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Antimafia Duemila

Thursday
Dec 04th
Home arrow La Rivista arrow News arrow 41 Bis è una tortura estradizione vietata
41 Bis è una tortura estradizione vietata PDF Stampa E-mail

 

15 ottobre 2007

Roma Ha del clamoroso ciò che è accaduto negli Stati Uniti. Un giudice federale di Los Angeles ha negato all’Italia l’estradizione di un membro della famiglia mafiosa Gambino, sostenendo che il regime di detenzione del 41 bis a cui il soggetto sarebbe destinato equivale ad una forma di tortura e viola la convenzione dell’Onu in materia. A darne notizia è il Los Angeles Times. Il giudice in questione è D.D.Stigraves che ha di fatto bloccato con una sentenza che risale all’11 settembre scorso la richiesta di estradizione per Rosario Gambino, ritenuto esponente di spicco dell’omonimo clan di Cosa Nostra newyorchese. Immediate le repliche dall’Italia. Il vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Giuseppe Lumia, commenta: “Dichiarare che il 41 bis è un regime che potrebbe mettere in pericolo la salute dei detenuti non è credibile, tantomeno configurarlo come una tortura. Si tratta di un sistema carcerario, per altro negli ultimi anni modificato per rispondere ai dettami della Corte Costituzionale, dove la salute e l’integrità fisica dei detenuti sono ancora più sicuri che negli altri settori del carcere. E’ uno strumento indispensabile per recidere il legame tra i boss e le famiglie ancora attive sul territorio e non vi si può rinunciare in alcun modo”. E poi conclude: “Che poi il paragone con la tortura arrivi da un paese che gestisce le carceri di Guantanamo come tutto il mondo sa, mi sembra una cosa paradossale. Spero che la struttura giudiziaria statunitense, nella sua indipendenza, possa rivedere questa decisione che tra l’altro riguarda un boss di alto livello”. Dello stesso avviso anche il presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione: “E’ intollerabile che in un Paese in cui vige la pena di morte si ponga all’Italia un problema sul proprio regime carcerario”. Aaron Pettinari

 
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    In questo numero:
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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