| NOTIZIE dal 1 al 15 OTTOBRE 2007 |
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ottobre 2007 41 BIS E’ FORMA DI TORTURA. ESTRADIZIONE VIETATA.
Palermo. Inaspettata la precisazione in aula della pubblica accusa al processo sulle “talpe” che in questi giorni sta trattando il capitolo sulle “fughe di notizie” contestate al Presidente della Regione Totò Cuffaro. I pm Michele Prestipino, Maurizio De Lucia e l’aggiunto Pignatone che stanno processando il Governatore, scelgono la fase della requisitoria per ufficializzare le motivazioni che li hanno condotti a contestare al politico il reato di favoreggiamento aggravato e non quello di concorso esterno. Secondo i pm non ci sarebbe la prova dell’accordo tra Guttadauro e Cuffaro di candidare alle regionali del 2001 Mimmo Miceli. «Se vi fosse saremmo in presenza di una responsabilità di concorso esterno in associazione mafiosa». Da qui la scelta di ascrivere a Cuffaro il solo favoreggiamento aggravato. Una valutazione che aveva portato a una spaccatura all’interno del pool originariamente costituito anche dai magistrati Nino Di Matteo e Gaetano Paci, dissidenti proprio sulla linea accusatoria adottata dai colleghi e quindi dimissionari dal processo. Una discrepanza di metodo e di opinioni che aveva portato a uno scisma anche all’interno della Dda con altri sostituti procuratori anche loro sostenitori della linea più dura. Le dichiarazioni di De Lucia, echeggiate dalle prime agenzie stampa, non sono comunque rimbalzate nel vuoto, suscitando dagli uffici giudiziari la secca risposta del procuratore aggiunto Alfredo Morvillo: «Quelle espresse in aula su Cuffaro sono valutazioni individuali dei due sostituti titolari del processo. La linea dell’ufficio è quella nota a tutti, ovvero quella consacrata nella riapertura dell’indagine del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa, richiesta pienamente accolta dal giudice per le indagini preliminari». Un’inchiesta che a quattro mesi dalla riapertura attende di essere assegnata dal procuratore capo Messineo, il quale cercando di smorzare i toni sulla vicenda ha precisato:«Niente guerra, niente spaccatura. Escludo che si possa parlare di una situazione conflittuale così grave. C'é una discussione in atto sulle strategie processuali e sulla conduzione di determinati procedimenti, sulla quale rifletteremo nelle debite sedi». Messineo che ieri era fuori sede ha poi affermato: «Conto di incontrare al più presto i due pm per procurarmi altre e più puntuali informazioni sulle caratteristiche delle valutazioni da loro espresse in udienza non ero al corrente della loro iniziativa, ne parleremo insieme appena possibile». [pagebreak] COSA NOSTRA AMERICANA E IL BUSINESS DELLE SCOMMESSE Roma. Il tennista scozzese Murray ha lanciato l’allarme "il Tennis è truccato". L’atleta 18° nel ranking mondiale ai microfoni della Bbc ha dichiarato <<E' difficile provare se qualcuno ha truccato un incontro. Basta intervenire negli ultimi due giochi di un set e fare qualche errore, bastano un paio di doppi falli, e il risultato e' fatto>>. Il crimine organizzato minaccia lo sport. Cosa nostra americana e la mafia russa hanno messo "le loro mani" sul business delle scommesse clandestine. A tal proposito il pentito Michael Franzese della famiglia Colombo di New York in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa "illustra" aspetti poco conosciuti all’opinione pubblica. Ma iniziamo con ordine. Secondo l’ex boss di Cosa Nostra americana il business delle scommesse è il più grande che c'è. <<A New York - ha affermato - , ai miei tempi, solo la mia famiglia nello sport muoveva 30 o 40 milioni di dollari alla settimana. A New York ci sono 5 famiglie. Io appartenevo alla famiglia Colombo, eravamo in 110, qualcuno si occupava degli atleti, io controllavo soprattutto i bookmakers. Non tutta la famiglia seguiva solo le scommesse, ovviamente. Anche la Mafia russa agisce così>>. Il fenomeno è destinato a crescere. Infatti attualmente per scommettere basta un computer e un accesso web. <<Il tennis – ha detto il pentito – è più compromesso perché è uno sport prevedibile ed è molto più facile da alterare. Basta una persona sola>>. Ha poi spiegato che <<una volta che un giocatore accetta di vendere una partita "rischia anche la vita". Quando ero in Cosa Nostra, negli anni 80 mi occupavo di questo. Seguivo i bookmaker e gli atleti. Una volta che ne agganciavo uno, non lo mollavo più. Il mio consiglio è semplice. Se qualcuno vi avvicina , dite no. Non rischiate niente, il tipo proverà con qualcun altro. Ma se dite di si una volta, siete nei guai. Conosco quella gente, non scherza>>. Poi ha raccontato di aver lasciato Cosa nostra perché si era accorto di essere in pericolo e si è affidato all’FBI. <<Ancora adesso – ha affermato – devo stare attento. Non camperei se tornassi a Brooklyn. Molti di quelli che conoscevo sono in prigione o hanno fatto una brutta fine. Diciamo che sto attento a non dire nulla contro chi lavorava con me. E loro lo sanno>>. Ha poi concluso affermando che le partite truccate sono più pericolose del doping <<perché tolgono credibilità allo sport e lo uccidono>>. Marco Cappella
Milano. Tramite il proprio avvocato, Luca Cianferoni, il boss Salvatore Riina, detenuto presso il carcere di Opera in regime di 41 bis, ha presentato un’istanza chiedendo la detenzione in ospedale per motivi di salute. Le sue condizioni si sarebbero aggravate nell’ultimo anno e, secondo l’avvocato, non è più compatibile con il regime carcerario. Per decidere su questo si riuniranno i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, presieduti da Marina Corti. La procura generale sarà invece rappresentata dal sostituto Gustavo Cioppa. Potenza. Tutto cominciò con l’Espresso che decise di pubblicare nel giugno 2005 un lungo memoriale di un pentito, ex boss della ‘Ndrangheta, Francesco Fonti, appartenente alla famiglia di San Luca. Furono importantissime rivelazioni su barre d’uranio scomparse, l’utilizzo di navi della ‘Ndrangheta e di Cosa Nostra per far sparire fusti di scorie radioattive in mare e nel deserto Somalo ma anche nel paese di Pisticci, presso Matera, dove sorge il centro nucleare di Enea. Fatti che si intrecciano anche con altri gialli come la morte sospetta del capitano di vascello della Marina, Natale De Grazia, che collaborava alle indagini. Da questi spunti partì l’inchiesta della Procura di Potenza sfociata il 7 ottobre scorso in dieci avvisi di garanzia che il pm della Dda, Francesco Basentini ha inviato a otto ex direttori del centro Enea della Trisaia di Rotondella e a due appartenenti alla ‘Ndrangheta. L’accusa non è da poco: produzione clandestina di plutonio, traffico di sostanze radioattive, violazione di regolamenti per la custodia di materiali e scorie nucleari. Inoltre, lo stesso Basentini ha ordinato scavi a Pisticci dove si sospetta che siano stati sotterrati fusti di scorie radioattive affidati alle cosche. Già negli anni Novanta erano state avviate le prime indagini su tali traffici. Riprendendo le dichiarazioni del memoriale di Fonti, tra i coinvolti nel giro ci sarebbero l’allora direttore dell’Enea di Rotondella, Tommaso Candelieri, nome che compare tra gli indagati ed il boss mafioso Vito Roberto Palazzolo, attualmente rifugiato in Sudafrica.
BAGARELLA DICHIARA: <<NESSUN SCAMBIO DI ANELLI>> Palermo. Il 4 ottobre scorso, mentre volgeva al termine l’udienza del processo per l’omicidio di Giuseppe Caravà dinanzi alla prima Corte d’Assise, il boss Leoluca Bagarella ha chiesto la parola per rilasciare una dichiarazione. Il boss era collegato in videoconferenza dal carcere di Parma perché imputato al processo insieme a Giovanni Brusca e Giuseppe Agrigento, anch’essi collegati con l’aula attraverso la videoconferenza. Bagarella in pratica ha smentito la notizia che fosse avvenuto uno scambio di anelli tra lui e Nitto Santapaola a suggello di un patto mafioso nelle carceri. Bagarella non ha citato Santapaola ma la fonte giornalistica sì ed ha esordito dicendo: <<Il 22 luglio 2007 sono stato trasferito da Spoleto a Parma. Il 28, 29, 30 e 31 agosto l’Ansa di Palermo e poi tutte le televisioni, di Stato e private, hanno divulgato false notizie. Hanno detto che sono stato trasferito dall’Aquila a Parma, prima bugia…>>. Il presidente della Corte Salvatore Di Vitale lo ha interrotto prontamente: <<Lei può parlare solo di fatti che riguardano il processo>>. E Bagarella: <<Lei non deve prendere nessuna iniziativa. E’ una dichiarazione che faccio io…>> e Di Vitale di rimando: <<Sono qui per prendere iniziative>>. L’avvocato Giovanni Anania è intervenuto assicurando <<adesso arriverà al processo>>. Bagarella, mostrando la mano con la fede al dito, ha proseguito: <<Io volevo smentire i giornali e le televisioni, ma i direttori delle carceri di Spoleto e Parma mi hanno censurato e non hanno fatto uscire la mia lettera… Hanno scritto che mi sono scambiato le fedi con un altro detenuto che non conosco…Hanno detto che volevo fare un patto. Ma quale patto? Io ero a Spoleto e lui a Parma; ma come doveva avvenire, questo scambio?>>. Il proclama di Bagarella ha allarmato tanti perché un boss al 41 bis non dovrebbe conoscere le notizie Ansa e chi le scrive e poi perché conterrebbe una minaccia al giornalista Lirio Abbate, già nel mirino della mafia per una serie di intimidazioni, autore di quella notizia Ansa sullo scambio degli anelli. Per l’avvocato difensore non ci sarebbe nulla di strano nelle parole del suo assistito perché, ha detto, <<Bagarella legge il giornale ogni giorno. Tutti hanno l’abbonamento, sono aggiornati e seguono la vita all’esterno>>. Per Giuseppe Lumia, vicepresidente della Commissione Antimafia, <<si tratta dell’ennesimo proclama politico che conferma la pericolosità di Bagarella…siamo di fronte all’ennesima minaccia contro Lirio Abbate e non credo che sia un caso se pochi giorni dopo l’uscita di quella notizia sia stato ritrovato un ordigno sotto l’auto del giornalista. E’ davvero ridicolo che uno dei carnefici principali di Cosa Nostra sostenga di non conoscere un altro dei boss al vertice dell’organizzazione come Nitto Santapaola. Siamo di fronte alla conferma di rapporti sotterranei nelle carceri, non ad una smentita e questo deve allarmare tutti>>. QUANDO LA VERITA’ SULL’OMICIDIO ROSTAGNO? Trapani. Dopo 19 anni rimane ancora senza colpevoli la morte del giornalista Mauro Rostagno, assassinato la sera del 26 settembre del 1988 nel vialetto della comunità per tossicodipendenti Saman da lui fondata. Tanti depistaggi, errori, menzogne si sono succeduti da quel giorno. Nei giorni scorsi la Dda di Palermo ha chiesto al gip l’archiviazione del caso. Il pentito Francesco Milazzo ha raccontato che la mafia ricevette l’ordine di compiere l’omicidio dall’esterno. Mariano Agate, capo mafia di Mazara, trovandosi in carcere ed incontrando il terrorista Renato Curcio, pare abbia detto che quel delitto sia stato “cosa loro” non “cosa nostra”. INTERCETTAZIONI TRA BERLUSCONI E CUFFARO NON DISTRUGGETELE PALERMO. Sarà il capo della procura di Palermo Francesco Messineo a rappresentare l’accusa nell’udienza in cui il gup Fabio Licata dovrà decidere se distruggere o meno le bobine relative alle conversazioni telefoniche intercettate tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il Presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro. UCCISO ANGELO SANTAPAOLA. E’ NUOVA GUERRA DI MAFIA? Catania. Dovrebbe essere di Angelo Santapaola, cugino di primo grado del capomafia Benedetto, uno dei due cadaveri trovati carbonizzati nelle campagne di Ramacca. L’altro è stato identificato come quello di Nicola Sedici ritenuto il braccio destro di Angelo Santapaola. A chiarire gli ultimi dubbi degli investigatori sarà l’esame del Dna, tuttavia a rendere quasi certa l’identità dei due corpi sono stati recuperati degli indizi determinanti. Gli inquirenti ritengono che tali indizi siano stati volutamente lasciati dai killer per permettere immediatamente l’identificazione dei corpi e dare un messaggio. La domanda è: a chi? La paura per una nuova guerra di mafia è tanta e, dopo l’arresto del padrino Bernardo Provenzano, a Palermo come in tutta la Sicilia si stanno ridisegnando gli organigrammi delle famiglie. ARRESTATO IL RE DEL PIZZO Palermo. Enrico Scalavano, 36 anni, inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi, non è più in libertà. Considerato da molti il “Re del Pizzo” della famiglia mafiosa di “Corso Calatafini”, è stato bloccato dai Carabinieri del comando provinciale di Palermo dopo un inseguimento. Ricercato dal maggio 2007, dopo che era riuscito a sfuggire all’operazione “Antartide”, deve rispondere alle accuse di associazione mafiosa, narcotraffico e riscossione di pizzo in una vasta zona della città. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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