Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Thursday
Jan 08th
Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow N° 17 Novembre 2001
N° 17 Novembre 2001 PDF Stampa E-mail

Mafie, stati, traffici, guerra

di Giorgio Bongiovanni 

Proprio mentre scriviamo è giunta la notizia che la guardia di finanza ha sequestrato al porto di Trieste 100 chili di eroina del valore di 100 miliardi di lire.
Dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste apprendiamo che la droga è giunta a noi lungo la pista Afghanistan -Turchia - Italia.
Un’ulteriore conferma ci viene in questo senso dalle dichiarazioni del sostituto procuratore della DDA di Palermo Sergio Barbiera. Intervistato, ci ha confermato che esiste un’inchiesta su un colossale traffico di droga che parte dall’Est ed arriva in Occidente passando per Palermo, vale a dire passando per le mani di Cosa Nostra.
Nonostante questa guerra mondiale veda coinvolti quasi tutti gli stati maggiori del pianeta, per assurdo, è quella su cui sappiamo meno. Differentemente dal conflitto in Kossovo e in Iraq, la macchina massmediatica fa trapelare poche notizie e per lo più propagandistiche.
Abbiamo, comunque, sufficienti elementi per delineare quali altri interessi si celano dietro questa guerra. I primi dati ci vengono dalla guardia di finanza che ha rilevato un notevole incremento delle importazioni di droga dall’Afghanistan.
Armi in cambio di droga dunque e miliardi, sulla pelle dei più giovani. Lo stesso accadde con i soldati dell’UCK, corrieri del mondo mafioso di Grecia, Jugoslavia e Italia.
Il più grande produttore al mondo di oppio è proprio l’Afghanistan, tra i maggiori consumatori: l’Europa, il miglior intermediario: la criminalità organizzata.
L’Italia è al centro del più importante crocevia di questo smercio di morte. E non solo certamente per la posizione geografica, ma anche perché sono nel nostro paese le organizzazioni criminali più potenti al mondo occidentale, Cosa Nostra in testa, seguita da ‘Ndrangheta e Camorra. E forse anche perché la politica del nostro governo attuale si presenta ambigua e contraddittoria. Da una parte il contingente italiano è già pronto per raggiungere gli altri soldati in terra afghana, dall’altra, sono state varate leggi incredibili che favoriscono tanto la mafia quanto il terrorismo, una per tutte: il rientro dei capitali esteri.
Può essere questa una semplice svista, oppure esiste una precisa intenzione di funzionalità in questi provvedimenti?
Sappiamo con certezza, secondo i dati forniti dalla Confcommercio nel 2000, che il fatturato della criminalità organizzata ammonta a oltre 300mila miliardi, mentre il patrimonio si aggira attorno all’incredibile cifra di due milioni di miliardi.
Inoltre, come ricorda Elio Veltri in un recente articolo su L’Unità, “i dati non sono mai stati smentiti da nessuno”.
Un buon potere contrattuale, non vi è dubbio, tale da costituire un ricatto per gli stati?
Si comincia a intravedere la logica con cui i tre capi di stato, Putin, Jiang Zemin e Bush si stanno spartendo il mondo, con il pretesto, seppur giusto, di sgominare il terrorismo.
Come avranno intenzione di controllare le loro mafie?
Mai come in questo momento le mafie hanno goduto di tanto favore legislativo, mai come in questo momento il loro potere strategico ed economico è stato così tutelato e agevolato tanto dal governo di centro sinistra uscente quanto dai primi cento giorni di governo di centro destra entrante.
L’indicazione per comprendere ciò che ci sta accadendo ci viene forse da un film di prossima uscita. Si tratta dell’ultima attesissima fatica di Giuseppe Ferrara incentrata sulla vita di Roberto Calvi e del crack del Banco Ambrosiano dietro al quale si agitano le losche figure che rappresentano i poteri occulti, la grande finanza, le mafie, le istituzioni deviate, i corrotti, i corruttori e i corruttibili. Tutte le pedine di quel «gioco grande» in cui si entra, ma non si esce. Vivi.
 
LEGGI E DECRETI A FAVORE
DELLA MAFIA DAL 1997 AL 2001

 
-legge sul giusto processo (art.513)
-rito abbreviato
-indebolimento del 41 bis
-legge sui collaboratori di giustizia altamente
  disincentivante
-potere di investigazione agli avvocati difensori
-limitazione dell’uso dei mezzi di intercettazione
-drastica riduzione delle scorte ai magistrati in prima linea
abolizione del falso in bilancio
-cavilli nell’espletamento delle rogatorie svizzere
-rientro dei capitali esteri
-licenziamento di Tano Grasso
 
PAPELLO-TRATTATIVA (Riina e Provenzano-Stato)
 
-revisione del maxi processo
-abolizione della legge sui pentiti
-revisione della legge sul sequestro dei beni ai mafiosi
-abolizione del 41 bis

 

Giorgio Bongiovanni

 

 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Video

L'approfondimento di antimafiaduemila

newsletter-home.jpg


Pandora tv

pandora-web-2.gif




Processi by radioradicale

banner-processi-ok.gif

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv


Libri

colletti-sporchi-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

alfano-beppe-web.jpg