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Home arrow La Rivista arrow News arrow Riina dietro la strage di 5 camorristi
Riina dietro la strage di 5 camorristi PDF Stampa E-mail


21 novembre 2007

 

Napoli. Il procuratore aggiunto della Repubblica Mancuso presso il Tribunale di Napoli ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere per Totò Riina nell'ambito di un'inchiesta su 5 omicidi avvenuti a Marano nel napoletano nel 1984. Secondo le indagini Riina, Giovanni Brusca, Angelo Nuvoletta, Luigi Baccante e Ubaldo Scamperti avrebbero progettato ed eseguito l'uccisione di Vittorio Vastarella e del figlio Luigi, membri del cartello Bardellino-Alfieri, alleati dei Badalamenti, Bontade ed Inzerillo. I due furono attirati con l'inganno nell'abitazione di Nuvoletta e qui strangolati; i loro accompagnatori, Gennaro Salvi, Gaetano Di Costanzo e Antonio Mauriello, invece, furono uccisi a colpi di arma da fuoco. I corpi di tutti e 5 furono poi sciolti nell'acido. Il clan Nuvoletta-Gionta all'epoca dei fatti era alleato dei corleonesi. Di questo pluriomicidio ne hanno parlato diversi pentiti. Per Enzo Brusca, nell'interrogatorio del 24 settembre scorso, fu Riina  a premere <<sui suoi alleati napoletani affinché spazzassero via i comuni nemici>>. Nuvoletta, invece, sempre secondo il racconto di Brusca, si dimostrò piuttosto restio ad affrontare fermamente la situazione e questo poi portò ad un raffreddamento, verso la metà degli anni '90, nei rapporti tra Riina e Nuvoletta. <<Io - ha detto Brusca - ebbi chiaramente la percezione di ciò in quanto, mentre fino ad allora tra il nostro clan e quello di Marano vi erano spesso reciproci scambi di doni in natura (in particolar modo ricordo che i Nuvoletta ci  mandavano una volta all'anno conserve di pomodori e pesche sciroppate, mentre noi mandavano i nostri prodotti), successivamente non vidi arrivare più niente>>. Il pentito Raffaele Ferrara ha chiarito i motivi dell'opposizione tra i Corleonesi e Antonio Bardellino, boss della camorra. Il contrasto non è da addebitarsi solo all'alleanza di Bardellino con Badalamenti, ma anche al rifiuto di Bardellino di uccidere Tommaso Buscetta in Brasile. Bardellino, mentre era latitante in Brasile, <<si era rifiutato di eseguire l'ordine di uccidere Buscetta, come richiesto, attraverso i Nuvoletta, da Salvatore Riina - ha spiegato Ferrara - Bardellino aveva detto che secondo lui Buscetta era un galantuomo e che pertanto non vi era nessun motivo per cui egli potesse ammazzarlo>>. Un altro pentito, Luigi Diana, ha aggiunto che Bardellino non uccise Buscetta perché quest'ultimo <<gli indicò i canali della droga e anche perché i rapporti con i Nuvoletta si erano nel frattempo guastati. D'altra parte Buscetta spiegò a Bardellino la vera natura dei Corleonesi, per cui Bardellino capì che si trattava di gente con la quale era meglio non avere a che fare>>.

Dora Quaranta
 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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