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Antimafia Duemila

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Home arrow Informazione arrow News arrow Cosa Nostra punta a condizionare l'informazione
Cosa Nostra punta a condizionare l'informazione PDF Stampa E-mail


9 ottobre 2007

 

Palermo. Il giornalista dell'Ansa di Palermo, Lirio Abbate, risponde con un articolo pubblicato quest'oggi sulla Gazzetta del Sud agli allarmismi suscitati dall'intervento di Bagarella del 4 ottobre scorso durante il processo per l'omicidio di Giuseppe Caravà. Bagarella, collegato in videoconferenza, ha negato che sia avvenuto uno scambio di anelli tra lui ed il boss Nitto Santapaola smentendo così una notizia diffusa dall'Ansa. La dichiarazione del boss detenuto al 41 bis ha suscitato viva preoccupazione negli ambienti istituzionali perché conterrebbe una minaccia a Lirio Abbate, autore di quella notizia Ansa e già vittima di intimidazioni mafiose a causa del libro scritto con Peter Gomez I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento. Lirio Abbate dalle pagine della Gazzetta del Sud spiega che l'intervento di Bagarella <<svela nuovi scenari>>. I boss di grosso calibro finora hanno rispettato il dettame di non prendere mai la parola davanti ai giudici e di avvalersi della facoltà di non rispondere in caso di interrogatorio. Se un padrino rompe questo schema allora vuol dire che <<è il frutto di una precisa strategia>> e indice di fermento nelle carceri. <<Se Bagarella - scrive Abbate - torna a parlare è segno che la tensione interna a Cosa Nostra sta salendo e che la strategia dell'organizzazione punta a condizionare in qualche modo l'informazione. Non è una novità: dalle intercettazioni ambientali nel salotto di un capomafia è emerso che le cosche volevano orchestrare una campagna di stampa contro il 41 bis e l'ergastolo, influenzando l'opinione pubblica attraverso giornali e televisione. Nel mirino di Cosa nostra, dunque, ci sarebbero nuovamente i giornalisti>>. Cosa Nostra ha capito l'importante ruolo dell'informazione. Basti pensare all'attenzione che ultimamente i media nazionali hanno riservato al fenomeno del racket. Sia a Catania che a Palermo sono in aumento gli imprenditori che decidono di ribellarsi all'imposizione del pizzo e questo preoccupa non poco i boss. <<Gli inquirenti - spiega Abbate - inquadrano in questo contesto l'uccisione di Angelo Santapaola, nipote del boss Nitto, assassinato nei giorni scorsi insieme al suo guardaspalle>>. Il giovane Santapaola potrebbe essere il mandante degli attentati messi a segno contro Andrea Vecchio che hanno suscitato un vivo clamore da parte della stampa. <<Gli attentati - continua Abbate - avrebbero però causato anche la reazione dei capi delle cosche catanesi, irritati nei confronti del nipote di Don Nitto per il clamore suscitato dalla vicenda >>.

Dora Quaranta
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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