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Antimafia Duemila

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Jan 08th
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N° 16 Ottobre 2001 PDF Stampa E-mail

Bernardo Provenzano e Osama Bin Laden
di Giorgio Bongiovanni 

Bernardo Provenzano e Osama Bin Laden. Bisogna ammetterlo, l’associazione è piuttosto inconsueta, apparentemente improbabile, sicuramente originale ma assolutamente sensata.
Vi chiederete, è lecito, cosa c’entra Provenzano con Bin Laden? E’ presto detto. Innanzitutto, come ben sappiamo, entrambi i soggetti sono capi indiscussi di due organizzazioni criminali operanti a livello mondiale: Cosa Nostra e il terrorismo internazionale. Ambedue, per interesse personale l’uno e per finanziare la Jihad l’altro, utilizzano identici canali di riciclaggio del denaro sporco sia illeciti che “legali” poiché spesso, avvalendosi di prestanome, si inseriscono con facilità nel mondo dell’alta finanza, delle speculazioni di borsa e dei grandi investimenti bancari. Prezioso l’appoggio a loro offerto da elementi deviati della politica e da poteri più o meno occulti sia a livello locale che internazionale. La Cosa Nostra americana, le mafie albanese, russa, pachistana ecc. per Provenzano corrispondono alle numerose organizzazioni terroristiche con cui è in contatto Bin Laden. I collegamenti dei due criminali, la storia ce lo dimostra, sono riscontrabili anche con i servizi segreti dai quali, più volte, sono stati protetti.
All’epoca della discesa delle truppe sovietiche in Afghanistan Osama Bin Laden ha ricevuto finanziamenti dalla Cia, e quindi dal governo statunitense, per arrestare l’avanzata della Russia in quelle terre e frenare l’espansione e l’avanzamento del potere comunista. Negli anni della guerra fredda, e anche successivamente, sempre per la necessità di mantenere un “certo equilibrio” Provenzano è stato ugualmente appoggiato da grosse lobby politiche che gli hanno commissionato omicidi prima di farne un nemico, o meglio, un nemico di facciata. D’altronde così va il mondo della convenienza: il giorno prima compare, il giorno non ti conosce più nessuno e, in particolare nel caso di Bin Laden, te la devi vedere da solo contro il mondo intero!
A questo punto, se mi è concesso, avrei un suggerimento da rivolgere proprio a Osama Bin Laden, latitante da dieci anni, oggi l’uomo più ricercato del pianeta: per proteggersi da un’eventuale cattura non dovrebbe fare altro che chiedere asilo a Bernardo Provenzano, anch’egli latitante, ma da ben 40 anni, e senza mai spostarsi dalla Sicilia. Ci provano da sempre a cercarlo i magistrati in trincea, i poliziotti e i carabinieri costretti a lavorare con le cosiddette “armi spuntate” perché privati, dagli organi istituzionali, di quelle altissime tecnologie delle quali i governi e le stesse organizzazioni criminali, invece, dispongono.
E, in nome della par condicio, un simile suggerimento lo potrei dare anche agli Stati Uniti, la nazione più potente della Terra la quale, come già abbiamo detto, dà la caccia al terrorista Bin Laden da circa dieci anni, senza successo. Anche lei, a mio avviso, dovrebbe mettersi in contatto con Bernardo Provenzano e organizzare un bel complotto. Basterebbe infatti chiedere al capo di Cosa Nostra di ospitare Bin Laden con l’inganno e poi di consegnarlo agli americani. La contropartita? Altri 50 anni di sicura latitanza. A questo punto zu “Binnu” si troverebbe a dover optare, tra le due, la proposta più conveniente: quella del terrorista o quella degli americani. Morale della favola: se gli Stati Uniti vogliono trovare Bin Laden non devono far altro che rivolgersi a Cosa Nostra e se Bin Laden vuole scampare ad un arresto non deve far altro che rivolgersi a Cosa Nostra. Sarà poi la mafia a decidere chi riterrà più opportuno appoggiare.

 

Giorgio Bongiovanni

 

 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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