| BIN LADEN COME RIINA E PROVENZANO? |
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Bin Laden vivo o morto? Se ne discute di nuovo dopo l'ennesimo proclama del terrorista più famoso del mondo, che la rete di Al Qaeda avrebbe diffuso alla vigilia dell'ultimo 11 settembre. Bin Laden vero o falso?, è però la domanda che suona più corretta. Bin Laden fantoccio, fantasma, ectoplasma come lo definisce Giulietto Chiesa, figura irreale creata ad arte per giustificare la terribile guerra al terrorismo in nome della quale Stati Uniti e alleati hanno già sferrato violenti attacchi in Afghanistan e in Iraq, mentre si preparano alla guerra contro l'Iran? Possibile, direi anzi verosimile. Ma dal mio modesto osservatorio sulla criminalità organizzata, frutto dell'esperienza accumulata in anni di studio del fenomeno mafioso e delle sue implicazioni a livello politico, economico e istituzionale, non escluderei un'altra ipotesi, che si potrebbe riassumere così: Bin Laden come Totò Riina e Bernardo Provenzano. Per spiegare il concetto permettetemi una piccola digressione. Cosa Nostra, l'organizzazione criminale tra le più potenti e conosciute al mondo, ma anche la 'Ndrangheta hanno alle spalle una storia lunga quasi due secoli. E si distinguono da altre forme di aggregazione delinquenziale non solo per le grandi ricchezze accumulate e quantificabili in miliardi di Euro, ma soprattutto per un fattore fondamentale: le connivenze con i poteri ad altissimo livello. Già molti anni fa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dichiaravano che Cosa Nostra godeva dell'appoggio di grandi poteri extraistituzionali o interni allo Stato stesso. Oggi, anni di indagini, di processi, di sentenze hanno dimostrato che le mafie hanno seduto e siedono al tavolo dei grandi potentati economici, che colludono con la politica, con i servizi segreti deviati, con la grande finanza e con i poteri d'oltreoceano ricevendone protezione e appoggio. E' insomma grazie a loro se Cosa Nostra, la 'Ndrangheta e le altre mafie continuano ad esistere. La vergognosa latitanza di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina sono l'esempio che vale per tutti. Il fatto che il secondo, ricercato per 23 anni da tutte le polizie del mondo, abbia vissuto gli ultimi dieci anni di latitanza in una casa al centro di Palermo la dice lunga. E di sicuro a proteggerlo non furono le forze dell'ordine che per anni gli hanno dato la caccia, ma altri, molto più in alto di loro, ai quali interessava la sua libertà. Nella lunga intervista riportata nel libro La mafia invisibile l'ex procuratore di Palermo Piero Grasso, oggi Procuratore nazionale antimafia, spiegava al giornalista Saverio Lodato che Cosa Nostra è stata spesso il braccio armato dello stesso Stato, introducendo il concetto fondamentale dell'organizzazione criminale che diventa funzionale ad un certo potere. E' accaduto nel 1943 con lo sbarco degli americani in Sicilia, è accaduto a Portella della Ginestra, è accaduto a Capaci e in Via D'Amelio. E in particolare per la strage di Via D'Amelio appare sufficientemente evidente la partecipazione di mandanti esterni, di personaggi legati ai servizi segreti deviati e in generale ai poteri forti, che avevano tanto interesse ad eliminare il giudice Paolo Borsellino nel più breve tempo possibile da partecipare sia alle fasi di progettazione che a quelle di esecuzione dell'attentato. [pagebreak] Ed è accaduto in chissà quante altre occasioni, che hanno anche coinvolto altri Paesi del mondo strettamente legati al nostro. Come nel caso, solo per citare un esempio, dell'assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy. E' qui che ritorno a Bin Laden. E' ovvio che Al Qaeda è un'organizzazione terroristica completamente differente, per cultura, natura e forza politica, da Cosa Nostra o da qualsiasi altra mafia. Ma non è da escludere l'ipotesi che grandi poteri, per esempio quello che lo stesso Giulietto Chiesa definisce Superclan, stiano in realtà usando questa rete terroristica per raggiungere i propri scopi, così come è stata e viene usata la mafia. In questo quadro Bin Laden assumerebbe il ruolo già rivestito da Totò Riina o da Bernardo Provenzano in altro contesto: quello del super-ricercato, miliardario, protetto e appoggiato da servizi segreti di vari Paesi, compreso quello dell'Arabia Saudita che non è escluso lo finanzi sottobanco. Il super-ricercato a capo di un'organizzazione terroristica che viene lasciata sopravvivere al solo patto di eseguire delle direttive imposte dall'alto, nello stesso modo in cui Provenzano accettò di piegarsi alle richieste di poteri forti trasformando Cosa Nostra in una mafia silenziosa, più attenta agli affari che alle stragi e comunque sempre pronta ad essere funzionale a questo o a quel potere nazionale o internazionale. Un piano sibillino e sottile, partorito da menti raffinatissime quindi, per giustificare le guerre di un Impero basato sulla strategia del terrore e portato avanti all'insaputa delle polizie di tutto il mondo che continuano a cercare davvero Bin Laden, ignorando l'alto livello delle sue protezioni. Almeno fino a quando il terrorista non sarà più funzionale, non sarà più utile a quel sistema di potere e potrà quindi essere scaricato. Ed è esattamente ciò che è accaduto in Italia quando, dopo una latitanza di oltre 40 anni, Bernardo Provenzano è stato finalmente catturato e, guarda caso, proprio mentre erano in corso le elezioni politiche. Guardandola da questo punto di vista non è impossibile sostenere che il terrorista Bin Laden potrebbe essere vero e potrebbe essere vivo, potrebbe essere nascosto in una caverna del Pakistan, dell'Afghanistan, dell'Arabia Saudita, come in una grande città europea o nella stessa New York. Certo è che sarebbe davvero una fortuna per i Repubblicani, e soprattutto per Jeb Bush, se la sua sospirata cattura avvenisse in pompa magna, in mondovisione, magari a un mese dalla fine del mandato del fratello George W.. |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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