la potenza economica delle mafie sempre più efficace e profonda>>.  Secondo i dati risalenti allo scorso luglio trasmessi dal Ministero della Giustizia su 29.835 beni confiscati solo 2.377 sono stati assegnati e riutilizzati a vantaggio della collettività. E' pur vero però che centinaia di immobili sequestrati sono gravati da ipoteche che vanno da 200 a 500 mila euro ad edificio e pertanto non possono diventare di proprietà pubblica. Il questore di Palermo, Giuseppe Caruso, ha fatto notare alla Commissione Antimafia che <<le banche, spesso disponibili nei confronti dei mafiosi, chiedono talvolta all'amministratore giudiziario, cioè allo Stato, garanzie più onerose di quelle chieste all'imprenditore mafioso. Nel corso delle indagini sono state rinvenute concessioni di prestiti e fideiussioni decretate per conoscenze personali ed ipoteche iscritte sui beni immobili già ipotecati 3 o 4 volte come garanzie reale per centinaia di migliaia di euro. Posso fare i nomi dei procedimenti in corso a Palermo: Santomauro, Lo Verde, Nangano, Sansone ed altri>>.

Dora Quaranta

 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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