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Antimafia Duemila

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Inchiesta eco4 PDF Stampa E-mail

23 novembre 2007

 

Mondragone (Caserta). <<Patto scellerato tra politica e Camorra, garanti a vicenda della loro sopravvivenza, che si autoalimentava con il business dei rifiuti>>. E' quanto sostengono in merito all'inchiesta "Eco4" i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. L' "Eco4" è stato per anni il braccio operativo per la raccolta e smaltimento rifiuti del consorzio Ce4, consorzio che raggruppa 18 comuni dell'area casertana. L'inchiesta dell'antimafia napoletana vede coinvolti 20 indagati, di cui 6 finiti agli arresti il 12 novembre scorso (Maria D'Agostino, ex consigliere comunale, Giuseppe Valente, ex presidente del consorzio Ce4 ed ex presidente di Eco4, Giuseppe Diana, imprenditore della Diana Gas, Mattia Sorrentino, ex vigile urbano, il boss Antonio La Torre attualmente in Scozia e per il quale si attende l'estradizione in Italia, Aniello Pignataro, pregiudicato e braccio destro di La Torre). Tra gli indagati figurano Ugo Alfredo Conte, sindaco in carica di Mondragone (il suo arresto è stato rigettato dal gip), Mario Landolfi, parlamentare di An, ex ministro delle Comunicazioni, coordinatore regionale del partito ed attuale presidente della Commissione di vigilanza Rai, residente a Mondragone. L'accusa nei confronti di entrambi è corruzione e truffa aggravata dal favoreggiamento camorristico. Secondo la Procura, Landolfi insieme a Conte e d'accordo con Valente ed i fratelli Sergio e Michele Orsi, amministratori della Eco4, avrebbero avvallato le dimissioni "studiate" di un consigliere comunale, Massimo Romano. Si legge in un passo dell'ordinanza della Dda: <<Romano si accordava infatti nel dimettersi, contemporaneamente alle dimissioni, legalmente imposte, della D'Agostino, con previsione di una sua illecita retribuzione attraverso l'assunzione fittizia e truffaldina della  moglie Daniela Gnasso presso la spa Eco4 e la promessa di un futuro ruolo nell'amministrazione del Comune di Mondragone per sé o per il fratello Agostino Romano (all'epoca dei fatti ispettore di polizia in servizio presso il Commissariato di Formia)>>.

Contro Landolfi vi sono le dichiarazioni dei fratelli Orsi e le intercettazioni telefoniche di Raffaele Chianese, ex vicesindaco e braccio destro di Landolfi. Michele Orsi ha spiegato ai giudici che circa il 70% delle assunzioni nella nettezza urbana <<erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico-elettorali, richieste da Landolfi, Valente e Cosentino (coordinatore regionale di Forza Italia, ndr)... Molte delle assunzioni erano non solo inutili ma sostanzialmente fittizie, dato che questi non svolgevano alcuna attività>>. Questi posti di lavoro pare che si trasformassero in voti. Chianese dice al telefono che <<c'erano 22 assunti, ma 10 erano camorristi. Non lavoravano, si pigliavano solo lo stipendio. Quanti ce ne possono servire per pulire Mondragone? Trentacinque a esagerare. Invece ora ce ne stanno 86; 51 chi li deve pagare?>>

Landolfi si è dichiarato sereno e fiducioso del lavoro dei magistrati.

Dora Quaranta
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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