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Antimafia Duemila

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Arrestato in Venezuela il boss Francesco Termine PDF Stampa E-mail


22 ottobre 2007

 

Roma. Il 21 ottobre scorso è stato arrestato in Venezuela il boss agrigentino Francesco Termine, 53 anni, ricercato dal 1992. Il boss fermato a Valencia ha cercato di "confondere" gli agenti esibendo un documento falso intestato ad una persona morta da anni. Secondo gli investigatori Francesco Termine faceva "viaggiare" le sostanze stupefacenti dal Venezuela alla Sicilia nascoste in confezioni di succhi di frutta tropicali. L'uomo di Cosa Nostra aveva creato appositamente una serie di attività commerciali per gestire l'approvvigionamento della droga sul territorio venezuelano e colombiano. Arrestato in Venezuela per un maxitraffico di cocaina (nel 1993 evase dal carcere) il boss nel 1991 è stato implicato in un'inchiesta del Ros dei Carabinieri denominata "Pigna Colada" che aveva portato alla scoperta di una raffineria di droga nel bergamasco, gestita dal clan dei Fidanzati. Secondo alcuni inquirenti Francesco Termine avrebbe avuto stretti rapporti con le famiglie mafiose dei Cuntrera e Caruana. Il capo della squadra mobile di Trapani Giuseppe Linares ha affermato che <<Francesco Termine, assieme al narcotrafficante Salvatore Miceli (Salemi) era uno dei referenti all'estero di Matteo Messina Denaro, nell'ambito delle operazioni internazionali del traffico di stupefacenti.>>. Ha poi ricordato: <<Nel 1989 era stato denunciato perché ritenuto responsabile di associazione per delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, assieme, tra gli altri, a Bartolomeo Addolorato, poi divenuto collaboratore di giustizia, Calogero Lupo e Vincenzo Mannone, noti narcotrafficanti inseriti nella famiglia mafiosa di Mazara del Vallo (Tp) capeggiata dal boss Mariano Agate>>. Secondo il Presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione <­<­l'arresto di un uomo come Francesco Termine e' importante sotto molteplici profili: si colpisce uno degli snodi fondamentali delle cosche siciliane per il rifornimento di cocaina, si indebolisce la rete di sostegno al potere del boss Matteo Messina Denaro e si dimostra che non esistono luoghi sicuri per i latitanti. Per questo, voglio complimentarmi con gli investigatori della polizia di Stato che hanno saputo anche collaborare a pieno con le altre forze di polizia internazionali>>.

Marco Cappella
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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