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di Rino Giacalone - 17 febbraio 2009
Otto arresti e un nuovo affare della mafia trapanese che salta fuori da una indagine coordinata dalla Dda di Palermo e condotta da Polizia e Carabinieri. Riguarda gli impianti eolici e in particolare uno di quelli realizzato nel territorio di Mazara del Vallo, città dove poche ore addietro è scattato l’ultimo dei blitz antimafia, in ordine di tempo, che mostra ancora messi insieme mafiosi, politici, burocrati e imprenditori, non solo siciliani questi ultimi ma anche del nord d’Italia.
Fior di imprenditori che sanno come funziona l’andazzo, forse ancora
meglio di quelli siciliani. Cosa Nostra trapanese ha appoggiato un
progetto per un impianto eolico, organizzato una tangentopoli per
assicurarsi dentro al Comune di Mazara l'appoggio di politici e
funzionari e garantirsi che altre imprese non si facessero avanti,
infine per tenere ogni cosa sotto controllo ha preteso che fosse creata
una nuova società con sede ad Alcamo, dove ad occuparsene fossero gli
“amici degli amici”, una sorta di joint ventur in chiave mafiosa. Tutto
è cominciato nel 2003. Il parco ora è stato costruito, contrada
Aquilotta di Mazara, ma a prezzo di mazzette pagate tra i 30 mila ed i
75 mila euro e il sovvertimento al solito del mercato. Le manette sono
scattate stanotte ai polsi di un politico, il capogruppo ed ex
assessore di Forza Italia Vito Martino: lui avrebbe preso la tranche
più consistente delle tangenti e anche guadagnato “gratis” l'uso di una
Mercedes nuova fiammante intestata ad una delle società coinvolte. E’
un personaggio centrale di questa storia, Vito Martino che intercettato
dagli investigatori della Squadra Mobile viene scoperto farsi in
quattro perché l’affare eolico vada in porto. Lo fa quasi alla luce del
sole, come mediatore sopraffino si accredita agli occhi del sindaco
Giorgio Macaddino, i due non sono della stessa parte politica ma
dialogano bene, Martino aggiusta le cose, lo indirizza sul da farsi
sfruttando un paio di funzionari pubblici e anche l’addetto stampa del
Comune (quest’ultimo è citato nell’ordinanza ma non è destinatario di
nessun provvedimento); le cose gli vanno tanto bene che infine si
interessa sempre più di eolico e di impianti da realizzare in altre
zone del trapanese. Ha gli agganci giusti Martino, almeno fino quando
durano. Suo alter ego, prima di una rottura avvenuta a conclusione
dell’affare, un imprenditore di Salemi, Melchiorre Saladino che ha
messo insieme e collegato alla mafia le imprese che dovevano realizzare
il parco eolico di Aquilotta. Lui è un soggetto di quelli che farebbero
parte della cosidetta “area grigia” dove Cosa Nostra attinge complicità
e disponibilità, un soggetto pare in grado di parlare in nome e per
conto del super latitante Matteo Messina Denaro e che per conto di Cosa
Nostra voleva addirittura organizzare una “stamperia di soldi falsi”.
Saladino è di Salemi e nella sua città gode di ottimi rapporti, uno di
questi è col mafioso Paolo Rabito, un anziano, nome ricorrente nelle
indagini che riguardano Salemi e gli esattori Salvo. E’ uno “ntiso”
Rabito e Saladino con lui parla dei suoi affari, chiaramente per
“rispetto”. Tra gli arrestai l'ex responsabile dello sportello per le
attività produttive del Comune di Mazara, Baldassare Campana, e l’ex
capo dell’ufficio tecnico del Comune di Mazara l’architetto Pino
Sucameli, quest’ultimo in carcere già da tempo per mafia e appalti
pilotati. Sucameli è un uomo d’onore, ammesso alla tavola del potente
capo cosca Mariano Agate già quando Totò Riina trascorreva la latitanza
a Mazara. Affare quello dell’eolico dove dentro si trova la vecchia
mafia, quella che ha cambiato pelle, quella degli Agate per l’appunto
che con le società imprenditoriali ha avuto sempre grande affinità,
come quando decenni addietro ci fu da organizzare a Mazara una società,
la “Stella d’Oriente” che dietro export e importazioni celava gli
intrecci tra mafia corleonese e massoneria: in manette poche ore
addietro anche Giovan Battista Agate fratello del super boss Mariano e
Nino Cuttone, soprannominato l’”onorevole”, peraltro suocero del
politico arrestato. Agate è proprietario di una calcestruzzi, dentro
questa azienda un summit di mafia decise quale società doveva
realizzare il parco eolico di Aquilotta, prescelta fu la Sudwind di
altri due imprenditori arrestati, il salernitano Antonio Aquara e il
trentino Luigi Franzinelli, imprenditori dell'eolico. Soci della
Sudwind la società dalla quale è partito tutto.Attorno a loro finisce
col muoversi anche un imprenditore di Alcamo, Vito Nicastri, un altro
specialista del settore eolico, è lui alla fine a prendere in mano le
redini dell’affare eolico di contrada Aquilotto, costituendo l’”Eolica
del Vallo” una società che si costituisce avendo sempre alle spalle i
boss mafiosi che determinano spartizione di quote e cessioni di rami
d’azienda. Melchiorre Saladino è un fedele esecutore. Nicastri è solo
citato nell’ordinanza (il suo nome è anche nei pizzini di Provenzano
come soggetto da estorcere) così come citato è ancora un imprenditore
del nord d’Italia, Josef Gostner della Fri El Green Power spa, indotto
da Franzinelli a pagare una tangente a Vito Martino, 30 mila euro che
gli sarebbero serviti a pagare la campagna elettorale delle regionali
del 2006. Tutto intercettato e trascritto nell’ordinanza che ha mandato
in carcere Giovan Battista Agate, Melchiorre Saladino, Pino Sucameli,
Vito Martino e Luigi Franzinelli; arresti domiciliari per Antonio
Aquara, Baldassare Campana e Antonino Cuttore. Associazione mafiosa,
rivelazione segreto d’ufficio, corruzione, scambio di voto in generale
sono i reati contestati.
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