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Bagarella dichiara: Un proclama politico? Una minaccia per Lirio Abbate PDF Stampa E-mail

6 ottobre 2007

 

Palermo. Il 4 ottobre scorso, mentre volgeva al termine l'udienza del processo per l'omicidio di Giuseppe Caravà dinanzi alla prima Corte d'Assise, il boss Leoluca Bagarella ha chiesto la parola per rilasciare una dichiarazione. Il boss era collegato in videoconferenza dal carcere di Parma perché imputato al processo insieme a Giovanni Brusca e Giuseppe Agrigento, anch'essi collegati con l'aula attraverso la videoconferenza. Bagarella in pratica ha smentito la notizia che fosse avvenuto uno scambio di anelli tra lui e Nitto Santapaola a suggello di un patto mafioso nelle carceri. Bagarella non ha citato Santapaola ma la fonte giornalistica sì ed ha esordito dicendo: <<Il 22 luglio 2007 sono stato trasferito da Spoleto a Parma. Il 28, 29, 30 e 31 agosto l'Ansa di Palermo e poi tutte le televisioni, di Stato e private, hanno divulgato false notizie. Hanno detto che sono stato trasferito dall'Aquila a Parma, prima bugia...>>. Il presidente della Corte Salvatore Di Vitale lo ha interrotto prontamente: <<Lei può parlare solo di fatti che riguardano il processo>>. E Bagarella: <<Lei non deve prendere nessuna iniziativa. E' una dichiarazione che faccio io...>> e Di Vitale di rimando: <<Sono qui per prendere iniziative>>. L'avvocato Giovanni Anania è intervenuto assicurando <<adesso arriverà al processo>>. Bagarella, mostrando la mano con la fede al dito, ha proseguito: <<Io volevo smentire i giornali e le televisioni, ma i direttori delle carceri di Spoleto e Parma mi hanno censurato e non hanno fatto uscire la mia lettera... Hanno scritto che mi sono scambiato le fedi con un altro detenuto che non conosco...Hanno detto che volevo fare un patto. Ma quale patto? Io ero a Spoleto e lui a Parma; ma come doveva avvenire, questo scambio?>>.  Il proclama di Bagarella ha allarmato tanti perché  un boss al 41 bis non dovrebbe conoscere le notizie Ansa e chi le scrive e poi perché conterrebbe una minaccia al giornalista Lirio Abbate, già nel mirino della mafia per una serie di intimidazioni, autore di quella notizia Ansa sullo scambio degli anelli. Per l'avvocato difensore non ci sarebbe nulla di strano nelle parole del suo assistito perché, ha detto, <<Bagarella legge il giornale ogni giorno. Tutti hanno l'abbonamento, sono aggiornati e seguono la vita all'esterno>>. Per Giuseppe Lumia, vicepresidente della Commissione Antimafia, <­<­si tratta dell'ennesimo proclama politico che conferma la pericolosità di Bagarella...siamo di fronte all'ennesima minaccia contro Lirio Abbate e non credo che sia un caso se pochi giorni dopo l'uscita di quella notizia sia stato ritrovato un ordigno sotto l'auto del giornalista. E' davvero ridicolo che uno dei carnefici principali di Cosa Nostra sostenga di non conoscere un altro dei boss al vertice dell'organizzazione come Nitto Santapaola. Siamo di fronte alla conferma di rapporti sotterranei nelle carceri, non ad una smentita e questo deve allarmare tutti>>.

Dora Quaranta

 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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