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Antimafia Duemila

Thursday
Jan 08th
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N° 19 Febbraio 2002 PDF Stampa E-mail
Non rassegnati, resistiamo
di Giorgio Bongiovanni

Resistiamo, sebbene consapevoli che gli uomini del nostro governo, a parte qualcuno, non vogliono né combattere né tanto meno sconfiggere la mafia, ma hanno deliberatamente scelto la politica della convivenza. Resistiamo, anche se la maggior parte degli italiani riconosce l’esistenza di Cosa Nostra solo quando viene ucciso qualche giusto, ma ignora l’essenza profonda di questo male.
Giovanni Falcone sosteneva che Cosa Nostra fosse un fenomeno umano per cui, prima o poi, come tutte le umane cose, avrebbe avuto una fine, ma le sue parole trovano un senso logico solo se l’uomo decide di rinnovarsi culturalmente, moralmente e spiritualmente, e di spogliarsi di tutti quegli atteggiamenti interiori che danno alimento e forza alla mafia. Che è potente perché è ricca economicamente, perché ha collusioni a livello politico, finanziario, istituzionale, ma anche perché noi cittadini sposiamo spesso valori tipicamente mafiosi. Questo ci irrita, non lo ammetteremo mai, per noi la mafia è solo quella di Riina che dissemina di bombe il nostro bel paese, ma non è così.
Lo prova il fatto che in Italia è praticamente impossibile ottenere la condanna dei potenti, nonostante la mole incredibile di prove che attestano i loro rapporti con i mafiosi. Fortunatamente c’è stata qualche eccezione, come la condanna del giudice Carnevale, ma è quasi un caso isolato, si vedano il processo Andreotti così come si presti attenzione allo stravolgimento che sta avendo il fenomeno di «Mani Pulite».
Non è cambiato nulla dai tempi di Falcone e Borsellino, anzi la situazione è senz’altro peggiore. Le gravose parole dell’onorevole Violante circa il difficile clima che si sta vivendo, tanto da raffrontarlo a quello precedente le stragi, sono condivisibili se egli intende riferirsi alla possibile frattura interna a Cosa Nostra tra chi è in libertà e chi è detenuto. Tuttavia se Provenzano e i suoi riusciranno ad ottenere il riconoscimento della  dissociazione, allora a mio avviso non vi sarà alcun pericolo di bombe, perché la «trattativa» sarà andata in porto.
Credo che le accorate parole di Saverio Borrelli in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario siano l’ultimo appello ad una vera resistenza da opporre ad un regime pressoché dittatoriale che, oltre a disporre del suo esercito ufficiale composto da carabinieri, polizia e guardia di finanza, mira ad annettere al suo nefasto potere la nuova Cosa Nostra. Una nuova mafia, priva dei vecchi corleonesi, sì anche di Provenzano!, comandata da giovani rampanti e sanguinari che hanno saputo seguire sia la linea di Riina che quella del boss   latitante; e tra questi emerge senza dubbio, Matteo Messina Denaro, per farne il braccio armato pronto, in qualsiasi momento, a risolvere la fastidiosa possibile interferenza di qualche magistrato, giornalista, imprenditore o politico rompipalle.
Io sono un credente e prego che ciò non avvenga, ma se dovesse esserci un altro delitto eccellente, tutti noi, cittadini, dovremo assumerci la nostra parte di responsabilità perché la nostra apatia è complice, così come la nostra voluta ignoranza.
C’è anche la nostra colpevole indifferenza dietro all’inciuciosa, omertosa e omissiva politica di centrosinistra dal 1995 al 2001 che invece avrebbe dovuto sostenere i magistrati in prima linea. E se le parole del pentito Di Carlo che accusa il senatore Marcello Dell’Utri di “appartenere a Cosa Nostra” dovessero essere riscontrate, nell’attesa delle sentenze di I°, II° e III° grado, allora sapremo definitivamente che la mafia è al governo.

Giorgio Bongiovanni 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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