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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow N° 20 Marzo 2002
N° 20 Marzo 2002 PDF Stampa E-mail
Il bacio del padrino
di Giorgio Bongiovanni

Storie di baci, di matrimoni principeschi e di inviti a cena. Nel nostro Paese cominciano a non contarsi più. E non sono solo i pentiti, i soliti calunniatori, a riferire degli episodi di vita inconscia in cui politici e uomini in vista vengono ritratti, spesso con fotografie e filmati, e ascoltati, tramite le intercettazioni telefoniche, mentre banchettano con i mafiosi.
Lo confermano anche le motivazioni delle sentenze, sebbene se spesso li vedono assolti, per insufficienza di prove. Così, nonostante la beatificazione, a quei pochi che hanno letto la sentenza Andreotti non sarà sfuggito che i giudici ritengono “sufficientemente provato” l’incontro del senatore con il boss di Cosa Nostra Andrea Mangiaracina, così come è stata ampiamente riscontrata la sua assidua frequentazione con i cugini Salvo, uomini d’onore di Cosa Nostra. Per quanto riguarda invece il famigerato bacio, scambiato con il capo assoluto Salvatore Riina, la Corte d’Appello, che in primo grado non ha creduto a Di Maggio, sta vagliando nuovamente l’ipotesi, nel processo di secondo grado.
Pure l’onorevole Mannino è stato assolto, non si riesce a spiegare però perché avesse fatto da testimone alle nozze di Gerlando Caruana, uno dei rampolli del potentissimo clan italo-canadese. Lui ha spiegato che era stato invitato dalla sposa e che nulla sapeva delle sue pericolose scelte amorose. Il pm, tuttavia, ha fatto presente che raramente i mafiosi invitano sconosciuti, tanto più se sono criminali di fama internazionale.
La malasorte vuole che anche il senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri abbia presenziato ad un matrimonio un po’ sconveniente. Questa volta a Londra, dove convolavano a nozze Jimmy Fauci e signora, lui trafficante di droga, era in affari con Bontade in persona e aveva scelto come testimone di nozze Francesco Di Carlo, uomo d’onore della famiglia di Altofonte, oggi collaboratore di giustizia e teste di punta al processo a carico di Dell’Utri, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Analoga la recentissima vicenda del deputato di Forza Italia, Angelino Alfano, invitato alla cerimonia nuziale della figlia del boss di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, oggi deceduto. Anche lui inconsapevole, seduto al posto sbagliato. Ancora, un bacio incriminante, peraltro filmato...
Dulcis in fundo, anche se di fatto non iscritto nel registro degli indagati, l’onorevole Bartolo Pellegrino è stato sentito dalla Procura di Palermo come persona informata dei fatti. Questa volta sono le intercettazioni ambientali a restituire una conversazione piuttosto sospetta in cui l’assessore regionale starebbe parlando con alcuni esponenti della cosca di Monreale, tra cui il mafioso Benedetto Buongusto, del controllo di alcuni beni confiscati a Cosa Nostra tramite la cooperativa “XXI marzo” che fa capo proprio al Buongusto, uomo legato al boss latitante Giuseppe Balsano.
“Lui non dovrebbe risultare in nessun posto”... “... perché se viene fuori che il gestore è lui... non succede niente, ma... siccome uno ha fatto l’infame con gli sbirri...”.
Stava parlando solo di politica quel giorno, nulla più.
Se poi andiamo a sfogliare l’album di famiglia, tutti ricorderanno il sorriso smagliante di “the voice” Frank Sinatra che brinda attorniato dai suoi amici Gambino, la famiglia newyorkese di Cosa Nostra americana. E per tornare a noi, Nitto Santapaola in compagnia di esponenti politici  e dell’imprenditoria catanesi.
E chi sa quante storie stiamo tralasciando...
Sarà per difetto di memoria o per mancanza di discernimento che questi illustri signori si incontrano con boss mafiosi, che, è bene sottolinearlo, non sono mafiosetti da quattro soldi, ma quelli che comandano, senza ricordarsi di volti, nella maggior parte dei casi, arcinoti oppure della loro dubbia fama.
Una domanda ci sia concessa, ma per quali scopi rappresentanti del popolo hanno a che fare con personaggi sordidi, mostri sanguinari, autori di migliaia di omicidi, di stragi di uomini delle Istituzioni e di bambini ? Per dirsi cosa?
Comunque sia, questo è l’esempio di vita più lampante che, in osservanza del principio Lunardi, ci insegna a convivere con la mafia.

 

 
La guerra ai pentiti

 
Principio numero due: screditare i pentiti, “il nostro male peggiore”. Era l’ultimo desiderio di Salvatore Riina “ci dovessimo ammazzare tutta la settima generazione a partire dai bambini di sei anni”. Fortunatamente il proposito stragista ha subito una battuta d’arresto, non certamente la campagna di delegittimazione orchestrata in questi anni per distruggere l’istituto dei collaboratori che ha trovato il suo culmine nell’ultima disposizione di legge che tutto fa, tranne che incentivare i mafiosi a passare dalla parte dello Stato. Sarà per questo che la mafia si sente autorizzata a ritornare alle maniere forti? Sono stati assassinati, infatti, il fratello del pentito di ‘Ndrangheta Filippo Barreca e la nipote del pentito di Cosa Nostra Calogero Pulci. Entrambi importantissimi. Il primo perché sta confermando al pm Mollace, nel corso di un recente dibattimento “Quattrone Francesco + 14”, ciò che solo qualche anno fa fu tollerato dalla violenza criminale: le connessioni tra mala calabrese, massoneria e politica; il secondo, dopo un’iniziale reticenza e qualche tentativo di depistaggio, sta invece contribuendo in maniera fattiva al recupero di ingenti somme di denaro sporco e all’individuazione di quei personaggi politici che sarebbero in contatto con la cosca di Piddu Madonia, uno degli uomini più vicini a Provenzano. Ma, cosa più importante, sta fornendo agli inquirenti nuovi elementi circa le indagini sulle stragi e sui possibili mandanti esterni. Sebbene gli investigatori escludano la vendetta trasversale, ci rimane un dubbio. Perché questa reazione, proprio adesso, con questo clima di sfavore nei confronti dei collaboratori?

 

di Giorgio Bongiovanni

 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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