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Antimafia Duemila

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Mafia: polemiche per gaffe di Miccichè su Falcone e Borsellino PDF Stampa E-mail

 

11 ottobre 2007

Palermo. "Noi trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Ad esempio, se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l'immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell'aeroporto... ". Questa frase del presidente dell’ARS ha scatenato aspre critiche, subito rintuzzate da uno sbarramento difensivo di parlamentari nazionali di Forza Italia. "Le parole di Gianfranco Miccichè, che rappresenta la più alta carica del Parlamento siciliano, mi lasciano allibita e profondamente ferita, come siciliana prima e come sorella di Giovanni Falcone dopo. Fino a quando ci sarà in Sicilia qualcuno che la pensa come lui, non avremo speranze di distruggere completamente Cosa nostra", ha dichiarato Maria Falcone. Il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, seguito a ruota dai diessini Luciano Violante, Beppe Lumia e Pino Apprendi, ha chiesto a Miccichè di porgere "le sue scuse alla Sicilia intera e non solo ai familiari di Falcone e Borsellino", mentre Angelo Lomaglio (SD-SE), ha chiesto le dimissioni del presidente dell'ARS. A sera sono giunte le spiegazioni di Micchichè: "La mia non è stata una dichiarazione felice e di questo mi scuso con la signora Falcone e non solo con lei”. L’esponente di FI afferma che il suo intervento era in realtà mirato “a provare a cambiare l'immagine di una terra che tra mille peculiarità riesce a trasmettere la sola identità di terra di mafia". "A chi chiede le dimissioni del Presidente Micciché rispondiamo convintamente di tacere - ha dichiarato Filippo Misuraca (FI) - Solo chi è annebbiato dai fumi dell'antimafia militante e demagogica può aver letto nelle sue parole, per altro artatamente manipolate da certa stampa connivente, un insulto alla Sicilia", mentre il senatore forzista Ugo Grimaldi ritiene che le critiche provengano da "certa stampa legata a doppio filo con la solita antimafia militante e demagogicamente ottusa". Secondo il collega di partito Francesco Stagno D'Alcontres, da quando Micciché è entrato in politica “il suo obiettivo è solo quello di fare uscire la Sicilia dal tunnel in cui la mafia l'ha relegata". Ma, si chiede Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo, "A Miccichè non viene il sospetto che chi viene a Palermo in aereo, vedendo la scritta ‘Aeroporto Falcone-Borsellino’, venga in mente l'antimafia e non la mafia?". Rita Guma Le dichiarazioni di Gianfranco Miccichè qualificano colui che le ha pronunciate, così come la parte politica che rappresenta, lontana anni luce da una minima idea di lotta alla mafia, ma al contrario ben integrata in quella fascia "grigia" di cui le indagini giudiziarie si sono occupate fin troppo spesso. Sono queste le dichiarazioni che danneggiano la Sicilia e l'Italia intera, così come le disinibite frequentazioni paramafiose di quel mondo politico che poi vigliaccamente chiede scusa. Ai familiari della dott.ssa Falcone e ai familiari dell'On. Borsellino e di tutte le vittime della mafia la nostra totale solidarietà. La Redazione di ANTIMAFIADuemila

 
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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