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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow N° 22 Maggio 2002
N° 22 Maggio 2002 PDF Stampa E-mail

Il Potere e la Mafia
A dieci anni dalle stragi

di Giorgio Bongiovanni 

A dieci anni dalle stragi
Dieci anni. Si commemorano le stragi di Capaci e via D’Amelio. Si ricordano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e gli uomini delle loro scorte.
E’ trascorso molto tempo, eppure, se si guarda allo stato attuale della lotta alla mafia, sembra che il tempo si sia fermato, sembra che ben pochi si ricordino di Giovanni e di Paolo, del loro sacrificio, ma soprattutto del loro lavoro e delle loro lotte.

E’ per questo che abbiamo voluto onorare la loro memoria con quanto scrissero, anche più di quindici anni fa, su argomenti che sono ancora tanto attuali e che, tristemente, ripropongono questioni che sono al centro delle polemiche oggi come allora. Forse ci eravamo illusi che l’esempio di questi due fedeli servitori delle Istituzioni sarebbe stato sufficiente per chiudere definitivamente la partita. E per un po’ i successi giudiziari e la partecipazione dei cittadini avevano fatto ben sperare che la storia non si sarebbe più ripetuta. Ma non è così. Ancora i magistrati subiscono gli stessi vili attacchi delegittimanti che subirono loro, le leggi approvate ostacolano il lavoro, già di per sè difficilissimo e delicato, di contrasto alla potenza mafiosa, i giochi, grandi e piccoli, inghiottono gli sforzi investigativi e andiamo incontro al «diluvio universale».
Il vuoto lasciato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si fa ancora più grande. Abbiamo allora cercato di riportarli tra noi, per farci consigliare, per indicarci di nuovo la via, e in buona parte, per mettere a tacere coloro che si appropriano indebitamente delle loro valutazioni ed insegnamenti per poi travisarli a piacimento.
A tutti coloro che vissero o che operarono con Giovanni Falcone abbiamo chiesto di raccontarcelo, ognuno con la sua esperienza, ognuno con la sua storia. Abbiamo domandato come fosse «il metodo Falcone», quanto, vivere fianco a fianco con un personaggio di tale spessore abbia influito sulle loro vite e quanto manca loro e in che cosa.
Emerge il quadro di una persona umana, vera, vicina, ma anche di un professionista, forse il migliore, un riferimento, un amico, un consigliere, un capo, un fratello ... ucciso dal suo nemico, Cosa Nostra, ma anche dalla vigliaccheria di chi con la mafia è da sempre invischiato, di chi con Cosa Nostra ha trattato e, senza dubbio, continua a trattare.
Le parole più belle per ricordarlo, però, e siamo sicuri che nessuno se ne sentirà offeso, sono sicuramente quelle che Paolo Borsellino, il suo «fratello gemello», il suo erede unico, colui che con Falcone condivise tutto, anche il destino, gli dedicò il giorno dell’ultimo saluto all’amico, nella cattedrale di Palermo. Città capitale di quella terra «bellissima e disgraziata» che entrambi amarono fino all’estremo sacrificio.
Morì, è morto assieme a sua moglie, assieme agli agenti della sua scorta... Allora tutti sì che si accorgono che dimensione ha questa perdita. Anche coloro che per averlo denigrato, ostacolato, e talora odiato hanno perso il diritto di parlare.
Nessuno tuttavia ha perso il diritto, anzi il dovere sacrosanto di continuare questa lotta. Occorre evitare di ritornare indietro, occorre dare un senso a questa morte di Falcone, di sua moglie, della sua scorta.
Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro.
Questo debito dobbiamo pagarlo gioiosamente continuando la loro opera, facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici, evitando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne. Gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro...
Testimoniando i valori in cui crediamo anche nelle aule di giustizia, accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità dimostrando a noi stessi e al mondo che FALCONE E’ VIVO!!!

di Giorgio Bongiovanni

 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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