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Le solite coincidenze PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 9 marzo 2009
Ora vogliono cacciare pure il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. L’ha annunciato Gianfranco Anedda, l’infaticabile consigliere laico, cioè politico (An) del Csm, già protagonista con altri mirabili colleghi delle cacciate di Luigi De Magistris da Catanzaro, di Clementina Forleo da Milano e di Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Diniogio Verasani da Salerno.


Una garanzia. Anedda s’è appigliato a un paio di articoli di stampa su una vecchia vicenda giudiziaria che ha coinvolto Sergio Maria Sacco, fratello della moglie di Messineo. Sacco fu due volte indagato una ventina e una decina d’anni fa dalla stessa Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, la prima volta assolto e la seconda archiviato. Ora salta fuori che nel 2006 avrebbe suggerito a Giovanni Bonanno, figlio di un vecchio capomafia, terrorizzato da possibili vendette trasversali, di abbandonare Palermo. Bonanno non gli diede ascolto e sparì per sempre (la classica “lupara bianca”). Per questo episodio, contrariamente a quanto hanno scritto i giornali, Sacco non è indagato nè sospettato di essere un mafioso, anche perché suggerire a un tizio di cambiare aria per salvarsi la pelle non è reato. Ma tanto basta al centrodestra per mettere nel mirino il capo della Procura, guardacaso di nuovo impegnata, dopo anni di letargo, sulle trattative fra Stato e mafia durante le stragi del 1992-’93. Lo fanno notare i pm dell’Antimafia palermitana nel comunicato di solidarietà al loro capo: la vicenda Sacco è «molto datata, già nota al Csm e valutata come irrilevante in occasione della nomina di Messineo a procuratore» e «non ha mai prodotto all’interno dell’ufficio riserve o limiti di alcun genere, anche per il ritrovato entusiasmo nel lavoro di gruppo, nella tradizione dello storico pool antimafia, e per l’effettiva gestione collegiale dell’ufficio». Guardacaso l’attacco arriva in «coincidenza temporale col progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa Nostra». Fermo restando che i giornali fanno il loro mestiere di informare (ma perché non han riportato il passaggio del comunicato sulla «coincidenza temporale»?), il problema riguarda ancora una volta il Csm: se riteneva imbarazzante la parentela indiretta di Messineo con Sacco, non doveva nominarlo procuratore. Una volta nominato, non si vede che senso abbia rimestare in vecchie storie che non lo sfiorano nemmeno indirettamente, riguardando soltanto il cognato, neppure indagato. Tanta solerzia, poi, fa a pugni col lassismo usato verso i magistrati di Catanzaro e di Potenza (dai procuratori generali Favi e Tufano a vari pm) indagati  essi stessi, non i loro cognati - per aver ostacolato o insabbiato indagini delicatissime, e mai proposti per il trasferimento. Anzi, nel caso Catanzaro il Csm ha preferito cacciare i magistrati onesti che li avevano
indagati. Complimenti vivissimi.

ORA D’ARIA

Tratto da: l'Unità



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